Si è svolto ieri, presso la Sala Mons. Giovanni Ferro della Curia Arcivescovile di Reggio Calabria, un intenso e partecipato incontro culturale dedicato allo scrittore-poeta calabrese Pat Porpiglia, promosso dal Movimento Culturale “Cento e più Poeti per la Pace” e coordinato dal dr. Giovanni Suraci.
Un appuntamento che è andato ben oltre la semplice presentazione di un autore e delle sue opere, trasformandosi in un autentico viaggio nella memoria, nelle radici, nell’esperienza dell’emigrazione e nel rapporto profondo e mai reciso con la propria terra.
Dopo l’introduzione e l’accurata recensione critica dell’opera di Porpiglia da parte del dr. Giovanni Suraci, sono intervenuti l’avv. Marina Neri, il poeta Nino Cotroneo e l’escursionista Giuseppe Giunta, che hanno letto alcuni brani tratti dalle opere dello scrittore, contribuendo a restituire al pubblico la ricchezza e la varietà della sua produzione letteraria.
Particolarmente intenso il momento in cui Pat Porpiglia, visibilmente emozionato, ha scelto di raccontarsi in prima persona, ripercorrendo le tappe fondamentali della propria vita. Figlio dell’Aspromonte, appena concluso il liceo, Porpiglia lasciò la Calabria per emigrare in Canada, dove visse per oltre vent’anni e dove seppe costruire, con impegno e determinazione, un percorso costellato di importanti successi.
Ma il richiamo della terra d’origine non si è mai spento. Dopo oltre due decenni trascorsi lontano dalla Calabria, Porpiglia è tornato nella sua terra amata, portando con sé un patrimonio di esperienze, ricordi e sentimenti che hanno trovato nella scrittura una forma di espressione e, soprattutto, di testimonianza. Nel corso degli anni ha pubblicato nove libri, tra raccolte poetiche, racconti e altre opere, animato dalla volontà di lasciare ai propri concittadini e ai familiari una traccia della propria esperienza umana e letteraria. Una produzione nella quale il vissuto personale si intreccia con la memoria collettiva, con l’identità calabrese e con il sentimento dell’appartenenza.
Non sono mancati gli interventi del pubblico. Adele Minuto, Antonietta De Angelis, Pino Vilasi e il sindaco di Fiumara di Muro, Giuseppe Iannì, hanno voluto esprimere parole di apprezzamento e di riconoscimento nei confronti dello scrittore, sottolineando il valore della sua testimonianza e il legame che attraverso la sua opera continua a mantenere con la comunità.
A impreziosire la serata è stata inoltre la presenza musicale del M° Franco Donato, che ha proposto brani ispirati ai temi e alle atmosfere delle opere di Porpiglia, creando un dialogo suggestivo tra parola, poesia e musica. Durante l’incontro, il coordinatore del Movimento Culturale “Cento e più Poeti per la Pace”, ha voluto consegnare all’ospite un dono dal forte valore simbolico: una barca. Un’immagine particolarmente significativa in questo momento storico segnato da guerre, conflitti e da quello che Suraci ha definito un “tragico momento di delirio collettivo”. La barca diventa così metafora dell’io che riesce a stare a galla su qualcosa di molto più grande di sé: la scoperta, il mare, l’inconscio, il destino. Un piccolo oggetto capace, nella sua essenzialità, di evocare il viaggio dell’uomo attraverso la vita, la memoria e l’incertezza del proprio tempo. Con il suo consueto spirito ostinato e appassionato di promotore culturale, Giovanni Suraci ha quindi dato appuntamento a Pat Porpiglia al prossimo anno, rivolgendogli un invito preciso: continuare a scrivere e a consegnare ai lettori una nuova opera.
Un invito che assume il valore di un auspicio e, al tempo stesso, di un riconoscimento: perché la cultura vive quando riesce a trasformare le esperienze individuali in memoria condivisa e quando la parola di uno scrittore diventa patrimonio di una comunità.
L’incontro alla Sala Mons. Giovanni Ferro si è così concluso nel segno della poesia, della memoria e della pace, confermando ancora una volta la vocazione del Movimento Culturale “Cento e più Poeti per la Pace” a creare occasioni di confronto e di incontro attraverso la letteratura, la musica e la cultura.
