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Conflitto alle porte dell’Europa: in Ucraina è guerra

ucraina guerradi Alessia Tripodo – L’Ucraina si è svegliata sotto i bombardamenti: alle 6 del mattino (orario russo) Putin ha annunciato l’attacco in diretta Tv. Ciò che più si temeva in questi giorni si è concretizzato e sembrerebbero esserci già decine di vittime. Le esplosioni sono avvenute ad Odessa, Kharvik, Mariupol, Leopoli e nella capitale Kiev. Le forze russe, da quanto si apprende, sono entrate nel paese da più punti di frontiera, forse passando dalla Bielorussia e dalla Crimea, con dei blindati contrassegnanti dal marchio ‘Z’.

L’escalation si è concretizzata in pochissimi giorni: da lunedì 21 febbraio – giorno in cui Putin ha riconosciuto il Donbass, già zona calda dal 2014 – fino alla dichiarazione di questa mattina, quando il Presidente russo ha espresso di “dover proteggere il Donbass”. Ma non solo, Vladimir Putin tuona forte anche verso i paesi dell’UE: “La Russia non farà lo stesso errore due volte nel compiacere l’Occidente […] Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire – in Ucraina – sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima. Siamo preparati a tutto. Spero di essere ascoltato”. È naturale pensare che la retorica di Putin possa far riferimento a una minaccia nucleare.

La risposta dell’Ucraina è stata immediata; il Presidente Volodymyr Zelensy ha da subito lanciato un appello alla nazione richiamando tutti gli “abili” alla guerra, invitando la comunità a donare del sangue e proclamando lo Stato Marziale. “Vi hanno detto che siamo nazisti – sostiene Zelensy – ma come fa un popolo a essere nazista quando ha perso oltre 8 milioni di vite nella vittoria contro il nazismo? Come posso essere io accusato di essere un nazista? Chiedetelo a mio nonno che ha combattuto tutta la Seconda guerra mondiale nella fanteria dell’Armata Rossa ed è morto con i gradi di colonnello dell’Ucraina indipendente. Vi hanno detto che odiamo la cultura russa. Ma come si può odiare una cultura? I vicini si arricchiscono sempre a vicenda culturalmente, tuttavia questo non li rende un tutt’uno, non ci si dissolve in un altro”.

“Non attaccheremo, ma ci difenderemo. Attaccando, vedrete i nostri volti, non le nostre spalle, ma i nostri volti. La guerra toglierà di mezzo le garanzie di tutti. Nessuno avrà più garanzie di sicurezza”.

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Ed effettivamente, se già di per sé la guerra sia un concentrato di violenza da condannare, questa particolare crisi potrebbe riportare l’Europa a un livello di tensione pari al 1939. La Nato, infatti, dichiara il segretario generale Jens Stoltenberg, non ha intenzione, al momento, di portare le truppe all’interno dell’Ucraina; tuttavia, “i confini Orientali dell’Europa sono stati rafforzati, abbiamo fortificato le forze armate”.

Per Stoltenberg non ci sono dubbi, l’attacco della Russia è stato pianificato e, secondo quanto dichiarato nella conferenza Nato, i gruppi di intelligence dell’organizzazione internazionale avevano già previsto l’attuale esito.

In ogni caso, l’Europa cerca di dispiegare le sue forze, imponendo alla Russia delle sanzioni molto dure. Si blocca la possibilità da parte di Mosca di mettere mano a prestiti europei e di entrare nel mercato europeo, tramite l’esportazione di alcuni beni o l’importazione di alta tecnologia. Tuttavia, si ragiona sulla possibilità di rincarare le sanzioni toccando un elemento vitale per l’economia russa: il commercio di idrocarburi. Elemento che, sicuramente, avrebbe dure ritorsioni anche per noi. Con la già crisi del carburante che ha portato in Italia, ma non solo, all’aumento del costo di trasporti, energia ma anche beni alimentari, la crisi in Ucraina mette seriamente a rischio la stabilità precaria dei paesi europei già provati dalla pandemia.

Dalla Calabria, nel frattempo, soffiano venti di pace. Sindacati e associazioni hanno chiamato a raccolta la sensibilità dei cittadini chiedendo di partecipare alla manifestazione pacifista fissata per sabato 26 febbraio a Catanzaro e a Cosenza. “L’umanità al potere” è lo slogan che accompagnerà i civili “a manifestare la propria contrarietà alla guerra partecipando numerosi alla mobilitazione”, si legge in una nota degli organizzatori.

Si fanno sentire anche i centri dell’entroterra Reggino, come Cinquefrondi che sprona la comunità ad esporre la bandiera della pace o un simbolo contrario alla guerra: “Facciamo sventolare i colori della pace – si legge in una nota – per gridare insieme il nostro no a questa guerra insensata e disumana”.

Il pensiero, però, non può che andare alle centinaia di sfollati che stanno allontanandosi dalle loro case, confluendo in strade piene di scoppi, fumo, confusione e morte. Per chi non è riuscito a sopravvivere e non ci riuscirà, e per tutti gli altri che attenderanno alle porte dell’Europa il senso dell’accoglienza e delle manifestazioni pacifiste oggi dichiarate.

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