“Non è una inezia accettare che la menzogna e l'imbroglio ci vengano presentati come unica forma di governo: la democrazia è imperfetta, ed è bene sapere che solo la nostra decisione può migliorarla” - Luis Sepúlveda
HomeCalabriaCrotoneAffido familiare, Crotone rafforza la rete dell’accoglienza: “Ogni cittadino può fare la...

Affido familiare, Crotone rafforza la rete dell’accoglienza: “Ogni cittadino può fare la differenza”

Una comunità che sceglie di prendersi cura dei propri ragazzi e delle proprie famiglie, mettendo in rete istituzioni, servizi, Terzo Settore e cittadini. Una comunità capace di costruire legami che vanno oltre quelli della famiglia tradizionale, dando vita a una vera e propria forma di “parentela sociale”.

È questo il significato del progetto “Una comunità che accoglie: il progetto Affido Familiare dell’Ambito Territoriale Sociale di Crotone”, presentato nel corso della conferenza stampa che si è tenuta nella Sala Consiliare “Falcone e Borsellino”.

L’iniziativa interessa l’intero Ambito Territoriale Sociale di Crotone, del quale fanno parte i Comuni di Crotone, Belvedere di Spinello, Cutro, Isola di Capo Rizzuto, Rocca di Neto, San Mauro Marchesato e Scandale. Il Comune di Crotone, in qualità di ente capofila dell’Ambito, ha promosso il rafforzamento di un percorso che mette al centro la tutela dei minori, il sostegno alle famiglie e la costruzione di una vera cultura dell’accoglienza.

Nel corso della conferenza è stato ribadito come l’affido familiare non sia soltanto una misura di tutela o un’esperienza che riguarda una singola famiglia, ma una forma di parentela sociale attraverso la quale una comunità sceglie di assumersi una responsabilità condivisa nei confronti dei bambini e delle loro famiglie.

La parentela sociale nasce dalla capacità di creare legami significativi, stabili e rispettosi, senza sostituire la famiglia d’origine, ma affiancandola e sostenendola in un momento di difficoltà. È una relazione che si costruisce nel tempo e che mette al centro il bisogno del bambino di sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato.

Maria Lucia Cosentino, assessore alle Politiche Sociali, ha sottolineato: “l’affido familiare è uno strumento concreto di tutela dei bambini e un investimento sul futuro della nostra comunità. Come istituzioni abbiamo la responsabilità di creare le condizioni perché chi desidera accogliere possa farlo con consapevolezza e con il necessario sostegno. Vogliamo costruire una comunità nella quale ogni cittadino possa sentirsi parte della risposta”.

L’obiettivo è anche superare l’idea che l’affido sia una questione esclusivamente “dei servizi sociali”, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, servizi e territorio e riconoscendo che prendersi cura di un bambino significa, in qualche modo, diventare parte di una rete di relazioni, una parentela sociale che si costruisce attraverso la presenza, la responsabilità e la reciprocità.

Uno degli aspetti illustrati durante l’incontro riguarda concretamente il percorso per chi desidera avvicinarsi all’affido.

Una persona o una famiglia può manifestare la propria disponibilità e chiedere informazioni ai Servizi Sociali dell’Ambito. Da quel primo contatto prende avvio un percorso di conoscenza, valutazione e formazione, nel quale vengono approfondite le motivazioni, le disponibilità e le caratteristiche delle persone interessate.

Il percorso coinvolge diverse professionalità – assistenti sociali, psicologi ed educatori – e prevede un accompagnamento prima, durante e dopo l’esperienza di affido, insieme alle attività di sostegno e monitoraggio da parte dei servizi.

Maria Rizzo, referente del progetto per i Servizi Sociali del Comune di Crotone, ha spiegato: “il primo passo è semplicemente informarsi e manifestare la propria disponibilità. Da quel momento inizia un percorso nel quale la persona o la famiglia viene conosciuta, accompagnata e formata. L’affido non è una scelta che si affronta da soli: i servizi sono presenti in ogni fase del percorso”.

Il messaggio rivolto ai cittadini è quindi quello di non lasciarsi frenare da dubbi o timori iniziali: avvicinarsi all’affido significa innanzitutto chiedere informazioni e comprendere, insieme agli operatori, quale forma di accoglienza possa essere più adatta alle proprie possibilità.

Perché essere affidatari significa entrare in una relazione di parentela sociale: esserci per un bambino, condividere tempo ed esperienze, offrire una presenza adulta significativa e, allo stesso tempo, rispettare e sostenere il legame con la famiglia d’origine.

La mappatura realizzata nell’ambito del progetto ha consentito di fotografare il bisogno di accoglienza familiare presente nel territorio e di confrontarlo con le disponibilità oggi esistenti. Il divario rilevato rappresenta una sollecitazione ad ampliare la partecipazione della comunità.

Marilena Di Lollo, del Centro Studi Affido, ha evidenziato: “la risposta al bisogno non passa necessariamente da un affido a tempo pieno. Ci sono diverse possibilità attraverso le quali una persona può esserci: dall’affido diurno a quello part-time, dalla vicinanza solidale al sostegno alle famiglie affidatarie. Ognuno può contribuire secondo le proprie possibilità”.

Le diverse forme di accoglienza consentono infatti di allargare la platea delle persone che possono offrire un aiuto concreto, valorizzando anche disponibilità di tempo, presenza e sostegno. La parentela sociale può assumere forme diverse: può essere un tempo condiviso, una presenza costante, un accompagnamento, una relazione che diventa significativa nella vita di un bambino e della sua famiglia.

Nel percorso assume particolare importanza anche la collaborazione con l’Azienda Sanitaria Provinciale, nell’ottica di una presa in carico integrata e di un lavoro di rete tra le diverse professionalità e istituzioni coinvolte.

Sara Angotti dell’ASP ha dichiarato: “l’affido richiede una collaborazione stretta tra tutte le realtà che si occupano del benessere dei minori e delle famiglie. Mettere in rete competenze sociali e sanitarie significa costruire un percorso più attento ai bisogni del bambino e più capace di sostenere la famiglia che accoglie. La collaborazione istituzionale è quindi una condizione fondamentale per rendere concreta la cultura dell’accoglienza”.

Alessandra Mesoraca, funzionaria dei Servizi Sociali del Comune di Crotone, ha richiamato il valore della partecipazione: “La vera sfida è trasformare la disponibilità delle persone in una risorsa concreta per i bambini e per le famiglie. Anche un piccolo gesto, se inserito in una rete di sostegno, può fare la differenza. Per questo è importante che l’affido diventi patrimonio dell’intera comunità”.

La conferenza ha voluto così lanciare un messaggio semplice: non è necessario essere speciali per accogliere; è necessario essere disponibili, consapevoli e disposti a lasciarsi accompagnare.

L’affido, inteso come parentela sociale, invita infatti a guardare alla comunità come a una grande rete di relazioni nella quale ciascuno può assumere una parte di responsabilità. Non si tratta di sostituire una famiglia con un’altra, ma di aggiungere relazioni, opportunità e figure adulte capaci di sostenere un bambino nel suo percorso di crescita.

A raccontare concretamente cosa significhi vivere questa esperienza è stata anche la giornalista Francesca Caiazzo, intervenuta nel corso dell’incontro. La sua testimonianza ha contribuito a restituire una dimensione personale e quotidiana dell’affido, mostrando come dietro le parole “accoglienza” e “cura” ci siano relazioni, emozioni, responsabilità e legami che si costruiscono giorno dopo giorno.

Nel raccontare la propria esperienza, Caiazzo ha evidenziato come essere affidatari significhi aprire uno spazio della propria vita ad un ragazzo senza pretendere di sostituirsi alla sua famiglia, ma scegliendo di esserci e di accompagnarlo. Una presenza che, proprio perché nasce dalla disponibilità e dalla relazione, può trasformarsi in una forma autentica di parentela sociale.

L’Ambito Territoriale Sociale di Crotone intende continuare a promuovere una cultura dell’accoglienza capace di coinvolgere famiglie, cittadini, istituzioni, servizi e realtà del territorio, nella consapevolezza che ogni disponibilità può contribuire a colmare la distanza tra il bisogno dei bambini e le risorse familiari presenti.

L’affido familiare è un gesto d’amore che nasce da una famiglia, ma che diventa possibile grazie a una comunità. È una forma di parentela sociale che nasce dalla scelta di esserci, di prendersi cura e di costruire un legame significativo.

Per informazioni e per manifestare la propria disponibilità all’affido è possibile rivolgersi ai Servizi Sociali dell’Ambito Territoriale Sociale di Crotone, che accompagneranno le persone interessate nel percorso di conoscenza, valutazione e formazione.

Articoli Correlati