L’Auditorium Santa Famiglia pieno, attenzione costante e una partecipazione concreta. L’evento finale di “Gener-Azione #Pari – Canzoni, Diritti e Costituzione” ha restituito il senso di un percorso costruito nel tempo. Al centro, i ragazzi. Ragazzi che, come nel verso della canzone della cantautrice La Niña, brano al centro del progetto – “Sò figlia d’à tempesta e nun me ponn’ ncatenà, faciteme passà, faciteme passà” – hanno mostrato pensieri che chiedono spazio, idee che non si lasciano bloccare, parole che cercano ascolto.
Quelle parole, ascoltate nelle aule dell’I.I.S. Einaudi-Alvaro di Palmi, sono state analizzate e rielaborate. Da lì è nato il confronto. Il progetto, promosso dal Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palmi, si è concluso il 15 aprile 2026 con l’incontro “Figlia d’a tempesta: voci e suoni contro la discriminazione di genere”.
Il percorso, avviato a dicembre 2025, ha previsto sei incontri rivolti agli studenti del biennio, con il supporto di alcuni alunni del triennio. Coinvolti tutti gli indirizzi: Istituto Tecnico Agrario, Istituto Tecnico Economico, IPIA – Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera e Manutenzione e Assistenza Tecnica – e i Licei delle Scienze Umane, Linguistico ed Economico-Sociale. In ogni incontro il brano della cantautrice La Niña ha introdotto il lavoro, offrendo un linguaggio vicino agli studenti.
A guidare il percorso l’avvocata Clara Tripodi, presidente del CPO, insieme al dottor Roberto Di Palma, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, alla dottoressa Anna Curcuruto, esperta in reati telematici, e alla dottoressa Maria Grazia Carnevale, psicologa dell’ASP di Reggio Calabria. Presenti anche i componenti del CPO: Flavia Maisano, Mariairene Negrini, Antonio Biondo, Lea Sprizzi, Renato Vigna, Giuseppe Saletta, Mariano Parisi e Vladimir Solano.
Ad aprire la giornata conclusiva, condotta dalle avvocate Flavia Maisano e Mariairene Negrini, è stata la performance dell’Associazione culturale Proagòn: Andrea Militano e Sabrina Esposito hanno portato in scena una rappresentazione intensa della violenza, culminata in un gesto simbolico capace di attraversare il silenzio della sala. Subito dopo, l’esecuzione dal vivo di “Figlia d’a tempesta” a cura della band Nära Vän – Giorgia Bragano alla voce, Rocco Cannizzaro alla fisarmonica e tastiera, Lorenzo Caristi alle percussioni e Sasà Filippone al basso – ha restituito tutta la forza del brano.
A spiegare il senso del lavoro l’avvocata Clara Tripodi:
“Generazione Pari è più di un progetto, è sicuramente un desiderio, è la volontà di realizzare, attraverso un linguaggio semplice, diretto e affascinante per le nuove generazioni, un accompagnamento che li aiuti a scegliere il loro futuro. Negli incontri frontali abbiamo raggiunto, credo davvero, l’intima presenza dei ragazzi e delle ragazze e avendo poi da loro il riscontro meraviglioso di una rielaborazione importante di quei concetti che noi abbiamo tentato di condividere con loro”.
La dirigente scolastica dell’IIS Einaudi-Alvaro Mariarosaria Russo ha aggiunto:
“Un progetto nazionale che educa gli studenti alla parità di genere e che nasce da un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Ordine Nazionale Forense. Gli studenti hanno trasformato le idee in fatti concreti, lavorando sui valori della Costituzione attraverso momenti di confronto”.
Il procuratore Roberto Di Palma ha sottolineato il valore della collaborazione:
“Fare rete tra le istituzioni è fondamentale, soprattutto quando si lavora per i ragazzi. Dobbiamo considerarli cittadini a tutti gli effetti e avere un’attenzione particolare nei loro confronti”.
Nel corso della mattinata sono intervenuti anche il consigliere regionale Domenico Giannetta, che ha ribadito il ruolo attivo delle istituzioni, l’europarlamentare Giuseppina Princi, collegata da remoto, che ha auspicato la replicabilità del progetto su scala più ampia, e l’avvocato Angelo Rossi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palmi, che ha ricordato come la battaglia delle pari opportunità riguardi tutti. Il presidente del Consiglio Comunale Francesco Cardone ha richiamato la necessità di un impegno costante e di un dialogo continuo con i giovani.
Il momento centrale è stato dedicato ai lavori degli studenti, vero punto di arrivo del progetto e insieme prova più chiara di quanto il percorso abbia inciso.
All’Istituto Tecnico Agrario, con la professoressa Luciana Saffioti, è stato presentato un erbario filosofico che ha colpito per finezza e coerenza. I ragazzi hanno scelto di raccontare la parità e il rispetto partendo dalla natura, cioè dal linguaggio che conoscono meglio e che appartiene al loro indirizzo di studi. Le piante non sono state descritte in modo tecnico, ma lette come simboli. La calendula è diventata immagine della cura, della possibilità di rimarginare, di proteggere. La borragine ha evocato la forza interiore e la capacità di resistere. La ginestra è stata associata alla dignità di chi continua a vivere e a fiorire anche in condizioni difficili. La vite, con il suo modo di crescere legandosi e sviluppandosi, ha rappresentato il rapporto tra le persone, il bisogno di sostegno reciproco, l’idea che si possa stare accanto senza sopraffare. Da questo lavoro è emersa una visione precisa della parità: non livellamento, ma equilibrio; non cancellazione delle differenze, ma loro riconoscimento dentro una relazione giusta. L’erbario ha avuto il merito di rendere concreto un concetto spesso astratto, mostrando come rispetto e convivenza possano essere letti persino nei ritmi della natura.
All’IPIA – Manutenzione e Assistenza Tecnica, con la professoressa Maria Dinaro, gli studenti hanno scelto un linguaggio diverso, legato alla precisione, alla costruzione, alla materia. Hanno realizzato una bilancia collocata in una teca, frutto di un lavoro di progettazione e di esecuzione manuale che ha dato una forma visibile all’idea di giustizia. Non si trattava di un semplice oggetto simbolico: la bilancia era il risultato di un processo tecnico che richiedeva misura, proporzione, esattezza. Ed è proprio in questo che il lavoro ha trovato forza: nel mostrare che l’equilibrio tra diritti, dignità e opportunità non può essere lasciato al caso. La teca, poi, aggiungeva un significato ulteriore, quasi a indicare che il rispetto è qualcosa da custodire con attenzione, ma anche da esporre, da mostrare, da difendere pubblicamente. In quel manufatto i ragazzi hanno trasformato un sapere pratico in un messaggio civile netto.
Nell’IPIA – Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera, con la professoressa Michela Papalia, il tema è stato tradotto in un linguaggio immediato e quotidiano, quello del cibo e della composizione. Gli studenti hanno presentato una torta Pan di Spagna decorata in rosa e azzurro con la scritta “Rispetto e unicità”. La scelta dei colori, nella loro lettura, non serviva a confermare divisioni rigide, ma a mostrarne il superamento dentro uno stesso spazio. L’accostamento era pensato per dire che differenza non significa distanza, e che identità diverse possono convivere senza gerarchie. Accanto alla torta hanno ideato il cocktail “Alchemy of Gender”, costruito come incontro tra elementi diversi che, mescolandosi, danno origine a un risultato equilibrato. Anche qui il significato era chiaro: l’unione non cancella le caratteristiche di partenza, ma le mette in relazione. Il loro elaborato ha avuto una forza particolare perché ha usato strumenti semplici, comprensibili a tutti, trasformandoli in veicoli di contenuto. E il fatto che, al termine dell’evento, siano stati proprio loro a offrire torta e cocktail ai presenti ha dato al lavoro una dimensione ulteriore: il messaggio si è fatto gesto, condivisione, apertura verso l’altro.
Al Liceo, con il professor Fabio Palumbo, il lavoro ha preso la forma della narrazione e del confronto diretto. I ragazzi hanno realizzato cartelloni e video-podcast costruiti attraverso interviste, riflessioni, domande aperte. Il loro contributo si è mosso sul terreno dell’educazione affettiva e delle relazioni, cercando di capire come nascano certi comportamenti, come si riconoscano i segnali di una relazione squilibrata, quanto il linguaggio incida nel formare o deformare il rispetto. I cartelloni hanno sintetizzato idee e parole chiave emerse durante il percorso; i video-podcast, invece, hanno restituito le voci degli studenti, i loro dubbi, il bisogno di confrontarsi senza filtri. È stato un lavoro importante perché ha reso visibile il passaggio dalla riflessione individuale alla parola condivisa. In questo caso il progetto ha mostrato con chiarezza che i ragazzi, quando trovano lo spazio giusto, sanno affrontare temi difficili con serietà e consapevolezza. Sono emerse fragilità, ma anche lucidità. Ed è proprio lì che i ragazzi appaiono figli d’à tempesta: nel coraggio di dire, di esporsi, di non lasciare i pensieri chiusi dentro.
All’Istituto Tecnico Economico, con la professoressa Sabrina Esposito, è stato presentato un calendario sociale costruito come strumento di comunicazione e sensibilizzazione. Dodici mesi, ciascuno legato a un messaggio, a un’immagine, a una parola chiave sviluppata a partire dal testo della canzone. Il calendario è stato pensato per restare, per accompagnare il tempo quotidiano, per trasformare la riflessione in presenza costante. Non un semplice elaborato grafico, dunque, ma un prodotto capace di tenere insieme comunicazione e contenuto. In ogni pagina si coglieva il tentativo di fermare l’attenzione su un aspetto preciso del tema: il rispetto, il riconoscimento, la libertà, il rifiuto della violenza, il valore della parola. Il lavoro ha mostrato come gli studenti abbiano saputo tradurre un percorso complesso in uno strumento chiaro, leggibile, destinato a parlare anche oltre i confini dell’evento finale.
Dopo le presentazioni, il dottor Di Palma ha evidenziato la qualità dei lavori. Le dottoresse Carnevale e Curcuruto hanno sottolineato la capacità degli studenti di esprimersi in modo diretto.
La giornata si è chiusa con la consegna degli attestati, mentre i ragazzi dell’enogastronomico offrivano la torta e il cocktail che rappresentavano i loro prodotti finali.
Resta, al termine dell’evento, un dato chiaro: i ragazzi hanno preso parola.
Figli d’à tempesta, con pensieri che non possono essere incatenati.
