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Monsignor Savino al Santuario della Madonna della Catena: “Dalla Calabria mostriamo che dal deserto al giardino si può tornare”

“Prego perché la nostra generazione compia questa forgiatura, e perché la Calabria, terra di ulivi antichi e di acque generose, mostri all’Italia che il cammino dal deserto al giardino resta percorribile ogni volta che qualcuno decide di piantare un albero destinato a fare ombra a chi verrà dopo di lui”. Non è una frase qualunque. È l’omelia di Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della CEI, pronunciata per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, al Santuario della Madonna della Catena a Cassano. La Madonna della Catena, il santuario dove la nostra gente va a chiedere di spezzare le catene. Quale luogo più giusto? Mons. Savino ha preso il tema di quest’anno, voluto da Papa Leone XIV per il Tempo del Creato 2026, che va dal 1 settembre al 4 ottobre: “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Isaia 2,4). Mons Savino ha detto: la nostra generazione è chiamata a questo. A trasformare le armi in aratri. E in Calabria lo sappiamo bene cosa vuol dire: trasformare il deserto in giardino. La Calabria, ha proseguito il Vescovo, è “terra di ulivi antichi e di acque generose”. È vero. Non è terra di spazzatura, non è terra di ‘ndrangheta. È terra di ulivi che hanno 500 anni e che ancora fanno olio. “Mostri all’Italia che il cammino dal deserto al giardino resta percorribile ogni volta che qualcuno decide di piantare un albero destinato a fare ombra a chi verrà dopo di lui”. È la Laudato Si’ di Papa Francesco, che Savino porta avanti. È il contrario dell’egoismo.

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