Sala piena, applausi, calore ed emozione per la proiezione di Ensemble, il documentario diretto da Manuel Cundari ed Eugenio Piluso, che alla terza edizione del SàFF – Social Action Film Festival di Napoli porta a casa due importanti riconoscimenti: il Premio Social Storytelling e il Premio ZaLab View.
Un film nato nell’entroterra calabrese, ad Acri, dentro La Casa di Abou Diabo, che dopo tante tappe è arrivato a confrontarsi con il pubblico e la giuria di uno dei palcoscenici più importanti del cinema sociale in Italia: il SàFF, unico festival europeo di cinema sociale co-prodotto con il Terzo Settore. Un percorso che porta con sé, di tappa in tappa, anche il territorio calabrese e in particolare quello di Acri, raccontato e restituito ogni volta a un pubblico nuovo.
Il Premio Social Storytelling è un riconoscimento che il SàFF ha scelto di dedicare, quest’anno, alle opere capaci di far risuonare, attraverso il proprio racconto, le tematiche più care al Festival, in linea con i temi dei panel ai quali partecipano realtà e rappresentanti del Terzo Settore e che costituiscono uno dei fili conduttori della programmazione. Ed è esattamente questo che Ensemble riesce a fare: entrare nella quotidianità di un centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati senza mai scadere nella retorica o ridursi alla burocrazia che ne sta dietro, restituendo invece relazioni, musica, risate, desideri e sogni per il futuro.
Il premio è stato infatti consegnato nell’ambito del panel “Velisti e surfisti: inquadrare i desideri delle nuove generazioni | Terzo Spazio”, che ha un rilevante valore di lettura sociale. L’incontro parte dalla distinzione del sociologo Antonio De Lillo tra il velista, che tiene una rotta propria, e il surfista, che segue la corrente: due chiavi per capire come i giovani immaginano il futuro. In questa cornice i dati nazionali su infanzia, adolescenza e condizione giovanile si confrontano con il racconto audiovisivo, in dialogo con i giovani stessi. Ricevere il premio in questo contesto significa vedere la storia di Sekou e dei ragazzi del centro di Acri inserita in una riflessione più ampia su cosa voglia dire, oggi, costruire il proprio futuro, vero fulcro della narrazione che Cundari, Piluso e tutto il collettivo dietro ad Ensemble hanno voluto portare sullo schermo.
Per un’idea nata dai banchi dell’Università della Calabria, nel corso di laurea triennale in Media e Società Digitale, ritrovarsi a dialogare con il mondo accademico e della ricerca ha un valore particolare. Al confronto, moderato da Mirella Paolillo (Università Federico II), hanno preso parte alcune tra le realtà più autorevoli sul tema: il Polo delle Ricerche Save the Children con Patrizia Luongo, l’Osservatorio Con i Bambini/Openpolis con Fabrizio Minnella, l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo – Università Cattolica con Rita Bichi, l’Osservatorio Giovani dell’Università Federico II con Lello Savonardo e Amalia Caputo, e la Fondazione Poetica e Unhate Foundation con Emanuele Fusi. Con loro anche l’attrice Claudia Tranchese, nel cast della serie TV “La Preside”. Un parterre che conferma quanto il racconto di Ensemble sia riuscito a parlare a platee ben oltre quella festivaliera.
Accanto al Social Storytelling, arriva anche il Premio ZaLab View, assegnato dall’associazione fondata, tra gli altri, anche da Andrea Segre, da sempre punto di riferimento del cinema sociale in Italia. Nel motivare la scelta, ZaLab ha sottolineato la capacità del film di raccontare la vita del centro di accoglienza con autenticità e rispetto, “senza ridurre le persone alle loro storie di migrazione”.
Il premio porta con sé una distribuzione di 12 mesi sulla piattaforma ZaLab View, un passaggio che per Ensemble vale più di una semplice vetrina: per un film indipendente, partito senza il sostegno di alcuna casa di produzione o di distribuzione, arrivare a una distribuzione SVOD strutturata come quella di ZaLab significa poter continuare a incontrare pubblico anche oltre il circuito dei festival e dimostrare che si può fare cinema di qualità restando radicati in un territorio dove, troppo spesso, questo sembra ancora utopico.
