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Processo Glicine, chieste 96 condanne: 21 anni per Sculco, 6 per Oliverio e 4 anni e mezzo per Adamo

Si è conclusa con richieste di condanna per 96 dei 100 imputati la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Rho, della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nel processo scaturito dall’inchiesta Glicine, in corso davanti al Tribunale di Crotone. La pena complessiva invocata dall’accusa ammonta a circa 650 anni di reclusione.

Tra le richieste più rilevanti figurano quelle nei confronti di Mario Oliverio, ex presidente della Regione Calabria, per il quale sono stati sollecitati sei anni di carcere; Nicola Adamo, già parlamentare del Pd, consigliere regionale e vicepresidente della Giunta, per cui sono stati chiesti quattro anni e sei mesi; e Vincenzo Sculco, ex consigliere regionale e riferimento del movimento politico I DemoKRatici, per il quale la Procura ha invocato 21 anni di reclusione. Cinque anni sono stati richiesti anche per Flora Sculco, all’epoca dei fatti componente del Consiglio regionale.

L’indagine, coordinata dalla Dda catanzarese e culminata nel giugno 2023, avrebbe ricostruito, secondo l’impianto accusatorio, l’esistenza di una rete politico-imprenditoriale in grado di influenzare le decisioni delle amministrazioni locali e regionali, intervenire nella distribuzione degli incarichi e nell’assegnazione degli appalti, oltre a incidere sugli orientamenti elettorali. In alcuni casi, il presunto sistema avrebbe avuto rapporti con ambienti della ’ndrangheta, in particolare con la cosca Megna.

Le richieste di pena hanno riguardato anche il capitolo relativo alla gestione del ciclo dei rifiuti e alle presunte irregolarità connesse. Per gli imprenditori Giovanni e Raffaele Vrenna, legati alla società titolare della discarica di Columbra e conosciuti anche per i loro ruoli ai vertici del Crotone Calcio, sono stati chiesti quattro anni e sei mesi ciascuno. L’accusa ha inoltre sollecitato tre anni e sei mesi per Antonietta Rizzo, già assessora regionale all’Ambiente, e per Domenico Pallaria, ex direttore generale della Regione.

Sul versante delle contestazioni di natura mafiosa, la richiesta più elevata riguarda Domenico Megna, indicato dagli inquirenti come figura apicale e promotore della cosca, per il quale sono stati chiesti 30 anni di carcere.

La fase successiva del procedimento sarà dedicata agli interventi degli avvocati difensori. Per la sentenza di primo grado bisognerà attendere il 2027. Le richieste formulate dal pubblico ministero rappresentano le conclusioni dell’accusa e non costituiscono una pronuncia di colpevolezza.

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