“Chi non conosce la verità è soltanto uno sciocco; ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un malfattore” - Bertolt Brecht
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Lettera aperta a Francesco Cannizzaro, oltre la scena

di Alfredo Muscatello – Inutile contrastare l’euforia dei vincitori.
È un riflesso antico della politica e dell’uomo, chi conquista spazio sente immediatamente il bisogno di trasformarlo in eternità. Si alzano i toni, si moltiplicano le dichiarazioni, si confonde il consenso momentaneo con il giudizio della Storia. Questo oggi accade ancor prima delle elezioni tanto è chiaro il dato, fisiologico avvicendamento politico, voglia di cambiamento e forte personalità hanno in qualche modo già annunciato il futuro prossimo.
Ma l’entusiasmo, da solo, non costruisce nulla.
Senza fatti, senza visione, senza la capacità concreta di incidere sulla vita reale delle persone, resta soltanto un rumore acceso. Un fuoco fatuo, luminoso abbastanza da attirare gli sguardi, troppo debole per lasciare calore.
La politica contemporanea vive spesso di questo equivoco, scambia la percezione per il risultato e l’annuncio per il cambiamento. Si assiste a una continua celebrazione del presente, dove ogni vittoria viene raccontata come definitiva. Ma la realtà ha un carattere ostinato, arriva sempre dopo gli slogan e presenta il conto.
Oltre l’inquadratura di rito
Caro Francesco Cannizzaro,
ti scrivo da cittadino di questa città che ti accingi a guidare, ma anche con l’occhio di chi, per mestiere, è abituato a osservare, da fotografo so che esiste una differenza profonda tra la posa e il momento reale.
La posa è quella delle conferenze stampa, dei post celebrativi, delle fotografie sorridenti che scorrono sui social mentre le disuguaglianze si sedimentano in silenzio.
Il momento reale è quello delle nostre strade, dei giovani che continuano a partire, dei servizi fragili, di una Reggio che attende di essere non solo raccontata, ma vissuta dignitosamente.
Il mio augurio di buon lavoro è concreto e privo di ogni servilismo istituzionale. Non ho bisogno di salire su alcun carro, abito qui, e come ogni reggino sarò governato dalla tua amministrazione. Proprio per questo, il mio è un richiamo alla responsabilità, il consenso è una possibilità, non una consacrazione, una porta aperta, non il traguardo.
Governare davvero significherà sopportare il peso del tempo, spietato con chi vive soltanto di entusiasmo e alla lunga separerà ciò che era sostanza da ciò che era soltanto scena.
C’è un punto politico e civile fondamentale, un’amministrazione, per essere realmente cosciente della propria sfida, deve avere il coraggio di essere l’amministrazione di tutti, non solo dei propri elettori. Si è sindaco di una città non dei propri sostenitori.
La vittoria elettorale è un’operazione aritmetica, il governo di una città complessa come Reggio Calabria è un’operazione di civiltà.
Sarebbe disonesto, però, raccontare Reggio come una città immobile o priva di possibilità.
Pur con tutti i suoi ritardi, le sue contraddizioni e una fragilità amministrativa che spesso ne ha limitato il respiro, oggi la città si trova su un trampolino importante. Ci sono energie culturali, una posizione geografica strategica, una nuova attenzione nazionale e perfino una ritrovata fiducia collettiva che potrebbero trasformarsi in un’occasione storica.
Proprio per questo il compito della politica diventa più serio, governare una città disperata è difficile ma governarne una che potrebbe finalmente crescere lo è ancora di più.
Significa non sprecare il momento, trasformare il consenso in visione e la visione in struttura.
Ed è forse qui che si misurerà davvero la distanza tra la scena e la realtà. Quel momento in cui si perde l’espressione da posa e ci si svela con le proprie fragilità ma anche con le proprie speranze di fare il meglio, con l’aiuto della Madonna si intende.
Un po come Avedon nei suoi portrait mi piacerebbe riuscire a scorgere quel momento preciso e guardare davvero chi è Francesco.
Il mio obiettivo su Reggio
Come fotografo, continuerò a guardare.
Non per pregiudizio, ma per dovere di testimonianza., l’obiettivo non mente, registra l’impatto positivo delle scelte coraggiose tanto quanto “l’ombra lunga” dell’inerzia o della propaganda. Un fuoco può illuminare una notte oppure soltanto consumare ossigeno. La differenza, quasi sempre, la fanno i fatti, la fa la storia.
Ti auguro di alimentare un fuoco che scaldi questa città, e non che si limiti a far brillare, per qualche stagione, i volti di chi ha vinto.
Sempre più convinto che Reggio Calabria non ha bisogno di essere raccontata meglio ma di essere costruita.
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