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Elezioni, Catera (Forza Italia Giovani): “Il clangore di una maschera caduta: in morte del pensiero unico, in vita della libertà”

“Siamo giunti ai titoli di coda di questa convulsa campagna elettorale per le politiche del 25 Settembre e se c’è una cosa che agli occhi dei più non è passata inosservata, questa è sicuramente il nervosismo che si respira in casa Pd.

L’aggressività dei toni da loro utilizzati contro il centrodestra negli ultimi mesi è a dir poco inaccettabile in uno Stato democratico.

Ma per una certa sinistra mala tempora currunt; e con i più che probabili esiti del voto di domenica, ampiamente favorevoli alla coalizione di centrodestra, peiora parantur.

Ne sono il sintomo evidente l’irriverenza di Enrico Letta e l’inconsistenza dimostrata nel confronto sui temi e sui programmi con gli altri leader di partito, la saccenza e la contestuale crisi di identità di chi sente scricchiolare sotto i piedi un sistema di potere basato storicamente sull’adesione, sul contatto, sulla monopolizzazione della cultura – che poi forse, per dirla tutta, ultimamente questa compulsiva onnipresenza di ‘intellettuali’ e presunti tali con la tessera del Pd in Tv, sui giornali e nei talk show, ha finito per creare una caciara irrispettosa ed ingombrante causando, internamente alla loro base elettorale, il primordio dell’attuale sconquasso o, per come lo indica Michele Serra su La Repubblica, un ‘disastro polifonico’.

Ne è il sintomo la campagna dei tendenziosi manifesti rossi e neri rilanciati dal segretario del Pd attraverso i quali vorrebbe dividere il mondo tra i cattivi, alias presunti neofascisti identificati con la brutta destra, e i buoni, rappresentati dai democratici compagni che militano con le bandiere della sinistra. Un estremo orripilante tentativo di evitare uno storico cappotto o di modificare l’esito di una elezione che sembra quasi scontato.

E che questa iniziativa sia mossa da un certo grado di disperazione politica è proprio confermato dal contenuto di alcuni manifesti, nei quali è sempre presente il faccione di Enrico Letta con didascalie sottostanti assolutamente demenziali: in alcune si chiede di scegliere agli elettori tra il nero “parmigiano sulla pasta al tonno” e il rosso “niente parmigiano al tonno sulla pasta”, tra il nero della “pizza con l’ananas” e il rosso della “piadina con lo squacquerone”.

Dopodiché, con questo gioco delle equivalenze, il leader dem passa ad argomenti sensibili: il nero di chi difende “il lavoro sottopagato” e il rosso di chi si batte  per “il salario minimo”, il dualismo tra il nero dei “no vax” e il rosso speranza (nuova tinta creata in onore del ministro della Salute) di “scienza e vaccini”. 

Verrebbe quasi da dire che Letta ha proprio sbagliato mestiere. Oppure, semplicemente, che non ha il fisico per una battaglia elettorale di tal fatta. 

Ma di questo brutto tonfo della coalizione di centrosinistra, ancora, ne sono il sintomo le esternazioni preoccupate del segretario dem sulla tenuta democratica del paese nel caso la maggioranza dell’ipotetico futuro governo a trazione centrodestra raggiungesse le percentuali necessarie (irrealistiche queste, a dire il vero) tali da poter cambiare la Costituzione: dato per assodato che l’Italia è campionessa non solo nella produzione di regole elettorali – per usare un eufemismo – particolari, ma anche nello scriverle male, non è certo il Pd che può lamentare la torsione iper-maggioritaria del Rosatellum combinato con la riduzione del numero di parlamentari.

In primo luogo perché “Rosatellum” viene da Ettore Rosato, che al tempo del varo della legge era un deputato del Partito Democratico; poi perché l’approvazione finale avvenne anche grazie al voto favorevole in aula dei dem; e infine perché la riduzione del numero dei parlamentari, che tanto distorce questa legge elettorale e la trasformazione dei voti in seggi, è stata portata avanti dal governo Conte II di cui il Pd era uno degli azionisti. 

Insomma, prima fanno le regole del gioco, poi frignano.

Del clima drammatico in casa Partito Democratico, come se non bastasse, ne è semplicemente il sintomo l’illiberale, ormai sdoganata, idea secondo cui o ti uniformi al pensiero unico o sei considerato inumano, retrogrado. Fascista. Che ridere.

Possa servire da spunto di civile riflessione: dov’è il fascismo, compagni? 

Nella libertà di pensarla diversamente da voi o nella, tutta vostra, pratica di demonizzazione dell’avversario, più forte e trascinatore sulle idee e sui programmi?

Nel coraggio di proporre un’idea di futuro fondata sulla libertà o nella politica del contro perché voi siete gli autoproclamati buoni e gli altri i cattivi?

Nel condurre battaglie politiche a difesa di valori su cui il tricolore si fonda o nel gridare al rischio di una deriva autoritaria in caso di vittoria degli avversari?

Siamo alla follia, per le menti lucide che leggono dietro le parole. 

E siamo al tragicomico, per chi ricorda che il tenore di questi messaggi è veicolato da quella sinistra che in decenni di arroccamento sociale ha maturato l’idea che sia la compattezza di giudizio ad essere un valore da salvaguardare, mentre dissenso e opposizione sono additati come un ingombro, se non un rischio. 

E come se non bastasse, del preannunciato tonfo, ne è sintomo anche il fatto che la grossa egemonia della filiera politico-mediatica che ruota intorno al Pd (ed alle forze affini), non supportata più da posizioni politiche chiare, non stimolata da idee di futuro e programmi seri, si è ottusamente militarizzata, limitandosi ad attacchi pretestuosi e personali contro chiunque osi criticare. 

Metodi staliniani per intimidire e silenziare.

Critica e demonizzazione del circostante solo perché si discosta, il diverso che fa paura a chi dice di difenderlo; eppure loro sarebbero i progressisti e gli altri gli arretrati. 

Ve lo dico io: voi siete deriva assolutista, gli altri sono quelli che si sono stancati e vogliono vivere in un Paese che funzioni indipendentemente dalla tessera di partito, da cosa si vota e dal circuito cui si appartiene; indipendentemente da cosa si dica o si pensi.

Il Paese dove io e più dell’ 80% degli italiani vogliamo vivere è un Paese realmente libero.

Ed è per questo che sí, ne sono certo, domenica l’Italia si libererà dal Pd e dalla sua egemonia di potere, dal fascismo al contrario che hanno inventato, dall’autoritarismo alla rovescia che hanno creato, dall’estremismo dei loro leader che, dai palchi, annunciano di voler ‘far sputare sangue all’avversario a prescindere da una eventuale sua vittoria alle elezioni’ – si vergognino – e dal distopico clima di illiberalità che hanno diffuso.

L’accanimento barbaro ed antidemocratico cui abbiamo assistito negli ultimi mesi contro una precisa parte politica, comunque la si pensi, per onestà intellettuale dovrebbe lasciare senza parole. 

Evidentemente è solo la punta dell’iceberg, la presa di posizione nel momento buio che sa di tonfo, il clangore di una maschera caduta rovinosamente, fredda, spesso lontana nei fatti dai principi dell’assetto democratico-istituzionale dei quali, a parole, si professa alfiere. 

Così non va. Ma ora è troppo tardi, il 25 Settembre è arrivato e il valore della libertà non sarà ostaggio di un’agenda ideologica”.

Lo afferma in una nota Francesco Catera, consigliere nazionale Forza Italia Giovani.

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