“Venite pure avanti, voi, con il naso corto, signore imbellettate, io più non vi sopporto infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio, perché con questa spada vi uccido quando voglio...” (Francesco Guccini, Cirano -
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Prima o poi

di Matteo Valenti Piovasco – Esistono città che vengono abbandonate per una guerra, altre per un terremoto, altre ancora perché qualcuno a un certo punto costruisce un centro commerciale trenta chilometri più in là, o perché lì la benzina costa meno tipo in Slovenia. Milano fu evacuata per una ragione molto più seria: erano tutti stanchi (e pure perché in Slovenia la benza costa meno).
Gli esperti tentarono di dare un nome al fenomeno e lo chiamarono EUC “Esaurimento Urbano Collettivo”, soprattutto perché sembrava più elegante di “Basta, io me ne torno a casa”.
Gli storici oggi fanno coincidere l’inizio dell’evacuazione con una telefonata avvenuta alle 12:43 di un giovedì di luglio.
La temperatura superò i quaranta gradi.
L’asfalto iniziò a cuocere lentamente che pareva essere il tetto dell’inferno.
I tram continuarono a circolare disturbando indisturbati con i loro tam sbatam trattatattatamtram.
Le persone invece iniziarono a guardarsi negli occhi. Una guardò l’altra, l’altra ne guardò una terza. La terza telefonò alla madre.
«Mamma…»
«Sì?»
«Cala la pasta.»
«Finalmente.»
Fu questa la telefonata che diede inizio a tutto, nel giro di due ore e tre quarti si diffuse una voce. Nessuno seppe mai chi l’avesse pronunciata per primo, nessuno se lo domandò neppure.
La frase era semplice: “Ma scusate… perché siamo ancora qui?”
Seguì un silenzio siderale nonostante la canicola.
Poi qualcuno osservò:
“In effetti.”
Le statistiche del sole24ore (e certo che fa caldo) successive dimostrarono che una percentuale sorprendentemente alta degli abitanti di Milano possedeva almeno uno dei seguenti requisiti:
un nonno calabrese, una nonna pugliese, uno zio campano, due cugini siciliani, una madre lucana, un padre abruzzese, oppure qualcuno che, durante ogni pranzo di Natale, ripeteva:
“Prima o poi ce ne torniamo giù.”
Quel “prima o poi”, rimasto in sospeso per decenni, decise improvvisamente di presentarsi Gli studiosi concordano nel ritenere che l’espressione “prima o poi” fosse rimasta in uno stato di quiescenza per almeno quarant’anni. Nessuno aveva mai stabilito quando dovesse arrivare quel “poi”, e così la frase aveva continuato a essere tramandata di generazione in generazione senza produrre alcun effetto pratico.
Finché il “poi”, probabilmente stanco di aspettare, si presentò di persona imperante all’appuntamento mettendo pure i piedi sul tavolo.
Nessuno gli chiese chi fosse, entrò, si sistemò a capotavola e disse:
«Allora?»
Sulle autostrade i navigatori smisero di suggerire il percorso più veloce e iniziarono a dare il percorso giusto: torniamo giù.
I treni partirono così pieni che perfino il controllore, dopo aver visto il numero dei passeggeri, decise di scendere a “Paola, stazione di Paola, si ricorda di non attraversare i binari”
L’aeroporto continuò a chiamare gli imbarchi: Palermo, Reggio Calabria, Bari,Napoli, Catania, Lamezia, Brindisi.
Ogni destinazione provocava applausi spontanei come quando atterra RyanAir.
Così Milano si svuotò con una velocità che nessun urbanista assunto alla Regione Lombardia aveva mai considerato possibile.
Rimasero i tram, i semafori, le biciclette condivise e i monopattini.
Sant’Ambrogio osservava Piazza Duomo ormai rimasta deserta
Era silenziosa e finalmente il santo protettore riuscì a sentire il rumore dei propri pensieri.
La Madonnina lo guardava dall’alto delle guglie.
«Sono andati via tutti?»
«Direi di sì oh mia bela Madunina»
«Anche i milanesi?»
Sant’Ambrogio rifletté.
«Sai che non ne sono completamente sicuro? vedo un’ombra avvicinarsi da via Giuseppe Mazzini… sembra stia arrivando qualcuno»
In quel momento apparve Franco Battiato.
Passeggiava danzando come nel video di “cerco un centro di gravità permanente” altro che Santa Teresa d’Avila e balletti sufi.
Guardò la piazza vuota e sorrise.
«Curioso sono andati via tutti.»
Camminò ancora qualche passo, si fermò, aggrottò la fronte.
«Un momento…»
Rimase immobile qualche secondo.
«Ma io sono siciliano, me ne torno a casa.»
Si voltò, salutò la Madonnina con un cenno gentile.
«È stato molto bello.»
E prese il primo treno verso Sud.
Dopo la sua partenza Milano rimase completamente sola a parte Sant’Ambrogio e la Madonnina.
I tram continuarono a rispettare gli orari, le scale mobili continuarono a rompersi, le metropolitane arrivavano con due minuti di ritardo anche senza passeggeri evidentemente certe tradizioni non dipendono dagli esseri umani.
Molti anni dopo un satellite fotografò la città: Perfettamente ordinata, perfettamente pulita.
Perfettamente deserta.
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