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Feste Mariane e concerti: forse stiamo discutendo della cosa sbagliata

“La polemica sui concerti delle Feste Mariane rischia di ridursi alla contrapposizione tra chi sostiene che si sia speso troppo e chi difende gli eventi come un investimento per la città.

Credo che la questione vada posta diversamente.
Non siamo né contro Pegna né a favore di Pegna. Non siamo contro i concerti e non intendiamo giudicare gli artisti.

Vogliamo capire come vengono spesi i soldi pubblici e, soprattutto, che cosa producono per la città.
Per farlo bisogna partire dagli atti.

Il progetto RC7.5.1.2 – Distretto Culturale e Turistico della Città di Reggio Calabria, finanziato dal PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, programma finanziato con fondi europei, ha una dotazione di 4.400.444,64 euro ed è identificato dal CUP H39I24000630007. Il progetto comprende tre sub-interventi dedicati alla rigenerazione urbana, alla valorizzazione del patrimonio culturale e al cosiddetto “Progresso Cultura”.
Per le Feste Mariane 2026 il quadro economico dell’intervento ammonta a 472.761,98 euro: 402.499,98 euro a valere sul PN Metro Plus, cioè su risorse europee, e 70.262 euro a valere sul POC, il Piano Operativo Complementare, finanziato con risorse nazionali. Una parte significativa riguarda gli eventi musicali.
Questi eventi stanno contribuendo alla costruzione del Distretto culturale e turistico oppure stiamo semplicemente finanziando alcuni concerti?
Un concerto può certamente essere uno strumento di promozione culturale e turistica. Gli stessi atti comunali mostrano che già nel 2024 il progetto del Distretto veniva utilizzato per iniziative di animazione territoriale, musica, intrattenimento e attività natalizie, con l’obiettivo dichiarato di valorizzare l’identità culturale e incentivare il turismo.

Ma l’evento dovrebbe essere lo strumento. Il patrimonio, la cultura e lo sviluppo del territorio dovrebbero essere il fine.
Dopo il concerto, cosa rimane?

Più visitatori nei luoghi della cultura? Più pernottamenti? Più lavoro per le imprese culturali? Nuovi prodotti turistici? Nuove competenze? Nuove imprese creative?
Sono questi i risultati che dovremmo poter misurare.
La vicenda Pegna
Ruggero Pegna ha dichiarato di aver presentato il proprio progetto nell’ambito di un avviso comunale scaduto il 16 luglio e di non aver poi avuto seguito dall’amministrazione. Questa è la sua ricostruzione, che va distinta dagli atti amministrativi.
Successivamente il Comune ha pubblicato, il 18 agosto 2026, un nuovo avviso esplorativo per raccogliere manifestazioni di interesse relative agli eventi delle Feste Mariane, con scadenza alle ore 10 del 21 agosto. L’avviso specificava che si trattava di un’indagine di mercato finalizzata a una successiva ed eventuale procedura di affidamento.
Sono quindi due passaggi procedurali diversi. Non sarebbe corretto affermare semplicemente che Pegna avrebbe dovuto partecipare al secondo avviso.

Ma proprio questa sequenza merita una spiegazione: perché il primo avviso è stato superato? Perché si è reso necessario un nuovo avviso? E perché un’indagine di mercato per eventi di questa rilevanza è rimasta aperta per un periodo così breve?

Non diciamo che tre giorni rendano automaticamente illegittima la procedura. Diciamo che le ragioni, gli atti e i criteri delle scelte devono essere facilmente comprensibili e verificabili dai cittadini.
Il punto non è spendere meno. È spendere meglio.
La discussione si è concentrata molto sul confronto tra il progetto di Pegna e quello scelto dall’amministrazione. È un confronto legittimo, ma rischia di farci perdere il punto.

La domanda non dovrebbe essere soltanto: “Quanto costa un concerto?”

Dovrebbe essere: “Quanto valore produce quell’investimento rispetto agli obiettivi del progetto?”
Se abbiamo una dotazione di 4,4 milioni di euro per costruire un Distretto culturale e turistico, perché non destinare una parte delle risorse anche alla produzione culturale permanente del territorio?

Giovani musicisti e compositori, arti contemporanee, teatro, performance, digital art, nuove tecnologie, imprese creative. Non necessariamente al posto dei grandi concerti, ma accanto ai grandi concerti.
Una parte delle risorse potrebbe sostenere produzioni originali, collegarle ai musei e agli altri luoghi della cultura, coinvolgere imprese turistiche e creative e mettere i giovani talenti reggini in relazione con reti nazionali ed europee.

A quel punto l’evento non sarebbe soltanto una serata: diventerebbe una porta d’ingresso dentro un ecosistema culturale.

È questa la differenza tra finanziare eventi e costruire un Distretto.
Quanto è stato già speso?
Il progetto è operativo almeno dal 2024 e già allora una parte delle sue risorse veniva destinata ad attività di animazione, eventi e iniziative culturali e turistiche. Nel 2025, ad esempio, il Comune ha utilizzato la stessa operazione per iniziative legate al Carnevale.

Per questo non basta conoscere la dotazione iniziale di 4,4 milioni.
Quanto è stato già impegnato? Quanto è stato effettivamente pagato? Quanto rimane disponibile? Quali interventi devono ancora essere realizzati?
Sono informazioni essenziali per capire se il progetto sta procedendo secondo il cronoprogramma e se tutte le risorse potranno essere effettivamente utilizzate entro i termini della programmazione europea.

Chiediamo quindi un quadro aggiornato dell’intero progetto: dotazione, impegni, pagamenti, risorse residue, interventi realizzati e interventi ancora da realizzare.
La domanda che dobbiamo porre
Non contestiamo in partenza la scelta degli artisti. Non diciamo che i concerti siano inutili. Non diciamo nemmeno che la proposta di Pegna fosse necessariamente migliore.

Chiediamo semplicemente che il cittadino possa conoscere con chiarezza quanto è stato speso, da dove arrivano i soldi, chi è stato incaricato, con quali criteri e quali risultati sono stati ottenuti.
Quanti visitatori? Quanti pernottamenti? Quale ricaduta economica? Quante imprese coinvolte? Quali nuove produzioni culturali? Quali indicatori raggiunti?
Questa è la discussione che manca.

Non si tratta di stabilire se sia più bello un concerto di un artista nazionale o un progetto di giovani creativi reggini. Si tratta di capire se i 4,4 milioni destinati al Distretto culturale e turistico stanno contribuendo a costruire un sistema culturale capace di produrre valore nel tempo oppure se una parte delle risorse viene assorbita prevalentemente da eventi destinati a esaurirsi quando si spengono le luci.
Un vero Distretto culturale e turistico dovrebbe mettere in rete patrimonio, cultura, creatività, imprese, turismo, formazione e innovazione, con obiettivi e risultati verificabili.
Tra qualche anno, quando saranno finiti i concerti, che cosa sarà rimasto a Reggio Calabria?
Se sarà rimasto un sistema culturale più forte, creativo, attrattivo e competitivo, avremo fatto un investimento. Se rimarranno soltanto i ricordi delle serate, avremo semplicemente organizzato delle belle feste.
E un Distretto culturale e turistico dovrebbe essere qualcosa di molto più ambizioso: potrebbe diventare il trampolino di lancio per una candidatura a European Capital of Tourism e, successivamente, per una candidatura a Capitale europea della cultura. Su questo abbiamo idee e competenze avanzate . A tempo e luogo, se ci sarà interesse, saremo disponibili a discuterne”.

Così in una nota il prof. dott. Nino Spezzano, Project Manager, Umanista, Attivista socioculturale, Promotore di : “ REGGIO SPAZIO LIBERO,Osservatorio Legalità, Cultura, Progresso “.

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