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La compagnia della pigna presenta “La Zattera”, in scena al Teatro Gambaro di San Fili

Poche miglia d’acqua non cambiano l’uomo. Né confini, né muri, né barriere visibili o invisibili. Il mare, con la sua immensità, diventa specchio e metafora della nostra vulnerabilità: coraggio e terrore, solitudine e condivisione, dolore e fame di vita.

«Io so cosa significa partire… senza sapere né come né dove. Sola, con la voglia di vivere aggrappata ai capelli, che ti entra nelle viscere… da sola, assieme a tanti altri… con l’ansia che ti blocca e l’impulso a vivere che ti spinge». Parole che lacerano e scuotono l’anima fino alle ossa. Parole che raccontano il filo invisibile che unisce le storie di chi fugge, di chi cammina sull’orlo dell’ignoto, di chi cerca un futuro più grande delle proprie paure.

Domenica 22 febbraio, alle 18.30, il Teatro Gambaro di San Fili diventerà testimone di questo viaggio con “La zattera”, opera inedita scritta da Raffaele Galiero e diretta da Francesca Manna, con Caroli Filice, Diego Carbotti, Domenico Sorrenti, Erica Perrotta, Gianluigi Leone, Giusy Monterosso e Manolo Capozza. Uno spettacolo che non si limita a raccontare una storia, ma fa percepire sulla pelle il peso della quotidianità, l’incertezza che incombe, il dolore che piega e la speranza che spinge a inseguire un domani migliore, possibile. Tutto diventa carne, tutto diventa respiro.

Tre uomini: Luca, Marco, Matteo. Tre storie diverse, tre fughe, tre vite sospese come la zattera sul mare. Mani tese nell’aria, imploranti. Si cercano, si sostengono, si piegano l’uno sull’altro. La scena diventa corpo vivo: luce e ombra scolpiscono ogni movimento, ogni gesto diventa simbolo, ogni silenzio è un urlo. La zattera è instabile. Oscilla, vacilla, si inclina… come le emozioni degli uomini che la abitano. Equilibrio precario, tensione costante, fragilità e resilienza che convivono. Il mare non separa. Il mare unisce. Nessun confine, nessuna frontiera, nessuna distanza può spezzare chi condivide la stessa inquietudine e la stessa lotta per la sopravvivenza. La zattera diventa simbolo di un equilibrio impossibile: sospeso tra disperazione e fiducia, fuga e incontro, timore e forza.

Nato da un’improvvisazione durante un laboratorio estivo organizzato dalla compagnia teatrale, lo spettacolo ha trovato la sua forma definitiva grazie alla penna di Raffaele Galiero: «Due migranti su una spiaggia: barconi, ansie, attese. Non più di cinque minuti, ma bastarono per far nascere l’idea. Poi ho pensato che, in fondo, siamo tutti migranti: partiamo da un posto dove non possiamo o non vogliamo più stare, cercando altrove una vita migliore. In bilico su due pezzi di legno, in balia del mare, siamo spesso destinati a naufragare».

La regista Francesca Manna racconta: «Questo spettacolo è arrivato nelle mie mani con forza. Da un’improvvisazione estiva a un racconto travolgente. Dopo circa un mese di fermentazione mentale ho creato una struttura che ho consegnato a Raffaele Galiero con alcune indicazioni. Lunghi giorni di lavoro per preparare corpo e pancia a un viaggio indicibile. Era difficile dare un testo alle storie senza tradirle, ma Raffaele è riuscito a creare parole dolci e violente allo stesso tempo, costruendo un racconto carico di pathos che ci ha travolto e commosso».

Le musiche, tra cui alcuni brani inediti a cura di Kwadian, accompagnano la tensione costante: la fatica, i sogni infranti, la fame e la sete che stringono lo stomaco. Ogni scena è un palpito del mare, ogni sguardo una richiesta di contatto umano, di conforto, di riconoscimento. Occhi alla ricerca di un orizzonte, cuori sospesi tra paura e desiderio di vita, pronti a sfiorare un futuro incerto. “La Zattera” parla di oppressione, guerra, razzismo, migrazione, ma soprattutto parla di umanità. Invita a guardare dentro di noi, a percepire il bisogno di connessione, il dolore dell’abbandono, il desiderio di calore e di ascolto. La paura non ferma: spinge, forgia, insegna a resistere. E il mare, immenso, tiene insieme ciò che il mondo vorrebbe dividere. Domenica 22 febbraio, il Teatro Gambaro diventerà una zattera: potremo salire insieme, tremare e sentire profondamente cosa significa essere umani.

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