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Dal mito mediterraneo al realismo magico: uno scrittore reggino premiato a Carloforte con “L’isola dimenticata”.

C’è una narrativa sospesa tra realismo magico, mito popolare e memoria, dove il mare diventa la porta d’accesso a un mondo altro, le isole assumono un’anima e la fragilità umana si intreccia con la letteratura fantastica per essere spiegata. In questo solco si inserisce il riconoscimento ottenuto dallo scrittore reggino Matteo Valenti Piovasco, tra i vincitori della seconda edizione del premio letterario “Le parole dell’isola”, promosso dalla Biblioteca comunale Edmondo De Amicis e patrocinata dal Comune di Carloforte.
La premiazione si terrà oggi 16 maggio nell’isola di San Pietro, uno dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo: comunità sarda dalla profonda identità ligure, un luogo che sembra già appartenere alla letteratura e che ospita un premio dedicato al tema “Mare oltre i confini e la fragilità delle esistenze”.
Il racconto premiato, “L’isola dimenticata”, appartiene al filone del realismo magico mediterraneo: un fantastico poetico e meridionale in cui il soprannaturale convive con la vita quotidiana.
La storia è ambientata a Vennara, un’isola che ogni inverno svanisce lentamente fino a dissolversi del tutto: le case diventano trasparenti, le parole si spezzano, gli abitanti si trasformano in ciò che custodiscono nel cuore. Al centro del racconto ci sono Nereo, un giovane isolano incapace di accettare la sparizione della propria terra e Lira cartografa segnata dalla perdita della figlia in mare. Attraverso immagini visionarie e una lingua fortemente evocativa, il testo vuole affrontare temi profondi come il lutto, la memoria, l’identità e il rapporto tra gli esseri umani e il Mediterraneo.
Il fantastico diventa così uno strumento per raccontare il Sud e le leggende diventano chiavi narrative per parlare di precarietà, perdita e resistenza emotiva. Una poetica che recupera la tradizione orale mediterranea e trasformandola in letteratura contemporanea.
L’esperienza dello scrittore reggino dimostra come esista ancora spazio per un immaginario che sia profondamente legato ai territori del Sud. Reggio Calabria e Carloforte, in questo senso, sembrano già unite da un ponte letterario fatto di mare, di culture di frontiera e di storie sospese tra realtà e cronaca ancestrale.
“L’isola dimenticata” ci dice che la narrativa fantastica meridionale può trovare voce, pubblico e autorevolezza e può farlo senza rinunciare alla propria identità poetica raccontando le fragilità contemporanee e trasformando il Sud in un universo narrativo che è vivo, simbolico e universale.
Il premio di Carloforte conferma proprio questo: il fantastico, quando nasce dalla memoria dei luoghi e dalla cultura del Mediterraneo, può ancora parlare con forza al presente.
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