Non bisogna adorare le ceneri, ma coltivare il fuoco. La tradizione non è guardarsi indietro per inorgoglirsi di un passato illustre, ma rendere quel passato qualcosa che può diventare valore per il presente. È questa la sfida che la Calabria ha davanti con i suoi Marcatori Identitari Distintivi (MID): non autocelebrarsi, non contemplare la bellezza, ma governarla, organizzarla e trasformarla in conoscenza, reputazione, marketing territoriale, crescita culturale, sociale ed economica. Insomma, usare il patrimonio immateriale della Calabria, che parte da Alcmeone di Crotone, passa da Bruno da Longobucco, dalla scuola dei Vianeo di Tropea, da Luigi Lilio e dal Moscato al Governo di Saracena, fino a Severino, come strumento per far conoscere questa terra per ciò che realmente è.
AMARELLI: I MID SONO FUOCHI DA TENERE ACCESI, NON CENERI DA CONTEMPLARE
È questa una delle consegne più forti emerse a Tarsia nel confronto ospitato al Piccolo Teatro Popolare in occasione della presentazione del volume Il medico a rovescio. Marco Aurelio Severino nell’Europa del Seicento di Aurelio Musi, edito da Rubbettino. A proporre questa chiave di lettura, parafrasando Gustav Mahler, è stato Fortunato Amarelli, Amministratore Delegato della Fabbrica di Liquirizia Amarelli e Presidente del Digital Innovation Hub Calabria, intervenuto nel dibattito dedicato al medico tarsiano, pioniere della chirurgia vascolare e tra i fondatori dell’anatomia comparata.
MONTESANTO (MID): TARSIA MODELLO REPLICABILE, ORA AMPLIARE MAPPATURA REGIONALE
Ancora più incisiva la riflessione di Lenin Montesanto, ideatore del progetto Marcatori Identitari Distintivi per Calabria Straordinaria, che, nel complimentarsi con l’Amministrazione comunale per l’esperienza avviata da Tarsia, ha ribadito come questo sia il modello replicabile in tutti i comuni calabresi capaci di riconoscere, popolarizzare e rendere produttivi i propri marcatori. Il punto non è aggiungere una targa a un elenco celebrativo, ma riprendere il lavoro sulla mappatura dei MID già depositata negli anni scorsi, aggiornarla, ampliarla e inserire figure come Severino nel Pantheon dei MID della Calabria. È dentro questa prospettiva che l’identità smette di essere memoria decorativa e diventa progettazione: cultura, turismi, formazione, impresa, comunicazione e reputazione internazionale.
TRADURRE LE OPERE INEDITE È LA PRIMA GRANDE SFIDA REGIONALE
Uno dei messaggi più concreti emersi dal confronto è stato rilanciato soprattutto da Aurelio Musi e dal professore ordinario di Anatomia Umana dell’Università di Perugia Mario Rende: la Regione Calabria deve sostenere la traduzione in italiano delle opere di Severino, in larga parte ancora non accessibili al grande pubblico e agli stessi percorsi ordinari di studio. La produzione conservata nella Biblioteca Lancisiana di Roma rappresenta un patrimonio scientifico enorme, capace di rivelare ulteriori elementi di originalità medica, anatomica e culturale. L’appello, ribadito anche dal sindaco Roberto Ameruso, è chiaro: finanziare ricerca e traduzioni non significa sostenere una memoria locale, ma restituire alla Calabria un autore che l’Europa scientifica conobbe prima e meglio della sua stessa terra.
SEVERINO, UN INNO ALLA CALABRIA DELLA CONOSCENZA
A riguardo, la ricostruzione offerta da Musi nella ricostruzione storica e antropologica del medico tarsiano ha restituito il profilo di un protagonista assoluto della cultura umanistica e scientifica tra Cinque e Seicento. Un vero e proprio inno alla Calabria, ai suoi uomini, alle sue donne e a Marco Aurelio Severino, protagonista di cultura umanistica e scientifica e patrimonio eccezionale per questa terra. Severino non fu soltanto chirurgo, ma primo anatomo-chirurgo capace di fondare una moderna chirurgia sperimentale, figura pienamente inserita nelle correnti europee del sapere e testimonianza di una Calabria tutt’altro che isolata. È da questa consapevolezza che nasce la necessità di rileggere un’intera stagione storica, nella quale il Mezzogiorno e la Calabria non furono margini della modernità, ma luoghi di produzione, circolazione e sperimentazione.
RUBBETTINO: SUA LEZIONE CONTINUA A INTERROGARE MEDICINA CONTEMPORANEA
Il contributo della casa editrice Rubbettino, attraverso il direttore editoriale Luigi Franco, e il dialogo con il mondo medico, rappresentato dal chirurgo e primario Guglielmo Guzzo, hanno allargato la figura di Severino oltre la sola dimensione specialistica. Da un lato è emerso l’uomo di cultura, filosofo e umanista, capace di attraversare il proprio tempo con strumenti molteplici; dall’altro la sua lezione continua a interrogare la medicina contemporanea, chiamata oggi a confrontarsi con nuove tecnologie, intelligenza artificiale, complessità organizzative, liste d’attesa e difficoltà di accesso alla cura. La conoscenza del corpo, delle malattie e dell’equilibrio dell’organismo resta il punto di partenza di ogni atto medico, ieri ostacolato da credenze e resistenze, oggi sfidato da sistemi sempre più veloci e spesso distanti dai bisogni reali delle persone.
IL 25 MAGGIO GLI STUDENTI A NAPOLI, DOVE SEVERINO OPERÒ
Nell’ambito dello stesso progetto promosso dall’Amministrazione comunale per la valorizzazione e consapevolezza della figura di Severino, il percorso di riqualificazione e consapevolezza inizia a muovere i primi passi anche nelle scuole. Il prossimo lunedì 25 maggio, infatti, un gruppo di 60 persone tra studenti e accompagnatori dell’Istituto Comprensivo di Terranova da Sibari – Scuola secondaria di primo grado Marco Aurelio Severino, plesso di Tarsia – sarà a Napoli per una visita formativa al MUSA – Museo Universitario delle Scienze e delle Arti, nel Complesso di Santa Patrizia. Sarà una tappa di popolarizzazione di Severino attraverso la scuola, nei luoghi della scienza napoletana dove il medico tarsiano operò e dove la sua esperienza continua a intrecciarsi alla storia dell’anatomia, della medicina sperimentale e della formazione scientifica.
A NOVEMBRE IL PREMIO CITTÀ DI TARSIA INTITOLATO A SEVERINO
Il programma avviato dall’Esecutivo civico proseguirà con l’istituzione del Premio Città di Tarsia intitolato a Marco Aurelio Severino, destinato a personalità distintesi nel campo medico-scientifico. A sottolinearne il valore di questa idea è stato il consigliere comunale delegato alla cultura Roberto Cannizzaro, ricordando che il percorso inaugurato con la presentazione del libro di Musi non si esaurirà con la giornata del Piccolo Teatro Popolare, ma continuerà prima con il viaggio d’istruzione degli studenti a Napoli e poi con l’appuntamento di novembre, in concomitanza con la ricorrenza della morte del medico tarsiano. Accanto al Premio, è prevista anche una prima borsa di studio dedicata agli universitari per sostenere l’approfondimento delle fonti ancora inedite. Sono strumenti che collocano la valorizzazione fuori dalla retorica commemorativa e dentro un percorso di ricerca, formazione e restituzione pubblica, capace di coinvolgere scuole, università, istituzioni culturali e comunità scientifica.
SEVERINO NATURALISTA, IL PONTE CON LE RISERVE DI TARSIA
Tra gli elementi meno scontati emersi durante l’incontro vi è anche la dimensione naturalistica di Severino. Agostino Brusco, Direttore delle Riserve Naturali del Lago di Tarsia e della Foce del Crati, ha richiamato l’attenzione sugli studi dedicati a specie animali e micromammiferi, tra cui talpa e riccio. Un profilo che apre un collegamento naturale con il patrimonio delle Riserve e con la Biblioteca Naturalistica Calabrese, presidio specialistico dedicato alle scienze naturali, biologiche, zoologiche e botaniche, potenzialmente utile anche per giovani studenti e ricercatori.
SCIENZA, CULTURA, IMPRESA E TERRITORIO OBIETTIVO COMUNE
La serata, condotta da Lenin Montesanto e apertasi con i saluti del sindaco Roberto Ameruso, è stata arricchita anche dai contributi della responsabile del Museo Civico e della Civiltà Contadina Sara Aloia, dell’economista Lilia Infelise e del consigliere regionale Elisabetta Santoianni. Un parterre ampio, nel quale istituzioni, cultura, scienza, impresa e territorio hanno condiviso una stessa necessità: fare di Severino non un nome recuperato dall’oblio, ma una chiave per raccontare al mondo il contributo distintivo della Calabria alla storia universale.
