Riceviamo e pubblichiamo:
Gentile Direttore,
Scrivo questa lettera mossa non dalla semplice voglia di lamentarmi, ma da una profonda amarezza e, soprattutto, dal senso di responsabilità che ogni cittadino dovrebbe avvertire di fronte all’assurdità in cui versa il proprio territorio. Vivo a Mosorrofa da trent’anni, un paese collinare e periferico di Reggio Calabria che amo profondamente, ma dal quale, oggi, mi ritrovo quasi costretto a dover lasciare. Il motivo è tanto primordiale quanto inconcepibile nel 2026: la mancanza di acqua corrente.
Abbiamo appena lasciato alle spalle un inverno straordinariamente piovoso, caratterizzato da abbondanti nevicate sulle montagne dell’Aspromonte che sovrastano le nostre case. Eppure, nonostante la natura sia stata generosa, i cittadini di Mosorrofa hanno trascorso l’intero inverno subendo un pesante razionamento idrico, con distacchi che hanno raggiunto le 10-12 ore al giorno. Oggi che è primavera la situazione sta già peggiorando, ma la prospettiva di una secca estate alle porte spaventa un’intera comunità. È accettabile dover pianificare una banale doccia consultando l’orologio, sperando che i serbatoi sui tetti abbiano accumulato abbastanza pressione?
La cosa che più ferisce, tuttavia, non è il disservizio in sé, ma il mito — totalmente falso — che la nostra periferia sia popolata solo da “lamentoni” rassegnati che aspettano la manna dal cielo. Mosorrofa è, al contrario, una comunità propositiva. In questi anni sono state avanzate più e più volte soluzioni tecniche concrete, sensate, a costo minimo e a impatto immediato, nate dalla conoscenza diretta del territorio.
Penso, ad esempio, all’adeguamento e al recupero delle nostre fonti idriche locali, attualmente abbandonate a se stesse. Viviamo il paradosso per cui l’acqua viene spinta artificialmente dalla città verso la collina tramite idrovore e pompe, con un enorme dispendio energetico ed economico, ignorando le sorgenti che abbiamo sotto i piedi.
O ancora, penso all’incredibile paradosso della Diga del Menta: la condotta principale passa dal nostro territorio senza fornirci alcun servizio e, come se non bastasse, scarica periodicamente il “troppo pieno” proprio nelle nostre zone. Abbiamo proposto formalmente di intercettare e utilizzare quel flusso d’acqua in esubero per dare respiro al paese.
Le risposte ricevute a queste e altre proposte dalle istituzioni e dagli enti gestori? Zero. Un silenzio assordante che dura da anni.
Se un cittadino, dopo tre decenni, arriva a ironizzare pubblicamente sulla necessità di cercare casa altrove pur di avere un diritto fondamentale garantito H24, non sta scherzando: sta denunciando il fallimento di una gestione amministrativa che divide la stessa città di Reggio Calabria in zone di serie A e zone di serie B.
Noi residenti non chiediamo privilegi, ma l’ascolto di proposte serie che risolverebbero il problema non solo a noi, ma all’intera rete idrica comunale. Smettere di considerare le periferie come problemi e iniziare a vederle come risorse e interlocutori è il primo passo per ridare dignità a questa terra.
Distinti saluti,
Demetrio Giordano
Cittadino di Mosorrofa
