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Mobilità sanitaria, Falcomatà: “In Calabria l’urgenza non può diventare un lusso”

Il costo degli spostamenti fuori regione per ricevere cure mediche torna al centro del dibattito politico in Calabria. A sollevare la questione è Giuseppe Falcomatà, consigliere regionale del Partito democratico, che interviene dopo la lettera pubblicata da Valentina Mallamaci, giovane ricercatrice e imprenditrice reggina, denunciando le difficoltà economiche che possono trovarsi ad affrontare i pazienti costretti a partire all’improvviso.

Secondo Falcomatà, il problema non riguarda soltanto l’efficienza del sistema sanitario regionale, ma anche la possibilità concreta per i cittadini di raggiungere ospedali e strutture specialistiche fuori dalla Calabria senza essere penalizzati da tariffe elevate.

«La lettera pubblicata da Valentina Mallamaci esprime al meglio la drammatica constatazione che, in Calabria, anche la malattia rischia di diventare una questione di censo», afferma il consigliere regionale. Per Falcomatà, chi è costretto a organizzare un viaggio in tempi molto brevi per ragioni di salute non dovrebbe dover sostenere costi particolarmente elevati.

L’esponente dem contesta anche la narrazione di una sanità calabrese in fase di profondo cambiamento. «Non possiamo continuare a raccontare una sanità che cambia volto, mentre migliaia di calabresi continuano a fare le valigie per curarsi altrove», sostiene.

Nel suo intervento Falcomatà chiama in causa anche il governo nazionale, chiedendo misure che possano ridurre le differenze territoriali nell’accesso alle cure e negli spostamenti. «Se, alla fine, un cittadino calabrese, quando ha bisogno di curarsi, continua a dover scegliere tra la propria salute e la possibilità economica di raggiungere un ospedale fuori regione, ogni primato vale davvero a poco».

Al centro della proposta c’è il tema della continuità territoriale. Secondo Falcomatà, non si tratta esclusivamente di aumentare voli e collegamenti, ma di impedire che chi deve acquistare un biglietto all’ultimo momento per una visita, un ricovero o una terapia sia inevitabilmente costretto a pagare cifre superiori.

«Per chi deve curarsi non può valere la regola del mercato secondo cui l’urgenza si trasforma in un sovrapprezzo», sottolinea il consigliere regionale, che sollecita un intervento congiunto delle istituzioni.

Falcomatà richiama inoltre il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, sostenendo che i cittadini delle aree con maggiori fragilità sanitarie non possano essere chiamati a sopportare anche il peso economico degli spostamenti. «La mobilità sanitaria non può diventare il meccanismo attraverso il quale le Regioni più fragili finanziano indirettamente i sistemi sanitari più forti, né può trasformarsi in un ulteriore costo sulle spalle di chi già affronta una condizione di sofferenza e difficoltà».

Il ragionamento si sposta quindi su Reggio Calabria e sull’aeroporto Tito Minniti. Falcomatà ricorda i 64 milioni di euro di investimenti annunciati per lo scalo, ma invita a valutare la funzionalità dell’aeroporto anche sulla base delle necessità dei passeggeri.

«Un aeroporto non si misura soltanto dalla qualità del terminal o dal numero di rotte», osserva, evidenziando come tra gli utenti dello scalo ci siano anche numerosi calabresi costretti a prendere un aereo per sottoporsi a cure fuori regione.

Da qui la richiesta di valutare forme di tutela specifiche per i pazienti. Falcomatà considera meritevole di approfondimento la proposta avanzata da Mallamaci su una mobilità sanitaria garantita e invita Regione e governo ad aprire un confronto con le compagnie aeree per verificare la possibilità di riservare posti o introdurre tariffe sostenibili per chi viaggia per esigenze mediche.

«Il diritto alla mobilità non può dipendere dalla capacità di programmare con mesi di anticipo una malattia o una necessità di cura», conclude Falcomatà. «Non possiamo accettare che l’urgenza diventi un lusso».

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