“Il pensiero porta l’uomo dalla schiavitù alla libertà” - Henry Wadsworth Longfellow
HomeCalabriaL'indagine LAV effettuata in 16 regioni italiane, tra cui la Calabria, presenta...

L’indagine LAV effettuata in 16 regioni italiane, tra cui la Calabria, presenta nuovi dati sul rapporto tra preadolescenti e animali: quasi il 42% ha assistito a maltrattamenti

Preadolescenti e maltrattamento di animali: questo è il tema della ricerca “Non si torturano le farfalle” che ha coinvolto 1300 studenti delle scuole medie, tra gli 11 e i 14 anni. L’indagine è stata svolta nell’anno scolastico 2024/25 nelle scuole secondarie di primo grado, in 26 città italiane delle seguenti 16 regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Sardegna, Sicilia e Veneto.

La ricerca realizzata da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia LAV è composta da varie domande con l’obiettivo di comprendere il rapporto che i giovani creano con gli animali fin da piccoli. Solo il 6% dei partecipanti ha dichiarato di avere paura degli animali; quindi, il maltrattamento non è una diretta conseguenza della paura, ma quest’ultima incide sulla genesi degli atti violenti.

Entrando nel merito dei maltrattamenti quasi il 42% del campione sottoposto al questionario ha risposto di aver assistito personalmente al maltrattamento di un animale in modalità e forme diverse: il 24,03% ha dichiarato di aver visto “atti non cruenti” a danno di animali, come sberle e percosse “educative”, strattoni ai cani, distruzione di nidi senza uccelli; il 16,69% ha assistito ad “atti potenzialmente cruenti”, come il lancio di pietre contro animali a sangue caldo, abbandoni, detenzioni in condizioni di cattività estrema, cani a catena corta o animali ammassati in gabbie; il 12,11% ha assistito ad “atti cruenti”, ovvero uccisione di rane, rospi, lucertole (a volte con taglio della coda), sevizie ai pesciolini rossi; infine, il 14,12% ha visto “atti particolarmente cruenti”, come l’uccisione o la tortura di un vertebrato a sangue caldo, l’uccisione a scopo alimentare e altri atti di maltrattamento violento.

Tra i commenti rilasciati dai partecipanti si possono leggere reazioni, sentimenti e osservazioni che ognuno di loro attraversa rapportandosi con gli animali: “Ho visto uccidere il maiale per la carne, ho visto picchiare cani e uccidere galline e poi scannare la pecora” (ragazzo di undici anni); mentre un tredicenne afferma: “Giù al mio rione ci stanno ragazzi che fanno combattere i pit bull con altri cani“. E ancora “E niente, ho schiacciato qualcosina, rane, insetti, lucertole ecc. non so spiegare, mi piace la sensazione che fa” (ragazza di tredici anni) e “Ho dato un calcio ad un cane scocciante e fastidioso e ho fatto bene e tutti dovrebbero farlo, un bel calcio in faccia a un canaccio” conclude un tredicenne.

Quasi il 30% delle violenze assistite sono state commesse da familiari – commenta Ciro Troiano – L’ambito familiare, quindi, per questi ragazzi ha rappresentato la cornice dei maltrattamenti di animali visti e questo può influire negativamente sul loro sviluppo e generare l’abitudine alla violenza come qualcosa di normale”.

Il 69,38% del campione dichiara di non aver mai maltrattato un animale, mentre l’8,07% ha dichiarato di aver maltrattato volontariamente un animale, di cui il 12,15% maschi e il 4% femmine e l’11,39% ha ammesso di farlo spesso. Un dato interessante è che il 68,57% di coloro cha hanno ammesso di maltrattare animali ha anche assistito a maltrattamenti di animali da parte di altre persone.

Le forme di maltrattamento agite sono varie e a danno di diverse specie: uccidere insetti, tagliare la coda alle lucertole, picchiare cani e gatti, ma anche catturare uccelli e varie violenze organizzate e sistematiche – prosegue Troiano – Il maltrattamento degli animali da parte dei bambini è un fenomeno complesso, che nasce dall’intreccio di fattori personali, cognitivi ed emotivi, oltre che da meccanismi di apprendimento sociale, come l’imitazione“.

Il principale motivo che dà origine ad atti di maltrattamento nei riguardi degli animali da parte di bambini e preadolescenti che emerge dall’indagine è il divertimento (39,04%), al secondo posto troviamo l’imitazione (15,23%), “Per vedere come soffre l’animale” è la risposta del 17,72%, poi risulta esserci la noia (8,57%) ed infine l’emulazione di quanto appreso su internet e social (7,61%).

Un aspetto interessante della ricerca è la risposta emotiva collegata al maltrattamento. Cosa si prova infatti dopo aver maltrattato un animale? Il 29,52% ha risposto di essersi sentito in colpa e il 19,04% di essere triste. A seguire il 17,14% ha dichiarato di essersi divertito e il 15,23% di aver provato una “sensazione piacevole”. Il 10,47% a volte prova dispiacere ma non sempre, mentre il 4,76% ha risposto che prova serenità in merito a queste azioni e infine il 3,80% non prova rimorso.

I risultati dello studio evidenziano un rapporto complesso e articolato tra i preadolescenti e il mondo animale. Particolarmente rilevante è il ruolo del maltrattamento di animali assistito, soprattutto quando gli atti di violenza sono perpetrati da familiari – conclude Troiano – Uno degli approcci raccomandati per prevenire l’abuso e la crudeltà sugli animali nei bambini è l’educazione. Insegnare ai bambini a essere più sensibili, compassionevoli e, soprattutto, rispettosi verso gli esseri viventi può contribuire a ridurre ogni tipo di violenza. I risultati sottolineano l’importanza di promuovere interventi educativi e preventivi mirati, volti a rafforzare l’empatia, il rispetto per gli animali e la consapevolezza delle conseguenze della violenza.

Articoli Correlati