“Gli episodi di violenza che si stanno ripetendo con frequenza allarmante sui campi di calcio della Calabria, e in particolare nel campionato di Terza categoria, rappresentano un fenomeno intollerabile che non può e non deve essere sottovalutato. L’aggressione subita dal direttore di gara lo scorso 4 marzo, è solo l’ultimo di una serie di eventi gravissimi che stanno minando alle radici i valori dello sport e la dignità di chi vi partecipa.
Come vicepresidente nazionale CSAIn, desidero esprimere la più ferma e totale condanna per quanto accade sulle nostre aree di gioco. A nome di tutta la nostra organizzazione, tendiamo la mano all’AIA Calabria, alle associazioni di rappresentanza degli arbitri e alla Lega Nazionale Dilettanti in segno di piena vicinanza e solidarietà a una categoria che ogni settimana scende in campo con passione e senso di responsabilità, spesso affrontando rischi inaccettabili. La decisione dell’AIA di sospendere le designazioni arbitrali in Terza categoria per l’intero fine settimana del 7-8 marzo 2026 è un atto coraggioso e necessario, che CSAIn sostiene con convinzione. È un segnale forte: la misura è colma.
Non possiamo permettere che giovani arbitri, spesso ragazzi che si avvicinano al mondo del calcio con entusiasmo, vengano aggrediti fisicamente nell’esercizio del loro ruolo. Non è accettabile in nessun contesto, tantomeno in un campionato amatoriale dove, per regolamento, non esistono nemmeno retrocessioni.
La violenza nei campionati dilettantistici non è un fenomeno episodico: è strutturale, endemica, e richiede risposte sistemiche. Risposte che abbiamo tentato di articolare all’interno di un piano di intervento che coinvolge tutti i soggetti responsabili:
Protocolli di sicurezza obbligatori: ogni gara, a partire dalla Terza categoria, deve prevedere standard minimi di sicurezza, con la presenza di figure di mediazione e responsabili dell’ordine designati dalle società.
Sospensione immediata e automatica dei responsabili: chi aggredisce un arbitro deve essere sospeso d’ufficio in attesa di giudizio, con sanzioni che colpiscano non solo il singolo ma anche la società di appartenenza.
Tavolo permanente regionale antiviolenza: istituire in Calabria un organismo stabile di monitoraggio e prevenzione, con il coinvolgimento di AIA, LND, federazioni, enti di promozione sportiva, forze dell’ordine e rappresentanti delle istituzioni locali.
Segnalazione e trasparenza: adottare strumenti digitali per la raccolta e il monitoraggio degli episodi di violenza, rendendoli pubblici e accessibili per costruire una mappatura regionale del fenomeno.
Il calcio dilettantistico non è solo competizione: è formazione, identità, comunità. Le associazioni e le società sportive hanno una responsabilità educativa profonda nei confronti dei giovani calciatori. Non basta insegnare a dribblare o a tirare in porta: bisogna trasmettere il rispetto per l’avversario, per il direttore di gara, per le regole.
Siamo profondamente convinti che la prevenzione della violenza passi prima di tutto attraverso una formazione culturale solida, che inizi dai settori giovanili e coinvolga famiglie, allenatori e dirigenti. Un ragazzo che cresce in un ambiente sportivo sano impara che la sconfitta fa parte del gioco, che l’arbitro non è un nemico, che il fair play non è una formula vuota ma un habitus di vita.
Per questo chiediamo alle società sportive di assumere pienamente il loro ruolo di agenti educativi del territorio, affiancando all’attività agonistica percorsi strutturati di educazione alla legalità, al rispetto e alla cittadinanza attiva.
La violenza nei campi di calcio non è un problema solo sportivo: è un problema sociale. E come tale va affrontato. CSAIn Calabria è pronto a farsi promotore di campagne di sensibilizzazione capillari nelle scuole, nei circoli sportivi e nelle comunità locali con l’obiettivo di costruire una cultura del rispetto che preceda e prevenga qualsiasi forma di aggressività.
Combattere la violenza significa anche combattere tutte le forme di discriminazione che avvelenano il mondo del calcio amatoriale: discriminazione razziale, di genere, territoriale. Lo sport deve essere spazio di inclusione, non di esclusione. E le associazioni sportive sono le prime sentinelle di questi valori.
CSAIn Calabria continua ad essere interlocutore attivo e disponibile per tutti gli organismi, le istituzioni e le associazioni
che vogliono fare qualcosa di concreto contro la piaga della violenza nei campi di calcio. Non vogliamo limitarci alle dichiarazioni di condanna: siamo pronti a sederci a un tavolo, a costruire protocolli condivisi, a mettere a disposizione la nostra rete associativa per iniziative di prevenzione e promozione culturale.
Rivolgiamo un appello aperto a AIA Calabria, alla LND Calabria, al Comitato Regionale FIGC, alle forze dell’ordine, alle istituzioni scolastiche e agli enti locali: uniamo le forze. CSAIn c’è.
Così Amedeo Di Tillo, vicepresidente Nazionale CSAIn.
