“A volte bisogna rischiar, fare altre cose. Occorre rinunziare ad alcune garanzie perché sono anche delle condizioni” - Tiziano Terzani
HomeAgoràAgorà Reggio CalabriaLocri chiude il Festival del Podcast Scolastico: mille voci davanti al mare...

Locri chiude il Festival del Podcast Scolastico: mille voci davanti al mare che guardano al futuro

Si è chiusa con un confronto ricco e partecipato la prima edizione del Festival del Podcast
Scolastico “Questi posti davanti al mare”, ideato e organizzato dall’Associazione Culturale Via
Verdi 11 Educational, presieduta da Cinzia Scali, e dalla Fondazione Vincenzo Scannapieco,
guidata da Giovanni Scarfò, che dal 16 al 18 aprile ha trasformato Locri, nella capitale della scuola
che si racconta.
Sono stati tre giorni intensi in cui la scuola ha incontrato la narrazione, confermando la visione
alla base del festival: creare uno spazio in cui studenti, docenti ed esperti possano raccontarsi e
costruire nuove forme di espressione. Un obiettivo pienamente raggiunto, che ha visto 13 scuole
coinvolte, provenienti da 5 Regioni Italiane con oltre 1000 studenti partecipanti, 64
insegnanti, 30 appuntamenti distribuiti in 9 location e 20 ospiti tra giornalisti, artisti, formatori
e professionisti della comunicazione.
Ripercorriamo a ritroso il Festival, con l’ultimo talk, “Il mestiere del podcaster” la direttrice
artistica Francesca Rossi insieme a Elena Miglietti, giornalista e docente alla Scuola Holden,
hanno dialogato con Rossella Pivanti in una conversazione che ha riportato l’attenzione sul valore
dello storytelling come strumento di lettura della realtà, intrecciando la sua esperienza tra
formazione, impegno sociale e narrazione. Pivanti ha restituito una visione tecnica e insieme
profondamente umana del podcasting, maturata attraverso una lunga esperienza nella produzione
di contenuti audio e nella formazione di nuovi autori. Il podcast emerge come un processo
complesso, che attraversa tutte le fasi della produzione, dall’ideazione alla distribuzione, e
che richiede una regia consapevole capace di tenere insieme scrittura, suono e struttura narrativa.
Al centro del confronto, il tema della trasformazione dell’idea in prodotto. «Avere un’idea non
basta», è stato sottolineato più volte, evidenziando come il lavoro del producer consista soprattutto
nel mettere a fuoco, rielaborare e, quando necessario, ridurre. Un’operazione che non impoverisce,
ma rafforza la storia. Ampio spazio è stato dedicato al linguaggio del podcast, distinto nettamente
da quello scritto o visivo. «Un podcast è la selezione di eventi e il modo in cui li si organizza
per dare loro un significato», ha dichiarato Pivanti, chiarendo come la costruzione narrativa, pur
apparendo naturale, sia in realtà il risultato di un attento lavoro di progettazione. In questo senso,
la metafora della “lasagna” da lei proposta ha restituito efficacemente l’idea di una stratificazione
in cui voce, suono e musica concorrono a creare l’esperienza d’ascolto.
Particolarmente significativa la riflessione sul ruolo del suono. Non semplice accompagnamento,
ma elemento capace di orientare l’emozione e la percezione dell’ascoltatore, il suono diventa
parte integrante del racconto, fino a determinarne il senso. Anche il silenzio, in questa prospettiva,
acquista valore narrativo, rivelandosi uno strumento potente quanto la musica.
Il confronto si è poi allargato al rapporto tra contenuto e punto di vista. Non esistono storie del
tutto nuove, ma sguardi nuovi sulle storie, è stato uno dei passaggi più incisivi, che ha invitato
il pubblico a interrogarsi sul proprio contributo narrativo. In questo quadro, il podcast si configura
come uno spazio democratico, in cui ogni voce può trovare espressione, a patto di essere
consapevole del linguaggio che utilizza.
A chiudere il dialogo, una riflessione di più ampio respiro. Il podcast come archivio collettivo di
memoria, capace di restituire non solo i fatti ma anche le emozioni di un’epoca. Un «grande libro
audio», come l’ha definito Pivanti, costruito da una pluralità di voci, destinato a restare oltre il
tempo di chi lo produce.
La serata ha registrato un’ampia e attenta partecipazione, confermando l’interesse crescente
attorno a una forma espressiva spesso relegata alla “cultura pop” ma ormai pienamente
riconosciuta come strumento didattico e narrativo. Il Festival, nel suo complesso, ha coinvolto
oltre 1.000 studenti, affiancati da un pubblico eterogeneo che ha seguito con curiosità e
partecipazione i tre incontri organizzati nell’arco della tre giorni.
Un bilancio decisamente positivo, che trova proprio in questo ultimo appuntamento la sua
conclusione più coerente. L’entusiasmo raccolto in questi giorni ha già tracciato la direzione
futura. Francesca Rossi, insieme ai presidenti dell’Associazione Via Verdi 11, Cinzia Scali, e
della Fondazione Scannapieco, Giovanni Scarfò, ha infatti annunciato la volontà di lavorare
fin da subito a una seconda edizione, con l’obiettivo di consolidare e ampliare un progetto che
ha dimostrato di saper coniugare formazione, creatività e partecipazione.
Il racconto della tre giorni.
La prima edizione del Festival è iniziata con workshop, laboratori e incontri dedicati al mondo
della narrazione sonora. Nel corso delle tre giornate presso la sede principale del Festival, Palazzo
Nieddu – Biblioteca Comunale “G. Incorpora”, la giornalista de La Stampa di Torino Elisa Forte
ha guidato gli studenti in un viaggio attraverso l’evoluzione del giornalismo, dalle fondamenta
della professione ai linguaggi contemporanei dei media digitali. Forte ha richiamato i principi
cardine del mestiere – verifica delle fonti, responsabilità sociale, chiarezza del linguaggio –
sottolineando come il giornale cartaceo continui a rappresentare un punto di riferimento per i
lettori, pur in un contesto dominato da piattaforme online e social network. Durante gli incontri, la
giornalista ha analizzato alcune prime pagine di quotidiani nazionali e locali, soffermandosi in
particolare sulla Gazzetta del Sud, che ha dedicato un’intera pagina al Festival. L’analisi ha
permesso agli studenti di comprendere i criteri che guidano la selezione delle notizie e la
costruzione di una pagina giornalistica.
In contemporanea presso la Smart Library di Palazzo Nieddu del Rio la formatrice Francesca
Rossi, direttrice del Festival, ha condotto il laboratorio Contenuti Social Media, un percorso
pratico dedicato alle competenze del content creator contemporaneo. Gli studenti hanno
sperimentato tecniche di produzione digitale, narrazione visiva e costruzione di contenuti pensati
per i social media, raccontando il Festival attraverso il proprio sguardo. Il laboratorio ha favorito
un coinvolgimento diretto e creativo: i ragazzi si sono trasformati in veri protagonisti, producendo
contenuti originali e confrontandosi con le dinamiche della comunicazione online, oggi tra i
principali canali di informazione e partecipazione.
Le due iniziative hanno mostrato come il Festival rappresenti uno spazio di incontro tra scuola,
professioni emergenti e mondo dei media, offrendo agli studenti strumenti concreti per
comprendere e abitare la comunicazione contemporanea. Un percorso che unisce tradizione e
innovazione, stimolando curiosità, spirito critico e competenze digitali.
Cos’è un podcast? Come crearne uno da zero? E invece un audiolibro? Come si realizza? Che
cos’è una biblioteca sonora? Sono le domande a cui diversi formatori hanno risposto davanti agli
studenti degli istituti scolastici di Locri, del comprensorio e non solo, nel corso del Primo Festival
Nazionale del Podcast Scolastico ribattezzato “Questi posti davanti al mare”.
In particolare nella Sala Esposizione del Palazzo della Cultura, si è tenuto il workshop “Podcast
in classe”, un laboratorio dedicato alla narrazione in forma podcast come strumento per imparare
a raccontare e raccontarsi. Seguendo le direttive del formatore Celestino Rossi, gli studenti hanno
lavorato alla produzione del loro primo podcast, sia individuale che di gruppo. Dopo alcuni cenni
storici sulla sua nascita, etimologia – crasi tra iPod e Broadcasting, un’idea del giornalista del The
Guardian Ben Hammersley – e, infine, arrivo in Italia, i ragazzi hanno scoperto che, nel nostro
Paese, nel 2025 ben 18 milioni di persone hanno ascoltato podcast; e, inoltre, che il target
principale è composto da loro coetanei, circa il 36% della popolazione nazionale giovanile. Infine,
dopo le parole di Andrea Camilleri proiettate a video – «Iniziamo oggi ad essere cittadini digitali
competenti» –, al termine della fase di controllo di microfono e cuffie gli studenti si sono cimentati
con la creazione del proprio podcast, dedicato al tema dell’introspezione e rispondendo alle
domande: chi sono? Chi sarò? Un modo per sperimentare il potere della voce e dello storytelling
digitale, passando da semplici fruitori a protagonisti attivi della comunicazione.
Nella Smart Library di Palazzo Nieddu del Rio, gli studenti hanno partecipato a “Giochi di
voci. Il mondo degli audiolibri”, seguendo le indicazioni del formatore Nicola Procopio. Un vero
e proprio viaggio nel mondo degli audiolibri tra intonazione, ritmo, emozione e tecniche del leggìo,
per trasformare un testo scritto in un’esperienza sonora coinvolgente, che ha impegnato numerosi
ragazzi in una prova di audiolibro assolutamente nuova per loro. Uno dopo l’altro, infatti, gli
studenti si sono alternati alla lettura di un trafiletto di un testo scelto a caso davanti ad un
microfono, registrando una traccia audio in cui si sono impegnati ad utilizzare al meglio la propria
voce. Leggendo con attenzione a mo’ di racconto, l’obiettivo è stato quello di far comprendere il
contenuto del libro a chi era all’ascolto, facendolo immedesimare in ciò che accadeva nel capitolo
preso in esame.
Un altro appuntamento di successo è stato quello che si è svolto nel Salone Circolo di Riunione,
dove è stato presentato il progetto educativo innovativo ribattezzato “Biblioteca sonora – Quando
i libri prendono voce”, nato dalla collaborazione tra Associazione Via Verdi 11 – Educational
Web TV e Podcast e Fondazione Scannapieco. Curato da Cinzia Scali e Celestino Rossi, seduti
al tavolo con il presidente della Fondazione Scannapieco Giovanni Scarfò e Francesca Multari,
i piccoli alunni hanno presentato gli audiolibri e i percorsi di narrazione sonora realizzati da loro.
Un nuovo mezzo, come assicurato dai docenti, che ha permesso ai ragazzi di imparare e studiare
in modo diverso, registrando in piena autonomia utilizzando la propria voce come ponte tra
conoscenza ed emozione. Ad essere premiati con un attestato di partecipazione, infine, sei classe
fra quarte e quinte dell’istituto comprensivo De Amicis-Maresca e, inoltre, dei plessi De Amicis
e Scarfò.
Il successivo talk “Spiritualità e Benessere”, ospitato nel Salone del Circolo di Riunione di
Locri, ha registrato una partecipazione attenta e sentita, confermandosi un momento di confronto
capace di intercettare un bisogno reale del nostro tempo: ritrovare spazi di interiorità in una società
dominata dalla frenesia digitale.
L’incontro ha messo al centro la spiritualità come dimensione essenziale del benessere integrale,
non come concetto astratto, ma come pratica quotidiana che può restituire profondità, equilibrio e
senso alle relazioni, ai percorsi educativi e alla vita comunitaria. Il dialogo ha esplorato come
l’attenzione all’interiorità possa trasformare la scuola in un luogo di ascolto, consapevolezza e
crescita, capace di accompagnare gli studenti non solo nella formazione intellettuale, ma anche
nella maturazione emotiva e valoriale.
A offrire prospettive diverse e complementari sono stati Don Massimo Nesci, che ha evidenziato
la dimensione spirituale come radice di umanità e cura, Francesco Rao, sociologo e docente
universitario che ha approfondito il rapporto tra benessere psicologico e pratiche interiori; il
professore Antonio Scordino, che ha portato l’attenzione sul ruolo educativo delle istituzioni
scolastiche e sociali. La moderazione attenta e sensibile di Maria Teresa D’Agostino ha permesso
di intrecciare riflessioni, esperienze e visioni, dando vita a un confronto autentico e partecipato.
A suggellare un programma già ricco e articolato è stato il reading teatrale Amalìa, interpretato da
Imma Guarasci, capace di catturare l’attenzione di un pubblico numeroso e profondamente
coinvolto. Sul palco Guarasci ha offerto una prova attoriale di grande spessore, restituendo con
misura e intensità una narrazione complessa e stratificata. Attrice, regista e drammaturga, Guarasci
ha saputo trasformare la scena in uno spazio di ascolto perfettamente aderente allo spirito del
Festival, dando corpo e voce a una vicenda poco conosciuta della storia meridionale. Il monologo,
costruito sui testi di Maria Faragò, riporta alla luce il caso di Cecilia Faragò, contadina calabrese
accusata di stregoneria in uno degli ultimi processi celebrati nel Regno delle Due Sicilie. Una
storia che si colloca al confine tra superstizione e una razionalità nascente, in cui si intrecciano il
peso del pregiudizio e il lento affermarsi dei principi illuministi.
La scelta di chiudere la giornata con un’opera come Amalìa si è rivelata la chiusura di un cerchio
che, dopo la sperimentazione della forza della voce attraverso podcast e audiolibri, ha
accompagnato per mano il pubblico verso una forma espressiva più antica ma altrettanto potente,
il teatro, che nella voce trova la sua essenza più autentica. Un passaggio che ha dato continuità al
tema della giornata, trasformando l’ascolto in esperienza veramente catartica.
Il giorno dopo Imma Guarasci ha incontrato i ragazzi dei vari istituti scolastici nel contesto del
workshop “Il corpo e la parola”. Il teatro come spazio di scoperta, libertà e relazione è stato al
centro del workshop con Guarasci, che ha accompagnato gli studenti in un percorso espressivo
dove corpo e voce diventano strumenti di narrazione. Attraverso esercizi di improvvisazione,
consapevolezza corporea e lettura interpretativa, i partecipanti hanno esplorato nuove forme di
comunicazione, superando la timidezza e costruendo insieme un racconto corale. Un’esperienza
intensa e partecipata, che ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi alla magia della scena e alla forza
creativa del gruppo.
La seconda giornata è proseguita presso l’aula magna dell’Istituto Comprensivo De Amicis
Maresca che si è animata grazie a “Ziopol LAB”, il laboratorio musicale condotto da Paolo
Serazzi e dedicato alla scoperta della musicalità e del paesaggio sonoro. L’iniziativa ha coinvolto
numerosi alunni in un’esperienza immersiva che li ha guidati a riconoscere la musica nei suoni
quotidiani e negli strumenti che ciascuno porta sempre con sé: mani, piedi e voce. Attraverso
giochi ritmici e momenti di ascolto condiviso, i bambini hanno dato vita a un’aula vibrante di
energia, intonando insieme il celebre ritmo di “We will rock you”.
Il laboratorio ha poi offerto uno spazio di introspezione: sulle note di “Over the rainbow”, gli
studenti hanno chiuso gli occhi e intrapreso un piccolo viaggio immaginativo, trasformando le
emozioni in disegni realizzati con matite e colori.
Come ha ricordato Serazzi, la musica non ha bisogno di spiegazioni: si vive, si sente, si condivide.
E la sua band, pensata “per tutti i bambini dai 2 ai 102 anni”, lo dimostra con un linguaggio
universale che supera ogni età e parla direttamente allo spirito.
Il programma è proseguito nel pomeriggio con un evento molto atteso.
“Zio Pol in Concerto – Dalle canzoni della Melevisione… e oltre!”. Il Palazzo delle Cultura si
è riempito di bambini, insegnanti e famiglie per il concerto di Zio Pol, che ha portato sul palco un
viaggio musicale capace di unire generazioni. Dalle celebri canzoni della Melevisione ai brani più
recenti del suo percorso artistico, il concerto ha trasformato lo spazio in un mondo di storie, ritmo
e movimento. I piccoli spettatori hanno cantato, ballato e partecipato con entusiasmo, vivendo
un’esperienza che ha confermato la forza educativa e aggregativa della musica.
Un pomeriggio di festa e immaginazione che ha lasciato nei bambini la gioia di scoprire che, dietro
ogni melodia, si nasconde sempre un po’ di magia.
Dopo l’entusiasmo vissuto nella Corte di Palazzo di Città, la magia della musica e della narrazione
si è trasferita in un altro luogo simbolico della città.
Nel suggestivo scenario del Parco Archeologico di Locri Epizefiri si è tenuto il talk “Scuola,
nuovi dialoghi educativi”, un momento di confronto dedicato al futuro dell’istruzione e alle
trasformazioni in atto nel mondo scolastico. Il dibattito ha posto al centro l’idea di innovazione
non solo come digitalizzazione, ma come rivoluzione delle relazioni, degli spazi e dei processi
educativi. Docenti, studenti ed esperti hanno dialogato sulle nuove metodologie didattiche, sul
ruolo del docente come facilitatore e sulla necessità di una scuola che sappia diventare laboratorio
di futuro. Al centro della riflessione, la costruzione di un ambiente formativo capace di unire
competenze tecniche e crescita civica, valorizzando il potenziale di ogni studente e rafforzando la
comunità educante. Sono intervenuti Elisabetta Bianco, Elisa Forte, Carla Maria Pelaggi e
Celestino Rossi.
Sullo stesso palco dove, poche ore prima, si era esibito Ziopol e la sua band è salita Elena
Miglietti, che ha tenuto il suo speech “Barbie, Brand & Being Yourself”. Nella cornice del Palazzo
della Cultura i presenti hanno scoperto la storia della bambola più famosa al mondo, e come essa
rappresenti molto più di un semplice giocattolo per bambine, raccontando invece molto sul potere
del racconto e sulla longevità di un marchio. Dalla Barbie astronauta, dopo lo sbarco sulla Luna,
all’ispirazione a Grace Kelly e al suo stile, fino ad arrivare ai tempi moderni: la storia del nostro
pianeta analizzata attraverso tutte le fasi attraversata da Barbie, lanciata ufficialmente nel 1959
sotto lo spot «Come me, anche tu puoi avere tutto quello che vuoi», trasformatasi poi in un marchio
per la famiglia che ha cavalcato decenni di mutamenti sociali. Una bambola che, attraverso la sua
evoluzione, ha dato la possibilità a milioni di ragazze di comprendere che se lei poteva interpretare
qualsiasi personaggio, loro potevano esserlo davvero. Un prodotto diventato specchio del costume
e simbolo di autonomia, mantenendo intatta la propria forza identitaria per oltre sessant’anni: una
storia di comunicazione perfettamente inserita nel mosaico di narrazioni creato dal Festival
Nazionale del Podcast Scolastico “Questi posti davanti al mare”.
La terza giornata oltre ad ospitare i workshop di Celestino Rossi, Elisa Forte e Francesca Rossi,
si è contraddistinta con un evento che ha attirato l’attenzione dei partecipanti. Nella Smart Library
di Palazzo Nieddu del Rio, il formatore Luca Tropea, giovane imprenditore locale che ha deciso
di investire nel suo territorio fondando la startup Versadia SRL, ha spiegato ai ragazzi quelle che
saranno le professioni del futuro. Dopo alcuni brevi cenni teorici, gli studenti hanno scannerizzato
un QR Code che ha permesso loro di creare la propria identità digitale, attraverso la quale hanno
potuto riscattare la partecipazione al workshop, che rimarrà adesso impresso nella loro storia
digitale. Poi, dopo aver affrontato il tema dell’Intelligenza Artificiale, i presenti hanno potuto
sperimentare la realtà immersa del visore, concludendo il loro viaggio nel cuore delle tecnologie
deep-tech, scoprendo come innovazioni quali la blockchain, l’evoluzione dal Web2 al Web3 e,
infine, il funzionamento degli autonomous agents stiano già riscrivendo le regole del lavoro e della
nostra società.
Si è svolto nel pomeriggio, a La Capannina, sul Lungomare Zaleuco di Locri, il talk “L’anima
dell’indie e il caso Baby Hurricane”. Protagonista dell’incontro è stata Rossella Pivanti, tra le
figure più autorevoli del panorama italiano del podcasting, capace di coniugare esperienza
professionale, attività formativa e divulgazione. Branded Podcast Producer, formatrice e
professionista dell’audio, Pivanti ha costruito negli anni un percorso solido, segnato da oltre
settanta serie realizzate per grandi brand internazionali e da un’intensa attività didattica che la vede
collaborare con università e realtà formative di primo piano. Un profilo che affonda le radici nella
radio, dove ha maturato migliaia di ore di trasmissione, per poi approdare al mondo dei podcast,
di cui è oggi una delle principali interpreti e promotrici in Italia.
Nel corso del talk, Pivanti ha guidato gli studenti in una riflessione sul significato
dell’indipendenza nel settore creativo, intrecciando la propria esperienza personale con le
dinamiche contemporanee dell’industria culturale. Il racconto ha preso avvio dalla sua storia,
segnata da un percorso non lineare e da una costante tensione tra il cosiddetto “lavoro vero” e la
vocazione per la radio, per poi approdare alla scelta di costruire uno spazio autonomo nel mondo
del podcasting. «La creatività oggi è un lavoro, ma diventa tale solo se la trattiamo come un
lavoro», ha sottolineato, insistendo sulla necessità di riconoscere dignità e sostenibilità economica
alle professioni creative. Un passaggio che ha trovato particolare attenzione tra i giovani presenti,
chiamati a confrontarsi con un mercato in continua evoluzione.
Attraverso l’esempio del progetto “Baby Hurricane”, Pivanti ha illustrato il percorso che
trasforma un’idea in un prodotto culturale, soffermandosi sulle opportunità offerte
dall’indipendenza. «Essere indipendenti significa avere la libertà di sperimentare, di scegliere
le storie e di dare voce anche a chi non ha visibilità», ha spiegato, mettendo in evidenza come
proprio questa libertà rappresenti il valore distintivo rispetto alle grandi produzioni.
Il cuore dell’intervento si è concentrato sul potere delle storie. «Le storie ci salvano davvero,
perché ci permettono di riconoscerci negli altri e di costruire connessioni», ha affermato,
invitando gli studenti a non limitarsi ad avere idee, ma a svilupparle con metodo, competenza e
consapevolezza del pubblico di riferimento. Un invito all’audacia e alla responsabilità, in un
contesto in cui la narrazione diventa strumento di identità e cambiamento.
L’incontro si è concluso con un dialogo diretto con i partecipanti, con un confronto finale che ha
coinvolto i ragazzi di Radio Ivo del Liceo Classico “Ivo Oliveti” e di Radio Aut del Liceo
Scientifico “Zaleuco” di Locri, suggellando un momento di scambio concreto tra esperienza
professionale e nuove generazioni.
La medesima location “davanti al mare” ha ospitato il talk “Radici e Visioni”, con protagonisti
l’assessore regionale Giovanni Calabrese, Ettore Lacopo, Serena Franco, Francesco Rizzo e,
infine, il presidente della Fondazione Scannapieco Giovanni Scarfò, che ha moderato l’incontro.
Rispetto ai quattro pilastri sui quali si è basato il festival – scuola, innovazione digitale, racconto
e identità territoriale –, il panel si è concentrato proprio su quest’ultimo e, più in particolare, sul
desiderio di far crescere il territorio, mantenendo le radici ma investendo in digitale. Per farlo,
secondo gli interventi dal tavolo, risulta fondamentale la narrazione, con la risorsa del mare – che
ha dato il nome al festival – che non deve essere solo portatore di cultura, ma anche generarla,
coinvolgendo tutti gli attori locali per cambiare il destino di un territorio ricco di storia e arte,
pubblicizzando le bellezze del territorio. Sapersi raccontare, dunque, ma anche fare rete,
esplorando le strategie per valorizzare le identità locali attraverso l’innovazione e la cooperazione
sociale.
La conclusione del Festival con il talk “Il mestiere del podcaster” ha rappresentato la naturale
sintesi di una tre giorni in cui Locri si è affermata come un luogo vivo, capace di accogliere e
mettere in relazione esperienze diverse. La presenza di studenti provenienti da tutta Italia ha
dimostrato concretamente come la Calabria possa essere non solo scenario, ma protagonista di un
nuovo modo di vivere la scuola e la formazione. In questo senso, il festival ha acceso un riflettore
importante sul tema del turismo scolastico, mostrando come iniziative culturali e formative
possano trasformarsi in occasioni di viaggio consapevole e crescita collettiva.
La partecipazione di centinaia di giovani provenienti da diverse regioni ha evidenziato il potenziale
di questi territori come destinazioni educative, capaci di offrire esperienze autentiche che uniscono
apprendimento, cultura e scoperta. Non solo lezioni e laboratori, ma incontri con il territorio, con
la sua storia, i suoi paesaggi e le sue comunità: un modello virtuoso in cui la scuola esce dalle aule
e si intreccia con i luoghi, generando valore culturale ed economico.
La Locride e la Calabria si propongono così come spazi di sperimentazione e accoglienza, dove
il turismo scolastico diventa occasione per costruire nuove narrazioni e rafforzare il legame tra
giovani e territori.
«In un’epoca di rumore costante, abbiamo voluto insegnare ai ragazzi l’arte del podcast non solo
per imparare a raccontare, ma per imparare a raccontarsi. Vedere Locri riempirsi di voci, energie
e storie provenienti da tutta Italia è la conferma che questa sfida è stata raccolta. Questo festival
mette al centro i giovani, ma anche chi ha la responsabilità della formazione e la cittadinanza
tutta che ha partecipato con interesse alle proposte di storytelling che hanno animato le serate.
La canzone “Questi posti davanti al mare” di Fossati, da cui abbiamo preso le parole per questa
prima edizione, dice “E noi non ci sappiamo raccontare” mentre qui, in questi posti davanti allo
Ionio ci siamo raccontati», ha dichiarato Francesca Rossi, direttrice artistica del Festival.
“Questi posti davanti al mare” si chiude dunque come un’esperienza riuscita e condivisa, capace
di lasciare un segno concreto e aprire la strada alle prossime edizioni. Un punto di partenza per
continuare a costruire una comunità educante che sappia ascoltare, raccontare e raccontarsi.

Articoli Correlati