«Ieri, nella sala consiliare della città metropolitana di Bari, insieme ad Asprom, l’Associazione per lo Sviluppo e la Promozione del Mezzogiorno che presiedo, all’ANCI Puglia e all’Università degli Studi di Bari, ho voluto costruire un tavolo istituzionale in cui sindaci di Campania, Basilicata, Abruzzo, Puglia, Molise e Calabria si sono seduti di fronte a un Senior Loan Officer della Banca Europea degli Investimenti per discutere di strumenti finanziari, condizioni di accesso al credito e opportunità reali di sviluppo.
Il Mezzogiorno ha smesso di avere scuse: le risorse europee ci sono, il problema è che non sappiamo come prenderle. Per questo dobbiamo iniziare a pensare ad un mezzogiorno federato, idea che ho già proposto nel corso della campagna elettorale da presidente della Calabria. Le regioni del sud federate sono più forti. Immaginiamole in una una rete di sviluppo, di trasporti e di opportunità che oggi manca. Troppe volte il Sud è stato trattato come periferia, come terra da cui partire e non in cui restare. È tempo di un vero riscatto del Mezzogiorno, non fatto di slogan ma di infrastrutture che funzionano, di lavoro stabile e di servizi che restituiscano dignità a chi qui vive.
Le opportunità che derivano dalla Bei possono aiutarci. Nel 2025 il gruppo Bei ha investito nelle regioni del Sud quasi cinque miliardi di euro, ovvero il 40% della sua attività complessiva in Italia, un record. Eppure quei soldi non si trasformano da soli in infrastrutture, case, reti energetiche. Qualcuno deve costruire i progetti, formare le reti intercomunali, presentarsi con dossier credibili. Oggi quel qualcuno, spesso, non c’è.
Il nodo è l’aggregazione tra Comuni. La BEI eroga prestiti diretti solo sopra i 25 milioni: un piccolo Comune da solo non arriva.
Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, lo ha detto senza giri di parole: nel vuoto lasciato dalla Regione e dal Governo, i Comuni calabresi devono imparare ad aggregarsi e a muoversi da soli su Casa, Energia, Agricoltura, Mobilità. Ha ragione. E questa è la fotografia di un fallimento di programmazione che costa ogni anno milioni di euro non spesi o spesi male.
Il principio di coesione territoriale — articolo 170 del TFUE — è un obbligo giuridico dell’Unione europea verso i suoi cittadini, inclusi quelli che vivono al Sud. Dal Parlamento europeo continuerò a vigilare che quell’obbligo si traduca in strumenti accessibili. Ma la parte che tocca agli amministratori locali nessuno può farla al loro posto. Ieri a Bari abbiamo detto che possono farcela. Ora bisogna dimostrarlo». È quanto dichiara l’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles.
