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Morte di Bessioud, i legali del brigadiere Restaneo: “Ha solo svolto il suo dovere. Ora è vittima di una campagna diffamatoria”

A distanza di alcune settimane dalla morte di Mohamed Amin Bessioud, avvenuta il 23 luglio scorso durante un controllo dei Carabinieri a Cosenza, intervengono i difensori del Vice Brigadiere Luca Restaneo, gli avvocati Ernesto Gallo e Antonio Ingrosso.

I legali denunciano quella che definiscono una «violenta campagna denigratoria e di aggressione verbale» nei confronti del loro assistito, sostenendo che sui social network e su alcune testate online siano comparsi «insulti, minacce, anche di morte, e false accuse».

Secondo la ricostruzione fornita dai difensori, il Vice Brigadiere Restaneo, in servizio presso il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Cosenza, il 23 luglio avrebbe proceduto al controllo di Bessioud, sottoposto agli arresti domiciliari. Durante l’intervento, sempre secondo quanto riferito dagli avvocati, sarebbe stata rinvenuta sostanza stupefacente e sarebbe seguita una fase di violenta resistenza.

«Ribadiamo ancora una volta che il Brigadiere ha solo svolto il suo sacrosanto dovere, in un servizio “comandato”», affermano Gallo e Ingrosso.

I difensori sostengono che, nel corso del controllo, Bessioud avrebbe opposto resistenza e, dopo essere stato ammanettato, si sarebbe divincolato fino a lanciarsi dal balcone del terzo piano, riportando ferite mortali.

La vicenda ha successivamente alimentato un intenso dibattito pubblico, con accuse rivolte al militare. I legali parlano di una situazione diventata ormai «una condizione di grave disonore, un’infamia, un pubblico disprezzo».

Particolarmente contestata dai difensori è la diffusione di contenuti online nei quali il Vice Brigadiere sarebbe stato indicato con espressioni fortemente accusatorie.

«Nonostante le plurime smentite effettuate tramite comunicati stampa, nonché il ricorso alla giustizia penale, è continuata la campagna denigratoria nei confronti del nostro assistito», dichiarano gli avvocati.

Nel documento, Gallo e Ingrosso ricostruiscono anche le fasi concitate dell’intervento, sostenendo che Restaneo avrebbe immediatamente chiamato i soccorsi e tentato di rianimare Bessioud, procedendo anche a togliergli le manette.

I difensori contestano inoltre le conseguenze professionali della vicenda. «Siamo al paradosso!», affermano, riferendosi alla sospensione provvisoria del Vice Brigadiere dalle funzioni operative.

Secondo i legali, infatti, «nonostante il Vice Brigadiere Luca Restaneo non sia stato destinatario di alcun provvedimento disciplinare e non risulti, allo stato, indagato dalla locale Procura della Repubblica», il provvedimento cautelativo avrebbe finito per alimentare nell’opinione pubblica i sospetti nei suoi confronti.

Gli avvocati sottolineano infine il percorso professionale del militare, arruolato nel 1993 e impegnato, nel corso della carriera, in servizi di tutela e scorta e in diverse missioni all’estero.

«A fronte di tali caratteristiche ci si sarebbe aspettato un atteggiamento differente dall’Arma dei Carabinieri», concludono Antonio Ingrosso ed Ernesto Gallo.

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