Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sugli effetti che la trasformazione dell’ecosistema informativo sta producendo sui processi di acquisizione, selezione e valutazione delle informazioni, in particolare tra le giovani generazioni.
Le recenti operazioni di interferenza informativa individuate in Europa, comprese quelle ricondotte dalle autorità francesi al dispositivo Storm-1516, mostrano un ambiente nel quale contenuti autentici, manipolati e artificialmente generati possono circolare attraverso gli stessi canali e raggiungere rapidamente pubblici molto ampi. Il fenomeno non riguarda soltanto le ingerenze straniere: investe un mercato dell’informazione nel quale l’attenzione dell’utente ha assunto valore economico e i sistemi algoritmici di raccomandazione selezionano una parte crescente di ciò che viene visualizzato.
Il dato dell’Eurobarometro secondo cui il 74% dei giovani europei tra i 15 e i 24 anni segue influencer o content creator segnala un cambiamento strutturale nelle modalità di accesso all’informazione. L’Intelligenza artificiale generativa accentua tale processo, riducendo drasticamente tempi e costi di produzione dei contenuti, mentre la capacità umana di verificarli rimane necessariamente limitata. Si determina così un’asimmetria tra la velocità con cui l’informazione viene prodotta e diffusa e il tempo necessario per valutarne provenienza, attendibilità e contesto.
L’aumento dell’offerta informativa, infatti, non determina automaticamente un aumento della conoscenza. Quando il volume degli stimoli eccede la capacità individuale di analisi, cresce il ricorso a scorciatoie cognitive, indicatori reputazionali e sistemi automatici di selezione. Il problema assume pertanto una dimensione cognitiva ed educativa, oltre che tecnologica ed economica.
Il quadro europeo ha già introdotto strumenti rilevanti. Il Digital Services Act, regolamento (UE) 2022/2065, disciplina anche la valutazione e la mitigazione dei rischi sistemici connessi alle grandi piattaforme; l’AI Act, regolamento (UE) 2024/1689, definisce un quadro comune per l’Intelligenza artificiale e attribuisce rilievo all’alfabetizzazione in materia di IA. La regolazione dei sistemi, tuttavia, non può sostituire la capacità dell’individuo di valutare l’informazione che tali sistemi distribuiscono o producono.
Per questa ragione il CNDDU rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, la proposta di avviare una sperimentazione nazionale nelle scuole secondarie, individuando, nell’ambito delle 33 ore annuali di educazione civica, una quota minima dedicata all’esercizio e alla valutazione del giudizio critico nell’ambiente digitale.
Non una nuova disciplina, ma un protocollo formativo comune e misurabile. Di fronte a una notizia, una statistica, un contenuto social o una risposta generata dall’IA, lo studente dovrebbe essere chiamato a risalire alla fonte primaria, verificarne la tracciabilità, confrontare evidenze indipendenti, rilevare incongruenze e motivare il grado di affidabilità attribuito all’informazione.
L’elemento innovativo dovrebbe riguardare soprattutto la valutazione. Non l’opinione dello studente, ma il procedimento attraverso il quale essa viene costruita: qualità delle fonti, consistenza delle evidenze, correttezza delle inferenze e capacità di riconoscere i margini di incertezza. Il monitoraggio dei risultati della sperimentazione consentirebbe di misurare l’efficacia del modello e di valutarne successivamente l’estensione.
È un passaggio che riteniamo necessario anche per superare una contrapposizione ormai poco produttiva tra competenze scientifico-tecnologiche e formazione umanistica. Nell’ecosistema dell’IA, comprendere come funziona una tecnologia e possedere gli strumenti per valutarne criticamente i risultati appartengono allo stesso processo formativo.
Quando produrre una risposta diventa sempre più rapido ed economico, aumenta il valore della capacità di stabilire se quella risposta sia fondata.
È su questa capacità, osservabile e verificabile, che chiediamo al Ministro di aprire un confronto: non insegnare ai giovani che cosa pensare, ma dotarli di un metodo per comprendere perché un’informazione possa meritare, oppure no, la loro fiducia.
CNDDU: “Educare a distinguere, verificare, giudicare: la nuova sfida della scuola nell’era dell’IA”
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