“A volte bisogna rischiar, fare altre cose. Occorre rinunziare ad alcune garanzie perché sono anche delle condizioni” - Tiziano Terzani
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Reggio: il Premio Bertrand Russell ai Saperi Contaminati della Fondazione Mediterranea

L’attribuzione delle Menzioni Particolari del Premio Bertrand Russell ai Saperi Contaminati, la cui cerimonia si è svolta con la partecipazione del prof. Giuseppe Barbaro, direttore del Dipartimento Diceam, e del prof. Claudio De Capua, direttore del Dipartimento Diies, è stata l’occasione per ripercorrere in flash il percorso che ha portato l’Associazione Mediterranea Rhegion, insieme al Comune e alla Provincia reggina unitamente al Circolo di Società e al Consorzio del Bergamotto, a costituire il 4 aprile del 2026 la Fondazione Mediterranea.

In altri termini, prima del conferimento del riconoscimento a Gennaro Cortese, Giuseppe Nicolò e Angelo Vazzana, pur non dilungandosi a elencare tutte le attività svolte nei 20 anni di attività della Fondazione Mediterranea, il Presidente dr. Vincenzo Vitale è stato sufficientemente esaustivo nel ricordare, con un po’ di ineludibile malinconia, i tre anni che hanno preceduto la costituzione della Fondazione, caratterizzati da entusiasmi e delusioni, da forte impegno e tensione civile, ma anche da piacevole socialità, e soprattutto da un milieu culturale sulla cui falsariga e nel cui alveo tutto il successivo impegno si è dipanato e concretizzato.

In altri termini, nel periodo tra il 2003 e il 2006, quello della redazione dello statuto e della sua approvazione dalla Giunta comunale e provinciale, ineludibile premessa alla partecipazione di questi Enti alla Fondazione come soci costituenti, venne scansato il pericolo che la Fondazione Mediterranea divenisse una sorta di Azione Parallela (cfr. Robert Musil, L’uomo senza qualità): un sodalizio in perfetta sintonia con lo “spirito del tempo”, lo Zeitgeist di Friedrich Nietzsche, non in grado di progettare il nuovo né di scostarsi da percorsi stantii e ingessati, ovvero senza autonomia critica oltre che appiattito ai desiderata del potere politico.

Questo triennio venne caratterizzato da una proficua collaborazione con il Circolo di Società, allora retto da Saverio Genoese Zerbi, oltre che ispirato al magistero di vita e professionale del prof. Franco Maria Montevecchi, docente al Politecnico di Milano, grande uomo di cultura e mecenate, insuperato esempio di contaminazione dei saperi. Risale anche a quel periodo il vincolo di collaborazione, che continua esserci, con l’Università Mediterranea, il cui Rettore Alessandro Bianchi è stato tra i promotori della costituzione della Fondazione.

Oltre alle regole scritte, ovvero lo Statuto, si definirono i cosiddetti agrapta nomina, ovvero quelle regole non scritte che hanno fin ora identificato la struttura associativa, facendo sì che questa non assomigli né a una consorteria più o meno occulta, né a un club service, né a un’associazione culturale o ricreativa, né a una congrega laica o religiosa, né a una formazione politica.

È così che la Fondazione Mediterranea è stata ispirata e lo è tutt’ora da un mix di pragmatismo e idealismo, di signorilità e coerenza, di autonomia e fermezza, in un’ottica di azione politica nel senso più alto del termine, ovvero di ricerca del bene comune e del maggiore interesse della comunità.

Su cosa si basa questa affermazione che potrebbe a prima vista sembrare supponente e autoreferenziale? Sul fatto che prese di posizione e interventi sono stati lungimiranti e anticipatori di trend e problematiche: tutte le tematiche affrontate, e le problematiche a esse connesse, sono state oggetto di riflessione ben prima che l’attenzione pubblica si focalizzasse su di esse (solo qualche esempio: 2003 il sistema portuale dell’Area dello Stretto; 2004 la città metropolitana dello Stretto; 2007 la metropolitana del mare; ecc.)

La Fondazione Mediterranea è stata sempre libera e autonoma e, come tutte le voci fuori dal coro, un tantino isolata oltre che osservata con sospetto e cautela da quella coorte di adulatori e servi piaggianti al soldo della politica che amano definirsi intellettuali. Da questa linea la Fondazione non si sposterà, continuando a essere una voce coerente e indipendente al servizio della collettività.

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