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Inflazione, Cna lancia l’allarme: “Calabria prima in Italia per rincari, servono più reddito e lavoro stabile”

L’aumento dei prezzi torna a mettere sotto pressione famiglie e imprese calabresi. A lanciare l’allarme è Cna Calabria che, sulla base dei dati elaborati dall’Istat, evidenzia come la regione registri una crescita dei prezzi superiore alla media del Paese.

Secondo l’associazione, in Calabria i rincari avrebbero raggiunto il 3,5%, contro un dato nazionale del 2,9%. Numeri che Cna definisce «preoccupanti» e che collocherebbero ancora una volta la regione «al vertice della classifica nazionale per l’aumento dei prezzi».

Il problema, sottolinea l’organizzazione, è che alla crescita del costo della vita non corrisponde un analogo miglioramento della capacità di spesa delle famiglie. Una situazione resa ancora più delicata dalle criticità infrastrutturali e logistiche che da tempo pesano sull’economia regionale.

Per il presidente di Cna Calabria, Giovanni Cugliari, la risposta deve passare sia dal sostegno ai lavoratori sia da misure capaci di agevolare le aziende che creano occupazione duratura.

«Più reddito in busta paga e meno costo del lavoro per le imprese che assumono stabilmente», è la richiesta avanzata da Cugliari, che lega il tema dell’occupazione anche alla necessità di frenare l’emigrazione giovanile.

«La Calabria deve creare le condizioni per scegliere di restare», osserva il presidente di Cna. Investire per anni nella formazione dei giovani e vederli poi partire per altre regioni, secondo Cugliari, significa perdere competenze preziose e indebolire ulteriormente le possibilità di crescita del territorio.

Cna guarda con favore anche alla proposta del presidente della Regione Roberto Occhiuto di introdurre una no tax area per gli under 35, ma ritiene che la misura, da sola, non sia sufficiente.

Per Cugliari occorre infatti inserirla in «una più ampia visione» che comprenda interventi destinati ad aumentare i redditi e incentivi alle imprese capaci di generare posti di lavoro stabili.

Un altro terreno considerato decisivo è quello della formazione. Cna Calabria chiede di rafforzare il rapporto tra mondo dell’istruzione ed economia, creando una connessione più stretta tra scuole, Its, università e tessuto produttivo regionale.

L’obiettivo è programmare i percorsi formativi sulla base delle professionalità realmente richieste dalle aziende e ridurre così la distanza tra domanda e offerta di lavoro.

A questo, secondo l’associazione, dovrebbe affiancarsi anche «una più ampia detassazione del lavoro dipendente», con particolare attenzione ai redditi medio-bassi e alle giovani generazioni.

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