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Nella Chiesa della Presentazione del Signore a Lauropoli il Trittico di Enzo Palazzo

Anche per la Pasqua 2026, Enzo Palazzo, artista concettuale e scenografo, è stato puntuale, come il giovinotto al primo appuntamento con la donna amata. Sì, sembra proprio così, Palazzo già da alcuni anni dà sfogo al suo estro artistico per comunicare al vasto pubblico il suo stato d’animo, ma anche -e forse soprattutto- la situazione della “pasqua civile” che non accenna a dichiararsi nella contemporaneità, soffocata dal subbuglio cieco della violenza e delle guerre che inselvatichisce le persone -governanti compresi- giocando a rimpiattino col genere umano.

“L’arte è una strada senza ritorno, a senso unico senza sosta”, sostiene l’artista! Perché?
«“Io fui qua”. Ciò che Jan Van Eyck scrive sul muro della stanza dei coniugi Arnolfini, nel 1434, e ciò che gli artisti di ogni tempo hanno in fondo voluto dire»: sostiene l’artista di Lauropoli che ha allestito una sua installazione per illustrare, comunicare alle persone che si “vive su ana strada senza ritorno”, nella chiesa della Presentazione del Signore in corso Laura Serra».

-Anche per la Pasqua 2026 un’installazione nella Chiesa della Presentazione del Signore? Perché?
«Ho inteso riempire di significati il significante del gesto artistico. Anche questa volta-sostiene Palazzo- su un tema così coinvolgente la vita di ognuno di noi: il senso della Passione, della Crocifissione, del Sacrificio, del Buio della Rinascita, così difficili da vivere, oppure così semplici da scegliere. Posti davanti al Divino che ha fatto del coraggio del donarsi uno dei suoi simboli, non rimarrebbe altro che seguirlo senza re- interpretazione. L’arte come questo, ci viene incontro, se avessimo perso di vista il messaggio messianico, se lo avessimo troppo comodamente scollato dalla nostra quotidianità».

-È questa l’interpretazione “artistica” dell’atto finale della Passione?
«Mostrando quanto dobbiamo essere intrisi della Passione -ribatte l’artista- e del seme della Resurrezione che solo in essa Passione germoglia; mostra quanto ciò che definiamo in noi “umanità” debba diventare esondazione verso l’umanità; quanto ci debba stare stretta la consuetudine, dinanzi a un Dio-Uomo che quella consuetudine l’ha trasfigurata. «L’installazione -continua con foga l’artista di Lauropoli- trasuda di invito a rileggere la storia, i suoi simboli, i suoi gesti, rileggere sé stessi, i propri simboli, i propri gesti … riconsiderare … ri-scegliere. È altro che l’opera saprà ispirare, suggerire … indicarVi».

-In cosa consiste l’esposizione per coloro che stentano a leggere il messaggio artistico?
«L’installazione è un Trittico, formato da una tela di dimensioni più grandi, completamente di colore nero al centro, con l’esplicita volontà di raffigurare
l’immagine del Cristo non nella maniera “classica”. Ai lati due tele di formato più piccolo che vanno a completare la complessa rappresentazione. Con questo monocromo ho optato per una pittura che cancella l’immagine preesistente della Crocifissione appropriandomi di quell’oscurità che rappresenta una componente essenziale della stessa Crocifissione e più in generale della Passione».

-La Passione non è solo resurrezione del Cristo ma anche del genere umano. Perché il buio assoluto circonda il Crocifisso?
«In questa esposizione artistica tutto sembra ruotare intorno al buio, ad un buio sacro, suggerendo un altro buio più profano: il buio del mondo attuale. Il nero di fondo della tela centrale con il Cristo graficamente disegnato di colore bianco, è un nero profondissimo tutto da scoprire, pieno di mistero in cui vale assolutamente la pena di perdersi. Ho voluto mettere il dolore del mondo, i calvari, le vie crucis, le crocifissioni. Una narrazione -continua Palazzo- che indaga i temi della sofferenza umana, la disperazione, la denuncia sociale e la ricerca spirituale. In sintesi l’arte contemporanea tende a trasformare il crocifisso da simbolo dogmatico a icona del dolore e della condizione umana universale. L’opera -chiarisce inoltre Palazzo- esprime una profonda sofferenza morale. Rimane un’energia trasmessa dal contrasto dirompente fra il bianco della figura e il nero di fondo. Tutto lo spazio è diventato prima di tutto un luogo psicologico ed esistenziale, che accoglie un urlo di verità, riconoscendo l’eco della materiale violenza che ha segnato la storia. Come non cogliere la dolente consapevolezza che sono soprattutto il caos e il male ad agitare la vita dell’uomo»?

-La Resurrezione del Cristo invita alla speranza: perché lei appare così pessimista?
«No, non sono pessimista. La realtà è quello che io leggo nel mondo contemporaneo. Eppure possiamo percepire echi di bellezza anche nel tumulto caotico e violento dell’esistenza. A ben vedere, in questa mia installazione, il Cristo è saldamente al centro della composizione.
Si percepisce come solido pilastro, e dunque come fonte di salvezza per dare forma alle ingiustizie e ai soprusi perpetrati dall’uomo contro l’uomo, nel mondo contemporaneo».

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