Il prossimo 19 dicembre sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile sarà disponibile una conversazione, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” sul tema “1924-2024: nel centenario della nascita di Alberto Lupo”, che per la valenza dell”incontro e l’alto significato del tema trattato, ha ricevuto il Patrocinio della Città Metropolitana di Genova. Nel corso della conversazione si registrano una serie di interventi, sia del mondo istituzionale che culturale, che ricorderanno il grande attore, doppiatore e conduttore televisivo italiano.Alberto Lupo, pseudonimo di Alberto Zoboli, è stato un attore, doppiatore e conduttore televisivo italiano. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra, dopo i saluti istituzionali, le presenze della ricercatrice toscana Elena Pierotti e del Vice presidente del sodalizio culturale reggino Antonino Megali.Originario di Genova (ricordiamo quest’anno anche il suo centenario dalla nascita, che cade il 19 dicembre), Alberto Lupo si chiama all’anagrafe Alberto Zoboli. Cambia presto cognome perché la sua famiglia non condivide la sua precoce passione per il teatro e preferisce per lui la Facoltà di Giurisprudenza. Ma per Alberto il richiamo del palcoscenico è molto più forte di quello degli studi universitari. Se spostiamo la polvere dorata della sua futura celebrità, scopriamo un ragazzo pieno di sogni che negli anni difficilissimi del secondo dopoguerra si mette contro la volontà dei genitori pur di inseguire e realizzare la sua fortissima vocazione artistica.Iniziò la sua carriera teatrale nel 1946 quando si iscrisse al Centro sperimentale “Luigi Pirandello” di Genova, dove rimase fino al 1952. In seguito lavorò con grandi nomi del teatro italiano, come Giorgio Strehler e Gino Cervi (Cyrano di Bergerac, diretto da Rouleau nel 1953-54). Ma fu grazie alla televisione che ottenne un enorme successo, soprattutto tra il pubblico femminile, per la voce profonda e seducente e lo sguardo virile.Negli anni ’50 e ’60 fu infatti il “romantico “interprete di decine di romanzi sceneggiati, tra i quali ricordiamo “Capitan Fracassa” (1958), “Padri e figli” (1958), “Una tragedia americana” (1962), “I Giacobini” (1962) e “Resurrezione” (1965). Indimenticabile il ruolo del dottor Manson che l’attore rivestì nel celeberrimo sceneggiato “La cittadella” (1964). Si propose anche nelle vesti di garbato presentatore in spettacoli leggeri, come Teatro 10 (1971), dove interpretò con Mina la famosissima sigla “Parole, parole, parole”. Nel 1977 mentre cercava di scrollarsi di dosso l’etichetta di attore da sceneggiato, “bello, ma imbalsamato”, con lo spettacolo teatrale “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, venne colpito da trombosi cerebrale e visse in stato di coma per un lungo periodo. Al risveglio dovette affrontare una drammatica riabilitazione. Dopo esser riuscito a recuperare la voce, tornò a recitare, in una piccola parte, negli sceneggiati “L’eredità della priora” (1980) e “L’amante dell’Orsa Maggiore” (1983). Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte della gradita ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da giovedì 19 dicembre.
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Reggio Calabria: iniziativa su Alberto Lupo nel centenario della nascita
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