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A Belvedere Marittimo il forum internazionale “Il Mediterraneo, crocevia di pace, culture e civiltà” riunisce esponenti del mondo accademico, della cultura, dell’informazione e delle istituzioni

Il Mediterraneo come spazio d’incontro, anziché linea di separazione; la conoscenza come strumento per avvicinare comunità e tradizioni; i giovani come protagonisti di un dialogo capace di superare i confini nazionali. Sono i temi che hanno attraversato il forum pubblico «Il Mediterraneo, crocevia di pace, culture e civiltà», svoltosi il 9 ottobre a Belvedere Marittimo, cittadina tirrenica, in provincia di Cosenza, nell’ambito della terza edizione della Summer Peace University (SPU26).

Promosso dall’Istituto Calabrese di Politiche Internazionali (IsCaPI), insieme al Comune di Belvedere Marittimo e a una rete internazionale di atenei e Istituzioni culturali, il progetto accoglie quaranta studenti provenienti da Paesi diversi. L’edizione 2026 gode del patrocinio dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, della Regione Calabria, del Consiglio regionale della Calabria, della Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione (Figec) e del quotidiano Giornalisti Italia e dell’Associazione Giornaliste Italiane.

A moderare l’incontro è stata la giornalista Fabrizia Arcuri, responsabile della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche della SPU e referente dell’Associazione Giornaliste Italiane. Ad aprire i lavori, il sindaco Vincenzo Cascini, che nei saluti rivolti alle delegazioni straniere, ai rappresentanti delle università, agli ospiti e alla senatrice Tilde Minasi ha sottolineato il significato dell’iniziativa per Belvedere Marittimo: una realtà che, valorizzando il proprio patrimonio storico e la tradizione dell’ospitalità, si propone come luogo di formazione, scambio culturale e relazioni internazionali.

Il primo contributo al dibattito è giunto da Lorenzo Del Boca, presidente della Figec, che ha richiamato la vocazione storica del Mediterraneo quale punto di contatto tra Europa e Africa. Attraverso la figura di Ulisse, emblema della curiosità intellettuale e del desiderio di conoscere, Del Boca ha proposto una riflessione sul viaggio come apertura verso l’altro. L’incontro con civiltà differenti, in questa prospettiva, non indebolisce il legame con le proprie radici, ma lo arricchisce, inserendolo nella lunga storia di scambi, idee e influenze reciproche che hanno plasmato il bacino mediterraneo.

Il confronto si è quindi spostato sul ruolo delle università nella costruzione di legami tra Paesi e comunità. Mohamed Elshinawi, presidente della Galala University, ateneo egiziano partner del programma, ha richiamato il valore della collaborazione accademica tra Italia ed Egitto. Studio, ricerca e mobilità internazionale aprono occasioni di confronto che superano la dimensione degli accordi istituzionali, favorendo una conoscenza più profonda delle rispettive culture e nuove opportunità per gli studenti.

Sulla necessità di dare continuità a queste relazioni si è soffermato Abdelaziz Rhandi, delegato alle Relazioni internazionali dell’Università di Salerno, anch’essa partner del progetto. La formazione universitaria, è emerso dal suo intervento, è chiamata non soltanto a trasmettere competenze, ma anche a coltivare il pensiero critico e a preparare le nuove generazioni ad affrontare una realtà complessa e in continua trasformazione. La cooperazione fra atenei diventa, in tal senso, un investimento culturale capace di produrre effetti duraturi.

Accanto alla riflessione accademica, il forum ha riconosciuto alla cultura e all’arte una funzione essenziale nel dialogo tra i popoli. Pietro Sacchetti, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, ha evidenziato la capacità dei linguaggi artistici di esprimere memorie, sensibilità e visioni del mondo al di là delle barriere linguistiche. La creatività diventa così una via privilegiata per accostarsi all’esperienza altrui e riconoscere, nelle differenze, un patrimonio di significati condivisibili.

Particolarmente significativo è stato il contributo degli studenti, che nei loro interventi hanno sintetizzato i temi affrontati durante la prima settimana di attività, soffermandosi sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Le loro relazioni hanno offerto anche uno spaccato del piccolo mondo multiculturale che si è formato a Belvedere Marittimo: un intreccio di provenienze, abitudini e punti di vista che, nella quotidianità, si traduce in occasioni di conoscenza reciproca. Non soltanto destinatari di un’esperienza formativa, dunque, ma protagonisti capaci di interpretarne i contenuti e restituirli attraverso il proprio sguardo.

Le conclusioni sono state affidate alla Senatrice Tilde Minasi, sostenitrice del progetto fin dall’inizio. Nel suo intervento ha richiamato il valore dei piccoli centri come luoghi nei quali storia, identità e accoglienza possono diventare risorse per la cooperazione internazionale. A questa prospettiva si collega la proposta di legge sui borghi da lei presentata, orientata a valorizzare i territori e a promuoverne nuove opportunità di sviluppo. Belvedere Marittimo ne rappresenta un esempio concreto: una comunità che, custodendo le proprie peculiarità, apre le porte a studenti, docenti e delegazioni straniere e rafforza il dialogo tra dimensione locale e scenari internazionali.

Il richiamo alla responsabilità verso il futuro si intreccia anche con la questione dell’intelligenza artificiale, affrontata nel corso di formazione per giornalisti che ha preceduto il forum. Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, insieme ai rischi connessi al loro impiego, rendono sempre più necessarie competenze critiche, consapevolezza etica e attenzione alla qualità dell’informazione. Un tema che conferma quanto educazione e capacità di discernimento siano decisive nelle trasformazioni del presente.

Nella parte finale del suo intervento, Minasi ha scelto la metafora del seme per rappresentare un impegno che richiede tempo e continuità. Come un seme ha bisogno di un terreno fertile per mettere radici, così la pace necessita di condizioni favorevoli: educazione, rispetto, occasioni di incontro e responsabilità condivise. Alle istituzioni e alle comunità spetta il compito di creare queste condizioni; ai giovani, quello di coltivare e far crescere quanto hanno appreso.

Il programma, che proseguirà fino al 16 ottobre, mostra come studio, cultura e vita condivisa possano concorrere a una stessa finalità. La conoscenza diventa così un esercizio quotidiano di ascolto e comprensione, nel quale la diversità non attenua le identità individuali ma ne amplia gli orizzonti. E in un Mediterraneo spesso raccontato attraverso le sue tensioni, s’indica un’altra possibilità: riconoscere nella pluralità delle culture una risorsa per costruire relazioni più consapevoli. È questo il significato che i quaranta partecipanti potranno portare con sé, trasformando gli incontri di questi giorni in legami e responsabilità destinati a durare. Perché la pace, prima di diventare un orizzonte politico, ha bisogno di essere appresa e praticata nei rapporti tra le persone.

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