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A Reggio Elisabetta Villaggio racconta la storia del padre Paolo, attraverso il libro dedicato al celebre e indimenticabile personaggio di Fantozzi

«(…)Quando in sala è diventato buio, lui è rimasto in piedi in fondo dietro alle ultime file. Appena sono scoppiate le prime risate, ha cominciato a rilassarsi. Man mano che le risate continuavano si è tranquillizzato e siamo usciti. Saliti in auto, siamo stati in altri due cinema, due grosse sale, all’epoca non c’erano i multisala, perché il papà voleva controllare la reazione del pubblico. Il Barberini era un cinema da vip mentre lui voleva vedere come lo avrebbero accolto nelle sale più popolari». Era il pubblico che Paolo Villaggio teneva a raggiungere e quella prima di Fantozzi al cinema Barberini (e non solo) di Roma, in quella “mite serata di primavera”, ha rappresentato la pietra miliare di una storia anche familiare.

La figlia Elisabetta Villaggio sceglie di aprire proprio con questo racconto, il libro “Fantozzi dietro le quinte. Oltre la maschera la vita (vera) di Paolo Villaggio” (Baldini+Castoldi), presentato all’accademia A Gourmet di Reggio Calabria, in occasione dell’incontro promosso dalla fondazione Giuseppe Marino, seguito dalla cena fantozziana proposta dallo chef Filippo Cogliandro.

È un racconto inedito di Paolo Villaggio, l’indimenticato attore, scrittore, comico e sceneggiatore genovese, quello racchiuso nel memoir privato, con la prefazione di Laura Delli Colli, attraverso il quale la figlia Elisabetta Villaggio, scrittrice, regista e autrice per la tv, ha voluto «lasciare al pubblico, che ancora oggi ricorda il padre con il sorriso, qualcosa di inedito».

L’incontro introdotto dal presidente della fondazione Giuseppe Marino Antonio Marino e moderato da Anna Foti, giornalista de IlReggino e LaCNews24, ha ripercorso la genesi e la storia del ragioniere Ugo Fantozzi, personaggio che ha fatto ridere e riflettere, delle donne che lo hanno circondato e dei vari personaggi dentro e fuori dal set e delle amicizie che hanno scandito la vita di Paolo Villaggio nel percorso legato a questo personaggio.

«Nato tra le pagine di un libro, anzi due, entrambi editi da Rizzoli: Fantozzi del 1971 e Il secondo tragico libro di Fantozzi del 1974. Il primo, scritto interamente a mano su fogli e fogliettini di ogni tipo, non era che la raccolta dei racconti pubblicati sul settimanale L’Europeo», questa la genesi del ragioniere Fantozzi, ricostruita nel libro di Elisabetta Villaggio.

«Il ragioniere Ugo Fantozzi è certamente uno specchio di grande umanità in cui tutti ci riconosciamo, come se in quel personaggio che Paolo Villaggio ha creato con la sua scrittura e la sua interpretazione, che nel tempo è certamente andato incontro alle sue trasformazioni, ci fossero tante parti di noi», ha sottolineato Domenico Laboccetta del circolo del cinema Cesare Zavattini di Reggio Calabria che ha conversato con Elisabetta Villaggio.

Attore, scrittore, comico e sceneggiatore, ma per Elisabetta Villaggio anche padre. «Con lui ho avuto un rapporto faticoso fatto anche di scontri. Era un padre ingombrante perché molto famoso. Dunque ero sempre la figlia di e mai Elisabetta. Da piccola questo mi dava fastidio, oggi ne sono molto orgogliosa. Essere sua figlia ha anche significato crescere impegnandomi sempre a dare il massimo per essere al meglio anche sul lavoro».

L’incontro è stato arricchito dalle letture dell’attore Mario Berretta e dall’intervento musicale di Marco Pinto e Peppe Zuccalà, voce e chitarra dei Faber Quartet. Eseguiti Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers e Il fannullone, proprio i due brani che, entrambi genovesi e amici fin da bambini, Paolo Villaggio e Fabrizio De Andrè, dallo stesso Villaggio ribattezzato Faber, composero insieme.

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