La storia di un giovane che cerca la propria strada può diventare, secoli dopo, un’occasione per ricongiungere comunità e luoghi. Nella vicenda di Sant’Angelo d’Acri, tra esitazioni, ripartenze e una vocazione maturata a Belvedere Marittimo, si ritrova il fondamento di un progetto che affida alla conoscenza del patrimonio francescano la possibilità di costruire nuove relazioni culturali e spirituali.
Come tradurre questa eredità in un percorso condiviso è stata la questione centrale della tavola rotonda «Sui passi dei Santi: verso il Cammino di Sant’Angelo d’Acri», promossa dalla Fondazione Rinascita e da UNPLI Cosenza nei giorni scorsi nella cittadina tirrenica. L’incontro ha rappresentato un primo, significativo momento di condivisione, confronto e programmazione, ponendo al centro la necessità di mettere in relazione conoscenze, competenze e responsabilità, per individuare insieme le condizioni e le priorità sulle quali costruire e sviluppare il futuro Cammino.
La scelta di collocarlo nei festeggiamenti in onore di San Daniele Fasanella ha dato a questo lavoro un significato preciso. Nei saluti del sindaco Vincenzo Cascini, il legame della città con il patrono ha richiamato il valore di una devozione che continua a riunire la comunità. Da questa appartenenza nasce anche la possibilità di guardare al patrimonio religioso come a una responsabilità culturale: conoscerlo più profondamente, trasmetterlo e riconoscere le relazioni che lo uniscono ad altri territori.
Il Convento di San Daniele custodisce una delle relazioni dalle quali il progetto prende avvio. Fra Rocco Timpano, approfondendo le due figure francescane con particolare attenzione a Sant’Angelo, ha richiamato anzitutto il significato del mettersi in cammino: un percorso acquista senso quando nasce da una motivazione profonda, da una ricerca che nella fede trova la propria ragione. È questa dimensione spirituale a dare valore all’attraversamento dei luoghi e all’incontro con la loro storia. Nel convento intitolato al martire belvederese, il giovane Luca Antonio Falcone iniziò il terzo noviziato nel novembre del 1690 e pronunciò la professione religiosa l’anno successivo. La memoria di San Daniele Fasanella e degli altri frati martiri si intreccia qui con la vicenda umana e spirituale di Sant’Angelo d’Acri, trovando nel Convento dei Frati Cappuccini, destinato a diventare una delle tappe del futuro Cammino, un luogo di profondo valore storico e religioso. Un legame che arricchisce il significato dell’itinerario e ne rafforza le radici spirituali, offrendo un patrimonio di storia, fede e testimonianze da custodire e valorizzare lungo tutto il percorso di progettazione.
Da Belvedere lo sguardo si rivolge dunque ad Acri, città natale del santo. La partecipazione di Mario Bonacci, assessore alla Cultura del Comune di Acri, ha inserito questo legame nella prospettiva di una collaborazione tra amministrazioni, da sviluppare attraverso scambi culturali, iniziative educative e occasioni di conoscenza reciproca. Il contributo di Virginia Mariotti, sindaca di San Marco Argentano, ha ampliato il confronto all’esperienza dei cammini calabresi: il rapporto di San Marco con la giovinezza di San Francesco di Paola e con la «Via del Giovane» offre infatti un’esperienza con la quale dialogare, mantenendo distinta e riconoscibile la storia di ciascun itinerario.
È su tale passaggio che il confronto con Mario Martino, presidente del Consorzio di Gestione dei Cammini culturali, ha portato ulteriori elementi di programmazione. Individuare le tappe, verificarne la coerenza e la percorribilità, organizzare l’informazione e definire le responsabilità di gestione sono questioni da affrontare insieme allo studio dei luoghi. La tavola rotonda ha consentito di mettere in relazione questi aspetti, delineando il lavoro necessario per accompagnare la proposta verso una successiva fase progettuale.
Su queste premesse, Alessandro Crocco e Antonello Grosso La Valle hanno approfondito il significato, gli obiettivi e le prospettive del progetto promosso dalla Fondazione Rinascita e da UNPLI Cosenza. La costruzione del Cammino richiede anzitutto una visione condivisa, capace di definire il patrimonio storico, culturale e spirituale da raccontare, individuare il tracciato e le tappe dell’itinerario, prevedere i servizi necessari alla sua fruizione e, soprattutto, coinvolgere attivamente le comunità che custodiscono le testimonianze, affinché diventino protagoniste della sua realizzazione e valorizzazione.
Per Crocco, presidente della Fondazione Rinascita, la conoscenza di Sant’Angelo costituisce il punto dal quale partire. Il suo approfondimento ha riportato al centro il giovane Luca Antonio, la ricerca della vocazione e il significato delle scelte maturate a Belvedere. Una vicenda nella quale l’incertezza e la possibilità di ricominciare conservano una forza capace di parlare ai ragazzi di oggi.
Questa lettura attribuisce al progetto una precisa dimensione educativa. Attraversare i luoghi di Sant’Angelo significa poter comprendere un’esperienza umana e spirituale, avvicinandosi alle fonti e alle comunità che ne conservano la memoria. In tale direzione si collocano le prospettive di coinvolgimento delle scuole e dei giovani, insieme alla possibilità di dare continuità al rapporto tra Acri e Belvedere unitamente agli altri territori. Il lavoro della Fondazione Rinascita trova qui la propria ragione culturale: far sì che il patrimonio diventi materia di conoscenza e occasione di partecipazione.
Perché questa conoscenza si traduca in un’esperienza autentica e condivisa, è fondamentale che il progetto cresca insieme ai territori e alle comunità che ne custodiscono la memoria e l’identità. È questa la prospettiva approfondita da Antonello Grosso La Valle, presidente di UNPLI Cosenza, che ha posto l’accento sul ruolo strategico delle Pro Loco e, più in generale, del Terzo settore, nella costruzione di un modello di turismo religioso capace di coniugare valorizzazione del patrimonio, partecipazione e sviluppo locale. In questa visione, il Cammino può rappresentare anche un’importante opportunità di destagionalizzazione dei flussi turistici e di rilancio dei borghi, soprattutto di quelli maggiormente esposti al rischio di spopolamento e di progressiva desertificazione imprenditoriale. La presenza capillare delle associazioni e il loro radicamento nelle comunità possono contribuire a mettere in relazione i luoghi della fede con il patrimonio storico, culturale e identitario dei borghi, valorizzando le realtà dell’accoglienza e le attività locali. Un approccio che punta a favorire una fruizione più consapevole e diffusa del territorio, trasformando il pellegrinaggio in un’occasione di incontro diretto con chi quei luoghi li abita e in una concreta possibilità di generare nuove opportunità per le comunità.
Il partenariato tra Fondazione Rinascita e UNPLI Cosenza assume così un contenuto operativo: accompagnare la ricerca storica con la ricognizione delle risorse locali, il coinvolgimento delle comunità e la costruzione dei servizi necessari al percorso. In questa prospettiva, il turismo religioso offre la possibilità di far conoscere anche luoghi meno frequentati, generando occasioni per le attività culturali e ricettive e mantenendo al centro il significato spirituale del Cammino.
Le prospettive del turismo religioso e il contributo dei calabresi all’estero hanno trovato un raccordo nelle conclusioni di Orlandino Greco, consigliere regionale e presidente della Consulta dei Calabresi nel Mondo. Il Cammino può avvicinare alla Calabria pellegrini e visitatori interessati al suo patrimonio spirituale e offrire alle comunità della diaspora, soprattutto alle nuove generazioni, un’occasione per conoscere la terra d’origine attraverso i luoghi della fede. La Consulta può favorire questo incontro, mettendo in relazione le iniziative dei territori con le competenze e i legami delle comunità calabresi nel mondo.
Greco ha sottolineato che la riuscita del Cammino richiede di affiancare alla fruibilità dei percorsi i servizi necessari a chi li attraversa. Rendere accessibile un itinerario comporta anche organizzare l’accoglienza, assicurare informazioni e mettere il pellegrino nelle condizioni di affrontare le diverse tappe. La qualità dei servizi diventa pertanto una parte essenziale del progetto e della sua capacità di sostenere lo sviluppo del turismo religioso nei territori coinvolti.
Raccogliendo le indicazioni emerse dalla tavola rotonda, il consigliere ha manifestato la volontà di portare in Regione una proposta per il Cammino di Sant’Angelo d’Acri. Il confronto ha così individuato un primo seguito istituzionale, entro una prospettiva che unisce la valorizzazione del patrimonio religioso alla qualità dell’accoglienza e alla collaborazione tra le comunità.
Coordinata dalla giornalista Fabrizia Arcuri, la tavola rotonda ha posto le basi di un percorso di programmazione nel quale il fondamento spirituale, la ricerca e l’organizzazione dell’itinerario procedano insieme. Il compito che emerge è dare continuità a questo dialogo, trasformando le relazioni tra le comunità in un lavoro condiviso sul Cammino.
