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Chi di voi vorrà diventare direttore responsabile, non prenda esempio da lui

di Paolo Ficara – Se questo è un direttore. Ci piacerebbe che tra coloro i quali avranno la pazienza di leggere questo articolo, ci fosse qualche studente universitario o liceale. Con in testa il sogno di diventare giornalista. Magari dimostrando competenze tali da riuscire, un giorno, ad essere nominato direttore responsabile di una testata giornalistica. Nelle righe successive, troverete l’esempio di ciò che non andrebbe mai fatto da chi ricopre tale carica.

 

La Reggina non è sotto sequestro, per ora. Tutti i dipendenti sono normalmente al lavoro, in base alle loro funzioni e mansioni. Dalla segreteria all’ufficio stampa, dal gestore del bar alle guardie all’ingresso, dallo store manager ai manutentori. Tutti. Tranne i giornalisti incaricati di condurre programmi sul canale tematico.

 

La dispotica decisione è di Maurizio Insardà, direttore responsabile di Reggina TV.

 

Dispotica non significa illegittima. La sospensione della programmazione, fin qui nemmeno comunicata agli ascoltatori, rientra tra le sue funzioni. Legittimo è, però, domandarsi il motivo. Si illude che i tifosi vomitino meno odio verso chi ha avuto l’onore e l’onere di rappresentare mediaticamente la Reggina, in assenza di trasmissioni? Crede che l’esperienza del canale possa finire, eventualmente, assieme a Gallo? Ritiene di nascondere la testa sotto la sabbia fin quando i guai giudiziari occorsi al presidente, non saranno più sulla bocca di tutti? Coerenza gli imporrebbe di prendere le distanze dal proprio datore di lavoro, dopo aver sfoderato una massiccia dose di perbenismo per bacchettare (pubblicamente) situazioni interne molto meno gravi?

 

O, più semplicemente, è troppo impegnato a capire chi possa assumere le redini della Reggina, onde orientare le proprie ghiandole salivari verso un altro punto cardinale?

 

Di problemi, la Reggina, ne ha già parecchi ed importanti. Non si sentiva la necessità di aggiungere una scortesia contrattuale verso l’emittente Touring 104, che presta i propri studi per le trasmissioni di Reggina TV. E fino al prossimo 30 giugno, determinate trasmissioni le pretende. Santo Frascati, editore della radiotelevisione, è un signore e non andrà a fare causa alla Reggina proprio in questo frangente. Ciò non toglie che la condotta, almeno fin quando resta peraltro priva di degna comunicazione agli ascoltatori, tutto è fuorchè… responsabile.

 

L’irresponsabilità verso la propria azienda, esposta al rischio di un’ulteriore causa, non è purtroppo compensata dall’irreprensibilità richiesta circa altri aspetti. È di pochi giorni fa, prima delle misure cautelari occorse verso il massimo dirigente Luca Gallo, un intervento del noto giornalista Alfredo Pedullà su Reggina TV. Parlando da tifoso, si era detto preoccupato per l’immediato futuro. Apriti cielo. Anziché tutelare il collega, o i conduttori che da settembre scorso lo coinvolgevano come opinionista fisso per dare lustro all’emittente, o almeno la libertà di espressione, il buon Insardà trovava modo di riferire l’ira del presidente. Affermando che lui va “a fare la spesa con i soldi della Reggina” e minacciando velatamente la chiusura della trasmissione, qualora i conduttori non avessero persuaso Pedullà a ritrattare. Il volto di Sportitalia, compresa l’antifona, ha ovviamente continuato per la propria strada declinando ogni invito.

 

In attesa che qualcuno spieghi al giornalista vibonese il concetto di lavoro, per chi è sotto contratto con un’azienda e percepisce stipendio, ci rivolgiamo ai giovani studenti: quello del giornalista è un gran bel mestiere, al pari del musicista consente di mantenere fresca la mente anche in età avanzata. Esercitatelo con onestà, ponendovi l’obiettivo di riuscire a guardarvi allo specchio ogni mattina. E se un giorno diventerete direttori responsabili di una testata giornalistica, che avvenga perché qualcuno ha notato le vostre capacità. Ricordando sempre il motto caro al Dispaccio: l’unico padrone è il lettore.

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