L’idea di questa rappresentazione è nata da un incontro tra la Direttrice del Coro Città di Villa San Giovanni, M° Giusj Santacaterina e lo scrittore Giovanni Suraci, coordinatore del Movimento culturale: Cento e più Poeti per la Pace.
È stato scelto Ulisse come metafora moderna per descrivere le problematiche che, oggi più che mai, stanno avvolgendo l’umanità. E allora la sceneggiatura si è posto il problema: perchè non torniamo davvero a Itaca, o è Itaca che, lentamente, torna in noi? Abbiamo frainteso Ulisse per tremila anni. Abbiamo pensato che il suo viaggio fosse un’avventura per tornare a casa. Non è così. Il suo viaggio è stato il tentativo disperato di tornare a sé stesso. Ogni uomo è Ulisse. Ogni uomo è un naufrago. Naufrago di tempeste che non ha scelto: la storia, la guerra, le parole non dette, gli addii. Naufrago di sirene che oggi hanno altri nomi: il potere, l’avidità, la vendetta, la paura dell’altro. Eppure continua a navigare, perché dentro di lui c’è una memoria ostinata, un profumo di PACE che non riesce a dimenticare. E quella memoria è Itaca. Itaca non è un’isola nel Mar Ionio. Itaca non è un luogo sulla carta. Itaca è il punto esatto in cui smettiamo di fare la guerra a noi stessi. È quando deponiamo le armi che abbiamo puntato contro il nostro cuore. Contro i nostri errori, contro il nostro passato, contro chi ci ha ferito. Finché non troveremo Itaca dentro di noi, continueremo a esportare guerre fuori di noi.
Perché nessuna guerra nasce sui confini tra gli Stati. Ogni guerra nasce prima, nel confine non pacificato tra un uomo e sè stesso. Un uomo che non è in pace con se stesso, cercherà sempre un nemico da odiare fuori da sé. E poi c’è Penelope. In chiave moderna, Penelope non è la donna che aspetta. Penelope è la parte più nobile e più dimenticata di noi: la coscienza. La fedeltà. Mentre Ulisse si perde, si sporca, combatte, tradisce e viene tradito, c’è una parte di lui che resta a casa, che non cede, che ogni notte disfa la tela della violenza che il giorno ha tessuto. Penelope siamo noi quando, nonostante tutto il male che vediamo, continuiamo a credere che la pace sia possibile. Che tesse e ritesse, con pazienza infinita, senza applausi, senza che nessuno la veda. È la resistenza più rivoluzionaria che esista: rimanere fedeli all’amore in un mondo che ti insegna l’odio. Oggi il mondo ha bisogno di meno Ulisse guerrieri e di più Ulisse cercatori. Di uomini e donne che abbiano il coraggio di dire: il mio vero nemico non è l’altro popolo, l’altra fede, l’altra bandiera. Il mio vero viaggio è tornare in pace con me stesso, per poter poi guardare l’altro non più come un nemico, ma come un altro naufrago che cerca la sua Itaca. Auspichiamo allora un mondo senza guerre. Ma non iniziamo a chiederlo ai potenti. Iniziamo a chiederlo al nostro cuore. Che ognuno trovi la sua Itaca. Che ognuno protegga la sua Penelope interiore. E quando saremo finalmente in pace con noi stessi, scopriremo che non c’è più ragione di fare guerra a nessuno.
L’opera, diretta e sceneggiata da Giovanni Suraci, con Mimma Creaco direttrice di scena, ha visto magnifici protagonisti e attori: Giuseppe Dieni, Maria Ielo, Antonio Benestare, Domenica Pirilli, Carmen Schembri Volpe, Carmen Sottilotta, Cinzia Messina, Maurizio Colosi, Gabriella Porpiglia, Katia Germanò, Caterina Mangeruca, Marilena Panetta, Angelina Stillisano, Miky Riso, Nino Cervettini, Angela Trunfio, Tiziana De Lorenzo, Nuccia Macrì, Raffaele Condello, Mimma Creaco, Marina Neri. Ha fatto da colonna sonora all’opera Il coro Città di Villa San Giovanni, diretto magnificamente dalla M° Giusj Santacaterina coadiuvato dalla violinista M° Daniela Cicco,dal chitarrista Antonio Barresi,dal soprano Patrizia Arcuri, dalle voci femminili: Francesca Calabrese, Fabrizia Fogs, Tiziana Fortunato, Milena Larizza, Grazia Marra, Milena Papasergio, Giovanna Richichi e dalle voci maschili, Antonio Gangeri, Antonio Placanica e Domenico Reitano. Le riprese sono state curate da Salvatore Marrari. Lo spettacolo ha visto la presenza di un numeroso pubblico che ha manifestato con una standing ovation finale il gradimento dell’opera.
A Reggio in scena “Il mito di Ulisse”
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