Il futuro dei borghi rurali tra rigenerazione urbana, giovani e nuove forme di lavoro. Questo il titolo del forum che si è svolto nei giorni scorsi a S. Floro (Cz) e al quale gli studenti del liceo classico Don Bosco di Soverato hanno partecipato insieme agli studenti dell’Umg. Il titolo è già un programma in quattro parole chiave: borghi rurali, giovani, futuro e lavoro. Parole che disegnano una mappa strategica importante, tanto da riunire intorno al tavolo della presidenza i principali rappresentanti istituzionali e associativi del territorio: la presidente della pro loco di San Floro, Teresa Cosentino, il primo cittadino Bruno Meta, i sindaci, il presidente del Gal, Marziale Battaglia, la dirigente dell’istituto comprensivo di Borgia-S. Floro, Marialuisa Lagani e Cosimo Caridi, dirigente Regione Calabria (dipartimento turismo). Nel corso del suo intervento “Fili di seta, tessere margini di libertà”, la dirigente della scuola Don Bosco, Elena De Filippis, ha declinato così quelle quattro parole chiave: “Ci sono realtà solide e di successo create dai cosiddetti ‘giovani pellegrini’, quelli che lasciano la Calabria ma poi decidono di tornare per fondare aziende dal basso legate al territorio e alle sue tradizioni. Ecco perché abbiamo deciso di organizzare un percorso di orientamento per i nostri alunni – ha spiegato – incentrato proprio su questa possibilità”. De Filippis ha citato un saggio basato su uno studio dell’università Federico II di Napoli, Tecniche del sé e soggettivazione. Confessioni di giovani imprenditori, che offre in merito prospettive interessanti. “A chi parla della Calabria dicendo ai giovani di andare via perché qui non c’è nulla – ha sottolineato la preside – si può rispondere che è proprio nei luoghi dell’esodo che c’è tutto da fare”.
Miriam Pugliese, dell’azienda Nido di Seta di San Floro, ha quindi raccontato ai ragazzi la storia della cooperativa agricola che coltiva il baco da seta, da lei fondata insieme ad altri giovani che hanno deciso di tornare in Calabria. “Attualmente l’azienda ha un contratto con Gucci e si rapporta a realtà internazionali, dimostrando che anche partendo da una piccola impresa e reinventando la tradizione – ha spiegato – si può costruire qualcosa di importante”. Ingredienti come la determinazione e la volontà di partire dal basso hanno accompagnato poi la testimonianza di Fortunato Zangara, del Bellavita Padel Club di Squillace (Cz). Conclusioni affidate alla professoressa Maria Colurcio, ordinaria di Economia e gestione delle imprese all’Umg. “Il nostro territorio dispone di enormi risorse, ma per metterle a frutto bisogna saperle riconoscere e valorizzare”, ha osservato Colurcio, illustrando nel suo intervento i concetti di rigenerazione territoriale, sostenibilità ed economia circolare, concetti in buona parte alla base della riuscita di “Nido di seta”, realtà imprenditoriale studiata dalla professoressa come case history di successo. I giovani della Don Bosco sono stati poi accompagnati a vedere il ciclo di vita del baco e le varie tipologie di seta che se ne possono ricavare, visitando anche il Museo della seta, polo culturale unico nel sud Italia, dedicato alla conservazione e alla valorizzazione dell’intera filiera serica.
