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La Fenice Amaranto ed il mister Bruno Trocini: questione di attributi, ma non solo

“Squadra senza attributi”. E’ uno dei titoli che abbiamo visto attribuiti a Nino Ballarino, dg de La Fenice Amaranto, dopo l’ultima delle innumerevoli prestazioni negative contro compagini dell’entroterra siciliano, calabrese o campano in Serie D. Ossia la sconfitta esterna di domenica scorsa, contro i messinesi del Sant’Agata. Forse sarebbero serviti gli attributi anche per esonerare l’allenatore Bruno Trocini, ma tale provvedimento non è arrivato. E non è chiaro se sia stato solo rimandato. A -28 dalla capolista Trapani a dieci gare dal termine, c’è il seppur pleonastico obiettivo playoff da raggiungere.

Per quel poco che abbiamo visto – in televisione – della gestione Trocini, il pensiero va a due dei tanti ragazzi cresciuti nella Reggina. Al di là di quelli lanciati nel professionismo dalla Reggina Calcio, ormai grandicelli. Marcel Perri, classe 2005, è il classico numero 10. Un trequartista che nelle giovanili veniva utilizzato, specie nelle formazioni guidate dal tecnico Domenico Zito, alle spalle del centravanti nel 4-2-3-1. Sempre pronto a venire incontro ai mediani, farsi dare palla per poi indirizzare la giocata in verticale o sugli esterni.

Il Perri utilizzato dal mister Trocini, per qualche tempo abbiamo pensato fosse un altro. Talvolta centravanti, spesso e (mal)volentieri sulla fascia. Nonostante sia stato snaturato come ruolo, il 18enne ha comunque realizzato 6 reti. Nasce centrocampista, ma ha segnato quanto tutti i presunti attaccanti messi insieme. Nonostante ciò, di recente, Trocini ha dichiarato di sentirsi “infastidito” da Perri, considerato pigro in fase difensiva.

Se il miglior realizzatore della squadra “infastidisce” il tecnico, non osiamo immaginare quelli che segnano col contagocce. Sta di fatto che se in qualche angolo d’Italia poteva esistere una società, anche di Serie C, con l’intenzione di presentare un’offerta a luglio per il giovane Perri, dopo queste dichiarazioni il prezzo non sarà sicuramente salito.

Che dire invece di Alessandro Provazza? Due anni fa, all’età di 18 anni, aveva realizzato nove reti – alcune anche di ottima fattura – in Serie D, nel Lamezia Terme dell’innominabile Bosman. Di tutti i giocatori cresciuti al Sant’Agata dopo il fallimento della Reggina Calcio, è l’unico ad aver segnato come professionista, l’anno scorso con la Vis Pesaro.

Se Provazza non è riuscito a fare la differenza, nonostante la sua regginità lo abbia indotto a firmare subito ed a cifre molto contenute il contratto con la nuova società lo scorso settembre, la maggior parte delle colpe è da ricondurre alla gestione tecnica. Mai messo nel suo ruolo da ala sinistra, tranne che nella gara contro il Lamezia Terme poi vanificata dal ritiro dei gialloblu. Il ragazzo andava potenziato fisicamente, per sfruttarne la rapidità nell’uno contro uno. Invece è stato relegato a destra, senza mai effettuare un lavoro atletico specifico. Prima di essere ulteriormente mortificato con la mancata convocazione dello scorso weekend.

Per quale motivo, dunque, non è stato – ancora – esonerato il mister Trocini? Si potrebbe pensare all’aspetto economico, dato che andrebbe ingaggiato un sostituto. Però il ds Maurizio Pellegrino ha il patentino e nasce proprio come allenatore, avendo guidato il Catania anche in Serie B.

Giova notare come l’esterno offensivo Ardit Lika, ingaggiato a gennaio e subito utilizzato come titolare, avrebbe declinato la proposta di prolungamento contrattuale. Coincidenza vuole che da lì in poi, sia finito in panchina. E allora mister Trocini potrebbe avere caratteristiche alle quali questa dirigenza preferirebbe non rinunciare.

Lo abbiamo già scritto in altre occasioni. Il Comune di Reggio Calabria ha regolarmente assegnato il titolo sportivo a questi signori, lo scorso settembre. Ciò è stato possibile perché un’altra società, per la seconda volta in otto anni, non è riuscita ad iscriversi al campionato professionistico di competenza per motivi economici. Il Comune deve dunque verificare se esistono problematiche economiche legate alla puntualità degli emolumenti ai calciatori. In Serie D non ci sono le scadenze federali, ma per iscriversi alla stagione successiva non devono sussistere pendenze reclamate dai tesserati. Sarebbe il colmo, oltre che un record.

Infine, basta con le pinocchiate sul capitolo marchio. Fin quando vi mettete a dire che avete appena saputo di aver vinto un bando, un’ora dopo l’annuncio di Brunetti e con conferenza organizzata a Reggio; o sciorinate improbabili curriculum con ruoli importanti nell’Empoli; o affermate che solo la Pro Vercelli poteva prestarvi i giovani, potete anche risultare spassosi. Ma l’eredità della Reggina è un argomento troppo serio, e tanta gente ha già capito da un pezzo l’estrema necessità di una società all’altezza per proseguirne la storia. Ogni tentativo di tirare giacche allo scopo di potersi mettere l’aggettivo “reggina” all’interno di una più articolata denominazione, oltre che sgradevole e sgradito, stavolta risulterà inutile.

p.f.

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