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Vaccarizzo Albanese celebra l’identità arbëreshe: torna la Rassegna del Costume e della Cultura

ustodire l’identità non significa conservarla dentro una teca, ma continuare a farla parlare, danzare, incontrare altre comunità e attraversare nuovi confini. È questa la sfida che Vakarici rinnova con la 43esima Rassegna del Costume e della Cultura Arbëreshe, tra gli appuntamenti più longevi e rappresentativi dell’Arberia, che mercoledì 12 agosto trasformerà ancora una volta il Salotto Diffuso in un grande spazio di condivisione tra memoria e contemporaneità, generazioni e territori, Italia e Balcani.

 

POMILLO: VAKARICI CONTINUA A COSTRUIRE PONTI PARTENDO DALL’IDENTITÀ

È quanto fa sapere il Sindaco Antonio Pomillo, presentando il programma della kermesse che rafforza la sua dimensione internazionale. Il primo momento sarà infatti alle ore 17 nella Sala Consiliare, con la firma del Patto d’Amicizia tra Vaccarizzo Albanese e la cittadina kosovara di Rahovec, che sarà presente con il Sindaco Rahovec Smajl Latifi. Dopo il gemellaggio con Berat, in Albania, il borgo arbereshe allarga così la propria rete di relazioni nell’area albanofona e balcanica, facendo dell’identità condivisa uno strumento concreto di dialogo e cooperazione.

 

DALLE 19 LE VALLJE RIEMPIRANNO LE STRADE DEL SALOTTO DIFFUSO DI COLORI

Alle ore 19, dalla Scuola Materna di Largo Montessori, partiranno le tradizionali Vallje. Colori, costumi, musica e danza attraverseranno il centro storico con i gruppi folk di San Benedetto Ullano, Lungro e Cervicati, insieme a Marco Moccia & Band, Edoardo Giorgianni e Këngëtaret e Motit. Sarà il momento più popolare e corale della Rassegna, quello nel quale il patrimonio immateriale arbëreshë torna fisicamente ad abitare strade e piazze.

 

IN PIAZZA SCURA MOMENTO ISTITUZIONALE CON ASSESSORE GALLO

Dalle ore 21 Piazza Scura diventerà il cuore della serata. Dopo la proiezione dello spot ufficiale di Vaccarizzo Albanese, sono previsti i saluti del Sindaco Pomillo, del Presidente del Consiglio Comunale Francesco Godino e dell’Assessore regionale Gianluca Gallo, cittadino onorario di Vaccarizzo. Tra i momenti più identitari, l’omaggio a Michele Baffa con Një kartë ka Gjermania, canzone vincitrice del primo Festival di San Demetrio, e la consegna di una targa alla famiglia. Con Emiliana Oriolo e i bambini di Vaccarizzo si passerà quindi dal Vjersh alla canzone moderna, costruendo simbolicamente quel passaggio di testimone tra generazioni sul quale si gioca il futuro stesso della cultura arbëreshë.

 

 

 

 

DAL VJERSH ALL’ABITO TRADIZIONALE: L’ARBERIA SI REINTERPRETA

La Rassegna tornerà anche sul percorso di contaminazione tra tradizione e creatività contemporanea con la sfilata Uno sguardo fashion alla Cultura Arbëreshe, curata dall’IIS L. Palma Green Falcone Borsellino. Un progetto che porta sul palcoscenico la reinterpretazione moderna di simboli, forme e suggestioni dell’abbigliamento identitario, dimostrando come un patrimonio secolare possa continuare a generare linguaggi nuovi.

 

PER IL PREMIO MOREA 5 PERSONALITÀ INSIGNITE TITOLO CAVALIERE SKANDERBEG

Spazio anche al Premio Internazionale Morea. Saranno insigniti Maria Mari Elmo, Artista Benemerita d’Arbëria; il compositore Xhevdet Gashi, Artista Benemerito d’Arbëria; Besir Jashari, alto funzionario del Ministero dell’Agricoltura della Macedonia del Nord; Gioacchino Desiderio, direttore di banca e Cavaliere della Repubblica Italiana; e il docente universitario Rino Greco, ai quali sarà attribuito il titolo di Cavaliere di Skanderbeg. Ad accompagnare le premiazioni saranno Santino De Bartolo, Antonella Pelilli e Ilir Shaqiri. Tra gli ospiti anche le pittrici Besa Daotti, dal Kosovo, e Ornella Cingolani, da Montecilfone.

 

ROKA PRODUZIONI FIRMA LA REGIA DELLA 43ESIMA EDIZIONE

La Rassegna è coordinata da RoKa Produzioni, con la direzione artistica di Roberto Cannizzaro, e rientra nel progetto cofinanziato dalla Regione Calabria attraverso l’Avviso Pubblico Sostegno e Promozione Turistica e Culturale – POC 2014/2020, Azione 6.8.3. Una 43esima edizione che sceglie quindi di non limitarsi a celebrare ciò che l’Arberia è stata, ma di mostrare ciò che può continuare ad essere: lingua viva, cultura contemporanea, relazione tra popoli e patrimonio identitario capace di parlare al Mediterraneo e ai Balcani.

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