«Le notizie relative alla possibile partenza, dal porto di Gioia Tauro, di container contenenti materiale destinato alla filiera militare israeliana sono estremamente preoccupanti e richiedono un intervento immediato delle autorità competenti». È quanto dichiara Giuseppe Ranuccio, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria.
«Non possiamo limitarci a prendere atto di quanto sta accadendo. Se esiste anche solo il fondato sospetto che dal territorio italiano stiano partendo materiali destinati ad alimentare la macchina bellica israeliana, le istituzioni hanno il dovere di intervenire e di verificare ogni possibile violazione della normativa nazionale ed internazionale».
«Il porto di Gioia Tauro – prosegue Ranuccio – non può diventare un punto di transito per materiali che possano contribuire alla devastazione della Striscia di Gaza. La Calabria è terra di pace, solidarietà e accoglienza e non può essere associata, neppure indirettamente, alla sofferenza inflitta alla popolazione civile palestinese».
«Rivolgo, inoltre, un appello al Presidente della Giunta regionale affinché faccia sentire con forza la voce della Calabria presso il Governo nazionale. La Regione non può rimanere spettatrice di fronte a una vicenda che riguarda direttamente il nostro territorio e che tocca principi fondamentali di pace, tutela dei diritti umani e ripudio della guerra. Chiedo al Presidente di sollecitare formalmente il Governo affinché siano compiuti tutti gli accertamenti necessari e, qualora ne ricorrano le condizioni, venga impedita la partenza dei container dal porto di Gioia Tauro».
«Da mesi assistiamo a una tragedia umanitaria di proporzioni intollerabili. Di fronte alla distruzione di Gaza e alle gravissime violazioni dei diritti fondamentali della popolazione palestinese, non è più sufficiente esprimere preoccupazione o solidarietà a parole. Occorre assumere decisioni politiche concrete».
«Ribadisco quindi la mia ferma contrarietà al genocidio in corso nella Striscia di Gaza e ritengo necessario che il nostro Paese interrompa ogni relazione che possa contribuire, direttamente o indirettamente, alle operazioni militari israeliane. Questo vale anche per le relazioni di natura militare, per la cooperazione nel settore degli armamenti e per qualsiasi forma di trasferimento di materiali che possa essere utilizzata nell’ambito del conflitto».
«Non possiamo chiedere pace e, contemporaneamente, consentire che dal nostro Paese transitino materiali che potrebbero contribuire alla guerra. La pace si costruisce anche attraverso scelte coerenti. E oggi una scelta di coerenza è fermare questi container».
