Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sulla diminuzione di 4.606 studenti prevista nelle scuole calabresi per l’anno scolastico 2026/2027, un dato che assume rilievo non soltanto ai fini dell’organizzazione del servizio di istruzione, ma quale indicatore di una trasformazione demografica destinata a incidere sulla struttura economica e sulla sostenibilità territoriale dei servizi pubblici regionali.
La contrazione della popolazione scolastica costituisce l’esito differito della diminuzione delle nascite e del saldo migratorio interno negativo, che interessa in misura significativa le fasce più giovani della popolazione. L’emigrazione di universitari, laureati, professionisti e lavoratori qualificati determina una perdita di capitale umano con effetti che superano la dimensione anagrafica: il territorio sostiene una parte rilevante dei costi della formazione, mentre una quota del rendimento economico e fiscale generato da quelle competenze viene successivamente trasferita verso altre regioni o all’estero.
La perdita di popolazione nelle età lavorative restringe la base produttiva e fiscale, indebolisce la domanda interna e modifica la struttura demografica, incidendo anche sulla formazione delle famiglie e sulle nascite. Il calo degli studenti rappresenta pertanto l’effetto visibile di un processo economico e demografico che si sviluppa molto prima dell’ingresso dei bambini nel sistema scolastico.
I recenti segnali di miglioramento dell’economia regionale sono positivi, ma non ancora sufficienti a modificare questa tendenza. L’aumento dell’occupazione e la riduzione della disoccupazione devono essere accompagnati da una crescita della produttività, degli investimenti privati, della partecipazione al mercato del lavoro e dell’occupazione qualificata. La questione non riguarda soltanto la disponibilità di posti di lavoro, ma la capacità della Calabria di offrire prospettive professionali e reddituali competitive rispetto a quelle che continuano ad attrarre i giovani verso altre aree del Paese e dell’Unione europea.
In tale contesto appare necessario superare politiche contro lo spopolamento fondate prevalentemente su contributi temporanei o incentivi individuali alla residenza. Una politica di rientro può produrre effetti permanenti soltanto se rende conveniente trasferire in Calabria attività lavorativa, reddito, competenze, iniziativa imprenditoriale e investimenti.
Il CNDDU ritiene pertanto opportuno valutare, nelle sedi istituzionali competenti, un programma pluriennale per il rientro e l’attrazione del capitale umano, coordinato con la Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno, istituita dal decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, con la programmazione dei fondi europei e con gli altri strumenti nazionali e regionali destinati agli investimenti.
Una strategia efficace dovrebbe avere un orizzonte almeno decennale. Le decisioni di chi ha costruito altrove una posizione professionale e familiare difficilmente possono essere modificate da agevolazioni di breve durata. Occorre creare condizioni economiche stabili che rendano conveniente lavorare, investire e costruire in Calabria un progetto di lungo periodo.
Nell’ambito delle competenze statali e nei limiti della normativa europea, potrebbe essere valutato un regime fiscale e contributivo rivolto al nuovo reddito e alla nuova occupazione prodotti in Calabria dai soggetti che vi trasferiscono stabilmente la propria attività. Il beneficio dovrebbe essere subordinato alla permanenza effettiva e alla continuità dell’attività lavorativa o imprenditoriale, con adeguati meccanismi di verifica. La finalità non sarebbe remunerare il rientro, ma ridurre temporaneamente il differenziale economico che condiziona la localizzazione del lavoro qualificato e degli investimenti, ampliando nel tempo la base produttiva e imponibile regionale.
Analogo criterio dovrebbe orientare gli incentivi alle imprese. Il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica, disciplinato dall’articolo 16 del decreto-legge n. 124 del 2023 e successivamente rifinanziato, rappresenta una leva significativa. Strumenti complementari potrebbero favorire, nel rispetto della disciplina nazionale ed europea sugli aiuti di Stato, gli investimenti capaci di attivare capitale privato e generare occupazione stabile, qualificata e aggiuntiva. L’efficacia della spesa pubblica dovrebbe essere valutata sulla capacità di produrre un incremento duraturo della produttività e dell’occupazione, evitando forme di sostegno prive di effetti strutturali.
Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ai calabresi che hanno maturato fuori regione esperienze professionali, scientifiche, tecnologiche o manageriali e intendano trasferire un’attività o costituire una nuova impresa. Strumenti di garanzia pubblica, accesso al credito e partecipazione finanziaria potrebbero accompagnare progetti selezionati sulla base della capacità di produrre innovazione, occupazione, esportazioni e collegamenti con il sistema produttivo regionale. Il capitale umano emigrato può così diventare una risorsa di sviluppo, riportando nel territorio non soltanto popolazione, ma conoscenze, capacità organizzative, reti professionali e relazioni con mercati esterni.
La strategia dovrebbe coinvolgere anche il sistema universitario, attraverso ricerca applicata, trasferimento tecnologico, dottorati industriali e collaborazione con le imprese, affinché la domanda di lavoro qualificato sia maggiormente coerente con le competenze prodotte dagli atenei calabresi. Anche il patrimonio immobiliare inutilizzato potrebbe concorrere al programma mediante strumenti di credito, garanzia e riqualificazione destinati a lavoratori e famiglie che trasferiscono stabilmente la propria attività, associando il rientro al recupero del patrimonio edilizio e alla riattivazione della domanda locale.
La sostenibilità finanziaria dell’intervento dovrebbe essere valutata su base pluriennale, confrontando il costo delle agevolazioni con le entrate fiscali e contributive generate dalla nuova occupazione, gli investimenti privati attivati e l’ampliamento della base economica regionale. La misura della sua efficacia non dovrebbe essere il numero dei contributi concessi, ma la capacità di modificare progressivamente il saldo migratorio della popolazione in età lavorativa, fino a conseguire, entro un arco temporale definito, un saldo positivo nelle fasce nelle quali si concentrano lavoro qualificato, imprenditorialità e formazione delle famiglie.
È in questo quadro che deve essere letto il dato dei 4.606 studenti in meno. La disciplina del dimensionamento scolastico, ridefinita dall’articolo 1, commi 557 e seguenti, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, opera necessariamente sulla consistenza della popolazione scolastica e sulle conseguenti esigenze organizzative. L’amministrazione dell’istruzione, tuttavia, interviene quando gli effetti della crisi demografica si sono già prodotti; sulle cause incidono principalmente le politiche economiche, occupazionali e territoriali.
L’aumento di 895 studenti con disabilità, contestuale alla diminuzione complessiva degli iscritti e alla riduzione segnalata di 55 posti dell’organico di potenziamento, impone inoltre di evitare automatismi tra contrazione della popolazione scolastica e riduzione del fabbisogno professionale. La determinazione delle risorse deve considerare la composizione dell’utenza, la distribuzione territoriale dei plessi e la complessità effettiva dell’offerta formativa.
La Calabria si trova quindi di fronte a una questione di programmazione economica prima ancora che scolastica. Limitarsi ad adeguare servizi e strutture alla diminuzione della popolazione significherebbe amministrare gli effetti dello spopolamento. Una strategia di lungo periodo deve invece intervenire sulle condizioni economiche che determinano le partenze e ostacolano i rientri.
I 4.606 studenti in meno diventano così un indicatore della capacità del sistema regionale di conservare e rigenerare la propria popolazione. La risposta richiede un coordinamento stabile tra istruzione, sviluppo produttivo, occupazione e programmazione territoriale, con un obiettivo verificabile: trasformare risorse pubbliche e investimenti privati in maggiore produttività, occupazione qualificata e progressiva inversione del saldo migratorio.
La questione decisiva non è finanziare il ritorno dei calabresi, ma creare le condizioni economiche affinché il rientro sia sostenibile e la permanenza stabile. È su questo risultato che dovrebbe misurarsi una nuova strategia economica e demografica per la Calabria.
4.606 studenti in meno, CNDDU: “La contrazione scolastica richiede una strategia economica e demografica di lungo periodo”
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