Riceviamo e pubblichiamo:
“In queste settimane di programmi, rendering di grandi opere e dibattiti accesi sul futuro di Reggio Calabria, c’è un silenzio assordante che avvolge le strade della nostra città, dalle colline di Arghillà, passando per quelle di Mosorrofa per finire a quelle di Mortara. È il silenzio delle istituzioni su un tema che, per troppo tempo, è stato considerato “marginale”, ma che incide quotidianamente sulla vita dei reggini: il randagismo.
Perché la titolarità del problema spetta all’Amministrazione Comunale? Ai sensi del DCA 32/2015 della Regione Calabria, il Sindaco assume la proprietà legale dei cani catturati e, secondo la Cassazione (15112/17), risponde civilmente dei danni causati dall’inerzia nell’accalappiamento. In altre parole, Il Sindaco è la massima autorità sanitaria sul territorio ed è il proprietario legale di tutti i cani randagi rinvenuti nel comune.
A Reggio Calabria, soprattutto nelle periferie, il randagismo non è solo un tema di benessere animale, ma una vera piaga sociale che denuncia l’assenza di controllo del territorio. Branchi non monitorati nelle aree periferiche creano disagio e timore. Gestire il fenomeno non è un optional, ma un dovere per garantire una città sicura e igienicamente protetta. Il modo in cui una comunità tratta gli ultimi, inclusi gli animali, è lo specchio della sua evoluzione.
Nonostante l’impegno costante delle associazioni di volontari e dei singoli cittadini — che spesso si sostituiscono allo Stato a proprie spese — la macchina pubblica appare ferma. Chi oggi si ritrova ad affrontare, per amor proprio, la questione, si trova dentro un corto circuito istituzionale: l’ASP non sterilizza a sufficienza, mancano sale operatorie, personale e possibilità di intervento, quindi i cani tornano in strada fertili; il Comune non ha posti, Se il Comune non ha un canile rifugio capiente o non paga le rette ai canili convenzionati, l’ASP non può accalappiare nuovi cani perché non sa dove metterli dopo le cure; manca l’ufficio dedicato, senza un ufficio in Comune che coordini ASP e Associazioni, le due realtà non si parleranno mai.
Parlo da cittadino che negli anni ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, facendosi carico personalmente del recupero e dell’adozione di molti animali abbandonati. Ma l’impegno dei singoli non può e non deve essere l’alibi per l’inerzia delle istituzioni. Come cittadino impegnato nel soccorso animale, pongo all’attenzione dei candidati queste proposte nella speranza che possano farle proprie:
1. Ripresa di Strutture e Rifugi Sanitari
Reggio Calabria vive un deserto infrastrutturale. I pochi canili sono al collasso e manca un moderno Rifugio Sanitario Comunale che funga da centro di prima accoglienza e cure. Si richiede perciò l’impegno concreto per la ristrutturazione e la creazione di strutture adeguate che non siano semplici “depositi”, ma centri di transito verso l’adozione.
2. Prevenzione e Sterilizzazioni Massive
L’unica soluzione al problema è la prevenzione. È necessario un protocollo d’intesa permanente e operativo tra Comune e ASP per campagne di sterilizzazione gratuite, programmate e a tappeto, partendo dalle zone rurali e periferiche dove le nascite incontrollate alimentano costantemente la popolazione di strada.
3. Gestione Economica e Ufficio Diritti Animali
Il randagismo gestito male è un costo enorme per le casse comunali. Ogni cane “dimenticato” in canile costa migliaia di euro l’anno. L’istituzione di un Ufficio Diritti Animali efficiente, che coordini il lavoro con le associazioni di volontariato e promuova incentivi reali per le adozioni consapevoli, trasformando un costo passivo in una gestione virtuosa, non può più aspettare.
La maturità di una città non si misura ma solo dalle grandi opere o dalle grandi manovre, ma anche dalla gestione degli ultimi, i randagi”.
Demetrio Giordano, un cittadino attivo nel soccorso animale
