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Reggina, l’avvocato Benedetto sul Sant’Agata: “Il centro sportivo potrebbe essere utilizzato da più realtà sportive”

di Paolo Ficara – Ultima seduta della settimana a porte aperte per la Reggina, che si è vista ufficializzare il rinvio della trasferta di Favara a mercoledì 28 ottobre alle ore 14:30. La gara era inizialmente in programma per domenica 25 ottobre, ma lo slittamento si è reso necessario per motivi di ordine pubblico. Al Sant’Agata si sono allenati a parte Baldan, Jallow, Macrì, Palmieri, Pellicanò e Reis. Metà di questi dovrebbe recuperare per il match del “Bruccoleri”. Lavoro in palestra per Domenico Girasole: per lui ci sarebbero sirene di mercato.

Il club è concentrato anche sul tema strutture. A Mezzogiorno Amaranto si è registrato l’interessante intervento dell’avvocato Francesco Benedetto, professionista da sempre molto vicino alla Reggina, che il Sant’Agata lo ha visto di fatto nascere: “Senza dubbio sono molto legato alla struttura. Sono stato messo ad innaffiarlo scalzo, per non rovinare il manto erboso. Avevo 10 anni, lavoro faticoso”.

“Era un terreno abbandonato, posto dimenticato da Dio – ricorda l’avvocato Benedetto a Radio Touring – Ricordo una dichiarazione di Mariotto: a proposito di mio padre – il presidente Pino Benedetto, ndr – disse che solo un pazzo poteva pensare di farci dei campi da calcio. Era una periferia molto degradata, un po’ come i posti limitrofi al Sant’Agata”.

Francesco Benedetto risponde così, alla domanda se la Reggina voglia presentarsi ancora in binomio con la ditta Soseteg: “Non esiste Reggina senza Sant’Agata. Penso che l’attuale proprietà della Reggina ce l’abbia molto chiaro. Abbiamo la fortuna di avere manager apicali originari di Reggio Calabria. Armando Calveri è una garanzia, è un figlio del Sant’Agata: ci ha lavorato, si è formato, ne conosce tutte le potenzialità. La Reggina non decide da sola. Ci sta lavorando la nuova amministrazione, che ha dovuto già intervenire per rendere fruibile la struttura. La precedente gestione lo ha riconsegnato in condizioni pessime. Penso che la Città Metropolitana debba fare chiarezza sul pregresso. Se c’è imbarazzo? No, si parla di responsabilità. Oggi, sia a capo della Reggina che dell’Ente, ci sono soggetti diversi rispetto al recente passato. Non so in che composizione la Reggina sia interessata: oggi il club è più solido, con spalle più larghe. Ma l’input parte dalle determinazioni della Città Metropolitana. Se mancassero i presupposti autorizzativi, il problema esiste”.

Non è da escludere una vendita del terreno demaniale alla Reggina: “Non tutti i beni demaniali sono cedibili, premesso che si dovrebbe partire da una volontà della Città Metropolitana di cedere il terreno alla Reggina. Esistono dei beni disponibili e dei beni indisponibili dello Stato. Ormai, gli stadi si affittano per 90 anni. Basta dare un orizzonte adeguato. 30 anni rappresentano un tempo congruo per rientrare dall’investimento. Il tema è costituto dalla volontà. Al Sant’Agata servono investimenti importanti. Deve farli il privato? O il pubblico assieme al privato? So per certo che la Reggina sta valutando progetti. Studiando e ragionando su cosa poter fare al Sant’Agata. Non escludete che il Sant’Agata possa essere utilizzato da più realtà sportive. So che si sta ragionando su questa ipotesi”.

Sempre in diretta su Radio Touring, l’avvocato Benedetto si è espresso sull’attuale silenzio del sindaco Francesco Cannizzaro circa la materia: “Si deve partire da una chiara ricostruzione dell’Ente. Cannizzaro si è preparato bene questa sindacatura, ma parla di cose di cui ha un’idea compiuta. Se non parla, significa che ci sta ragionando. I problemi complessi non hanno mai soluzioni semplici. Mi sembra ci sia una buona affinità tra la società e l’Ente”.

Benedetto spazza il problema della sostenibilità dei costi in Serie D: “Ci stiamo godendo questo campionato con seimila o settemila persone allo stadio. Non li fanno in Serie B, in altre piazze. Figuriamoci in D. Significa che Lotito ha investito a Reggio Calabria non per l’amicizia con Cannizzaro, bensì perché ha l’occhio lungo. Va guardata l’opportunità di rendita, i costi sono un di cui. Vediamo se l’allargamento ad altre realtà sportive è fattibile. Poi se l’impianto è costoso, dipende da quel che produce. Se produce calciatori, è sostenibile. Anche la scuola calcio è una rendita”.

L’idea di ottenere una struttura che diventi di proprietà del club, può però essere un’idea concreta del presidente Lotito: “Una concessione a 30 o 40 anni, su questo tipo di strutture ed in base al prezzo, può risultare comparabile ad una cessione del terreno. Dipende anche dall’acume della politica: proporre all’imprenditore una convenienza, rispetto all’idea di prendere un pezzo di terra a Gallico e costruirsi una struttura di proprietà“.

Se Lotito si interessa al Sant’Agata, il progetto diventa a lungo termine: “Posso confermare che loro ci stanno pensando. Questa è un’informazione che ho da Armando Calveri, lo posso confermare serenamente. Non esiste Reggina senza Sant’Agata, nella loro testa. Poi è chiaro che avranno un piano B, parliamo di gente capace. Uno che ha il blocco del bilancio ed è primo in Serie A, può stare antipatico ma non ha solo fortuna. Tempistica per il bando? Prima è, meglio è. Però stanno lavorando tanto, lasciamoli lavorare. Cannizzaro non è il padre eterno: è un uomo innamorato della città, che sta dando l’anima”.

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