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Quando amministrazione fa rima con distruzione: Reggina annichilita in 12 anni di csx

di Paolo Ficara – Due giorni al voto. Ed il voto, si sa, è segreto. In un caso specifico, però, proponiamo di fare outing. Con stile. Quello stile che contraddistingueva il personaggio di Nino Manfredi, in un noto e spassoso film nel quale era chiamato ad eseguire la recita nella recita. Uscendo da un ascensore, doveva esclamare per uno spot: “Anch’io compro ai Grandi Magazzini”.

Magari con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, provate a ripetere la scena con una sola modifica: “Anch’io voto Paolo Brunetti“.

Vi fareste un po’ di quattrini, nel pubblicarla sui social. Specie se coincidesse con una reale intenzione di voto. Perché sareste sommersi da commenti di tifosi della Reggina. C’è infatti da pensare, a ragion veduta, che difficilmente un tifoso amaranto cadrà in tentazione. E che la Reggina possa spostare consensi, in termini elettorali, evidentemente non lo pensiamo solo noi. Lo pensano soprattutto quei candidati che se la sono messa in bocca. Chi maldestramente. E chi ancora peggio.

La sensazione, dunque, è che stiano per concludersi i dodici anni consecutivi di amministrazione del centrosinistra a Reggio Calabria. Che per la Reggina, numeri alla mano, non sono mai stati così nefasti. Considerando le due mancate iscrizioni, nel 2015 e nel 2023. La sentenza di fallimento bella e pronta tra dicembre 2018 e gennaio 2019, contestualmente allo sciopero dei calciatori. Ed un campionato di Serie D che è già un fallimento di per sé, e che verrà disputato per la quinta volta – la quarta consecutiva – negli ultimi dodici anni.

Tutto iniziò – è corretto ammetterlo – con una intervista del Dispaccio al sindaco Giuseppe Falcomatà, allora fresco di nomina, registrata la sera del 23 aprile 2015 e pubblicata il giorno dopo. Con il seguente titolo: “Non vogliamo nuovi Manenti”. Il riferimento era a Nick Scali. L’australiano. Contattato per interposta persona, da Peppe Scopelliti.

A differenza di chi ha difeso strenuamente la gestione Saladini-Cardona, salvo dissociarsi a danno ampiamente perpetrato, noi non dimentichiamo di aver prestato giornalisticamente il fianco. Sbagliando. Certo, non abbiamo la controprova. Non sappiamo se con gli australiani, la Reggina sarebbe tornata in Serie A. Di sicuro, non si è iscritta in C. Ed è stata la prima di una serie di situazioni, nelle quali le istituzioni cittadine hanno dimostrato di non saper attrarre l’imprenditoria.

Più che altro, hanno dimostrato di saperla respingere.

Che in quell’estate del 2015 si stesse giocando una partita che non ci piaceva, ce ne siamo accorti tardi. Esattamente nel momento in cui la Figc ha svincolato i calciatori della Reggina. Ma come? E la “finestrella”? C’era stato un triplice viaggio di Falcomatà, Foti e Praticò a Roma, per convincere la Figc a concedere una proroga per l’iscrizione. Abbiamo capito in ritardo che solo uno dei tre, in realtà, voleva questa proroga. Ma d’altronde, se ne è accorto tardi anche il diretto interessato.

Da quel disarcionamento, è nato tutto il resto.

Titolo sportivo affidato a Praticò. Unico in lizza, causa mancata partecipazione di Francesco Benedetto. Sconfitte e polemiche, già dal primo anno. Post trionfalistico per una vittoria nel campionato Allievi Regionali della Asd Reggio Calabria di Praticò, contro la Reggina Calcio di Foti. Quintali di livore. Quarto posto in D. Ripescaggio. E poi altri due anni e mezzo di totale mediocrità tecnica e gestionale. E di pochi quattrini.

Reduce da svariati lustri con campionati in Serie A e B, non solo non si è fatto di tutto per salvare quella Reggina. Ma si è consegnato il calcio ad una famiglia, quella dei Praticò, capace fin dal primo giorno solo di alimentare divisioni. Quel clima da guerra civile è presente ancora oggi. Non ci pare che il sindaco o chi per lui, abbia mai posto l’accento o abbia chiesto di smetterla. Anzi, i due f.f. si sono più volte accodati. Parlando di gufi, o altre bestialità del genere.

In quegli anni intercorsi tra il 2015 ed il 2018, va detto che la politica locale non è mai riuscita a far convergere alcuna sponsorizzazione significativa. L’azienda Hitachi non ci risulta abbia mai messo un euro, ammesso e non concesso gli sia stato chiesto. Stesso discorso per chi si è occupato della raccolta rifiuti, a differenza di altri capoluoghi calabresi.

Al di là delle palesi difficoltà dei Praticò, il colpo di grazia fu inferto proprio dall’amministrazione comunale. Lavori al “Granillo” iniziati in colpevole ritardo, Reggina costretta a giocare alcune gare interne a Vibo Valentia nella stagione 2018/19.

Dopo il disastro dell’omologa, per la seconda volta in appena otto anni Palazzo San Giorgio ha dovuto affidare un titolo sportivo di Serie D. E stavolta, l’hanno combinata proprio grossa. Stefano Bandecchi lo hanno chiamato loro, con Gianni Latella delegato allo sport. Massimo Ferrero lo hanno incontrato loro, con Carmelo Versace f.f. alla Città Metropolitana. Però hanno preferito il business plan della Fenice.

Senza volerci soffermare punto per punto su una vicenda arcinota, recente e tuttora “attiva”. Immaginate il lido comunale dato in gestione ad un imprenditore, il quale presenta un piano con promesse di investimenti milionari. Con l’idea di far tornare la struttura ai fasti di alcuni decenni addietro. Passano i mesi e gli anni, ma il lido rimane un ricettacolo di lerciume ed in stato di abbandono.

Cosa aspetterebbe una amministrazione degna di tal nome, a revocare la concessione?

Con il titolo sportivo, non si può fare. Però non si è mai visto un sindaco, o vice, o facente funzioni, che va puntualmente negli spogliatoi. O che rimane accanto al proprietario, anche quando c’è da rivolgersi alla stampa. Il tutto, alla stregua di un socio. Per non parlare poi dell’aspetto più grave di tutti, in quanto tangibile. La bolletta della luce al Sant’Agata, non ci risulta sia mai stata pagata in anticipo né a Benedetto, né a Foti, né a Praticò, né a Gallo, né a Saladini. Perché a Ballarino sì?

Sulla vicenda relativa a Gianni Infantino, o ci mettiamo a scrivere un’enciclopedia oppure rimandiamo/soprassediamo. Il fatto che non siano mai venuti fuori i nomi degli acquirenti contattati dal Presidente della FIFA, al momento ci fa propendere per la seconda opzione.

Negli ultimi tre anni, non sono mancati gli strali di chi accusa i contestatori di Ballarino di essere schierati politicamente. Però poi ci ritroviamo le facce […] di tali soggetti sui santini elettorali. Siamo oltre il concetto del bue con l’asino. Brunetti aveva inserito nel famoso bando, la possibilità per un membro dell’amministrazione di far parte del cda della nuova società. A titolo di controllore. Oggi ci ritroviamo una Reggina in Serie D, indebitata non si sa di quanto né perché – dato che non ci pare abbia sostenuto grosse spese – e poi vediamo candidarsi il padre dell’attuale direttore generale. Con il centrosinistra, manco a dirlo.

Dall’altro lato, è corretto sottolineare come in qualche salotto romano si sia favorito l’arrivo di Felice Saladini a Reggio. Francesco Cannizzaro, da deputato, si era reso protagonista di un intervento tra l’inutile ed il dannoso, in Parlamento nel 2023. Perorava la causa di una Reggina che ancora non era stata nemmeno penalizzata. Ha “svegliato” i parlamentari di altre città, come Brescia. Incomprensibile poi, la sua insistenza con Manuele ilari affinché restituisse le quote del club a Saladini, poche ore prima del processo presso il Consiglio di Stato. E ci fermiamo qui, per il momento.

Comunque vadano a finire queste elezioni, c’è da augurarsi che la politica si immischi sempre di meno nelle vicende della Reggina. Ma è un augurio che difficilmente troverà riscontro nell’immediata realtà.

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