Si è chiusa la dodicesima edizione di “#NonCiFermaNessuno”, il progetto sociale e motivazionale ideato da Luca Abete che, anche quest’anno, ha attraversato l’Italia coinvolgendo migliaia di studenti universitari in un percorso di ascolto, dialogo e confronto sui temi più sentiti dalle nuove generazioni.
Da marzo a maggio il tour ha fatto tappa in otto atenei italiani, da Roma a Reggio Calabria, passando per Chieti, Campobasso, Varese, Salerno, Palermo e Napoli, raccogliendo la partecipazione di oltre 3mila studenti.
L’obiettivo dell’iniziativa, spiega Abete, non è quello di proporre lezioni frontali o messaggi precostituiti, ma creare uno spazio autentico di condivisione. “In aula, da nord a sud, abbiamo portato il nostro metodo. Nessuna lezione di vita, nessuna conferenza, ma orecchie tese per ascoltare le emergenze giovanili”, ha dichiarato.
Secondo il conduttore e ideatore del format, il cuore del progetto è costruire relazioni dirette e ridurre il senso di isolamento vissuto da molti ragazzi. “È questo il cuore del format: accorciare le distanze, far sentire tutti meno soli”, ha aggiunto.
Un ruolo centrale è stato affidato agli stessi studenti, coinvolti attivamente nel “Laboratorio dei Linguaggi della Comunicazione”, uno spazio pensato per permettere ai giovani di raccontarsi attraverso i propri strumenti espressivi. “I ragazzi non sono spettatori, ma protagonisti”, ha sottolineato Abete, spiegando che 120 studenti complessivi hanno partecipato all’hub creativo “raccontando i valori della community con il proprio linguaggio, senza filtri”.
Nel corso degli incontri, il confronto si è concentrato sulle difficoltà quotidiane che attraversano le nuove generazioni, dal lavoro al disagio sociale, fino al rapporto con la politica e la comunicazione.
Tra le testimonianze raccolte durante il tour, Giusy, studentessa dell’Università di Chieti, ha evidenziato il carattere partecipativo dell’esperienza: “È stato diverso dal solito: qui non si ascolta soltanto, si partecipa davvero”. Dello stesso tenore il commento di Marco dell’Università di Palermo: “Le nostre idee non restano in aula, ma diventano confronto vero con gli altri”.
Parole positive sono arrivate anche dal mondo accademico. La rettrice dell’Università dell’Insubria, Maria Pierro, ha definito il progetto “un’occasione molto preziosa per dare voce alle esperienze delle giovani generazioni”. Sulla stessa linea anche Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza di Roma, secondo cui “ascoltare rafforza le relazioni, riduce le distanze e aiuta a non sentirsi solo”.
L’edizione 2026 ha permesso inoltre di raccogliere dati e opinioni attraverso sondaggi rivolti agli studenti presenti nelle varie tappe. Dai risultati emerge un forte senso di incertezza: il 92% ritiene difficile trovare lavoro, l’87% dichiara di sentirsi distante dalla politica, mentre il 95% considera le parole capaci di ferire “anche più dei fatti” quando usate in modo scorretto nelle relazioni personali.
A guidare il percorso di quest’anno è stato il claim “Dimmi davvero come stai”, scelto per stimolare un confronto più sincero sulle emozioni e sul benessere personale. “Sembra una domanda dalla risposta scontata, ma così non è”, ha spiegato Abete, soffermandosi su quella risposta automatica che spesso nasconde il disagio. “Quel ‘bene grazie’ automatico che troppo spesso recitiamo, l’ho rinominato ‘benegrazismo’ e ho deciso di combatterlo con la community”, ha concluso.
