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Morte di Antonio Perrotta, la Cgil Cosenza: “Sicurezza, servizi e lavoro: il Basso Tirreno non può più aspettare”

“La morte di Antonio Perrotta, 32 anni, colpito durante un’aggressione mentre svolgeva il proprio lavoro come addetto alla sicurezza in un noto locale notturno di Sangineto, lascia una famiglia nel dolore e una comunità davanti a una domanda che non può essere elusa: quanto ancora dovremo aspettare prima di affrontare seriamente il problema della sicurezza e del degrado che attraversa il nostro territorio?

Sia chiaro: sulle dinamiche di quanto accaduto non spetta a noi esprimere sentenze. Saranno la magistratura e gli investigatori a ricostruire i fatti, ad accertare le responsabilità e a stabilire cosa sia realmente accaduto. A loro chiediamo soltanto di fare presto e di arrivare alla verità. È il minimo che si possa fare nei confronti della famiglia di Antonio.

Ma la sua morte non può essere considerata soltanto come un episodio isolato.

Nelle ultime settimane si sono verificati altri episodi di violenza, fortunatamente senza conseguenze mortali. E da anni, lungo il Basso Tirreno cosentino, si registrano situazioni che raccontano un territorio sempre più fragile, nel quale sicurezza, servizi essenziali, economia e qualità della vita sembrano arretrare contemporaneamente.

Non è soltanto una questione di ordine pubblico.

È una questione sociale, economica, amministrativa e culturale.

Ci sono territori che continuano a fare i conti con la carenza o l’assenza dell’acqua, con problemi legati alla qualità del mare e dell’ambiente, con una sanità pubblica in difficoltà, con un’economia che fatica a creare prospettive e con infrastrutture che non rispondono alle esigenze di chi vive e lavora qui.

E quando un territorio perde servizi, opportunità e prospettive, inevitabilmente diventa più vulnerabile.

In questo contesto non possiamo ignorare neppure il tema della criminalità organizzata e del possibile consumo e spaccio di stupefacenti nei luoghi della movida. Non significa criminalizzare un intero settore, né trasformare ogni locale notturno in un luogo di illegalità. Significa, al contrario, riconoscere che esiste un problema e pretendere controlli efficaci, prevenzione e una presenza dello Stato adeguata alla situazione.

Perché non possiamo accettare che la violenza diventi una componente normale delle nostre notti.

E non possiamo neppure accettare che la popolazione finisca per assuefarsi al degrado.

Questa assuefazione è forse il pericolo più grande.

Se qualcuno denuncia il mare sporco, troppo spesso viene accusato di danneggiare l’immagine del proprio territorio. Se qualcuno rivendica il diritto di avere acqua corrente in casa, rischia di essere considerato un nemico della propria comunità. Se qualcuno chiede una sanità pubblica più efficiente, viene bollato come disfattista.

Ma una comunità non si difende nascondendo i propri problemi.

Una comunità si difende affrontandoli.

Non saranno le sagre, i concerti, le tarantelle in piazza o una narrazione permanentemente rassicurante a risolvere le emergenze strutturali di questo territorio. Tutto questo può avere un valore, soprattutto sul piano culturale e turistico, ma non può diventare il sostituto di una politica amministrativa capace di affrontare le vere priorità.

I sindaci e le amministrazioni locali non hanno compiti semplici. Governare territori fragili, con risorse spesso insufficienti, è difficile. Ma proprio per questo è necessario cambiare, quando serve, le priorità dell’azione amministrativa.

Sicurezza. Acqua. Ambiente. Sanità. Infrastrutture. Lavoro.

Sono queste le questioni sulle quali misurare la qualità di un territorio.

Si può continuare a raccontare che tutto va bene, che gli alberghi sono pieni e che il territorio è una destinazione turistica di successo. Ma chi vive quotidianamente il Basso Tirreno cosentino conosce una realtà molto più complessa.

E la domanda dovrebbe essere semplice: quale turista dovremmo aspettarci, nel lungo periodo, se un territorio non riesce a garantire con continuità servizi essenziali, tutela ambientale, sicurezza e collegamenti adeguati?

Non vogliamo essere quelli che parlano male della propria terra.

Al contrario.

Proprio perché amiamo questa terra, riteniamo che sia arrivato il momento di smettere di accontentarsi.

Non vogliamo essere chiamati disfattisti, ingenerosi o “sfigati” perché denunciamo ciò che non funziona. Non vogliamo tacere per paura di danneggiare l’immagine del territorio.

L’immagine di un territorio non si difende negando i problemi. Si difende risolvendoli.

Chi paga le tasse, vive qui, lavora qui, produce ricchezza e manda i propri figli a scuola ha diritto a vivere in un territorio sicuro. Ha diritto ai servizi essenziali. Ha diritto a una sanità che funzioni. Ha diritto all’acqua. Ha diritto a un mare tutelato. Ha diritto a infrastrutture adeguate.

E ha anche un diritto ancora più semplice e fondamentale: sapere che quando un figlio esce la sera per divertirsi possa tornare a casa sano e salvo.

Lo stesso diritto vale, forse ancora di più, per chi esce di casa per andare a lavorare.

Antonio Perrotta quella sera stava lavorando.

Oggi non c’è più.

Non conosciamo le dinamiche precise di quanto accaduto e non intendiamo sostituirci agli inquirenti. Chiediamo soltanto che la magistratura possa lavorare rapidamente, che ogni responsabilità venga accertata e che chi ha sbagliato risponda davanti alla legge.

Per Antonio. Per la sua famiglia.

Ma anche per tutti noi.

Perché una comunità non può considerare normale che un uomo esca di casa per lavorare e non vi faccia più ritorno.

Il Basso Tirreno cosentino non ha bisogno di silenzio. Ha bisogno di verità, sicurezza, servizi e coraggio”.

Così Massimiliano Ianni, Segretario Generale della Cgil Cosenza.Morte di Antonio Perrotta, la Cgil Cosenza: «Sicurezza, servizi e lavoro: il Basso Tirreno non può più aspettare»

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