La nuova “tegola” demografica dell’ISTAT dovrebbe togliere il sonno un po’ a tutti. Per la Calabria la questione non riguarda soltanto il numero delle nascite: riguarda il futuro stesso dei nostri paesi, delle aree interne e delle comunità locali. L’Istat certifica che nel 2025 il numero medio di figli per donna in Calabria si attesta a 1,19, a fronte di una media italiana di 1,14. Un dato che va letto, però, nella sua evoluzione: nel 1995 in Calabria era 1,40. Nello stesso arco temporale l’età media delle madri residenti è passata da 28,9 a 32,4 anni. sono numeri che raccontano una trasformazione profonda. Si fanno meno figli e si diventa genitori sempre più tardi.
La Calabria presenta ancora una fecondità superiore alla media nazionale, ma sarebbe un grave errore consolarci con questa differenza. In trent’anni siamo passati da 1,40 a 1,19 figli per donna. Stiamo consumando lentamente il nostro futuro, afferma il Forum delle Associazioni Familiari della Calabria. Quando viene meno una generazione, progressivamente viene meno anche la capacità di mantenere vivi servizi, scuole, attività economiche e relazioni sociali. Il Forum Calabria condivide quindi l’allarme lanciato dal presidente nazionale Adriano Bordignon: la denatalità non può essere considerata un destino inevitabile, ma richiede politiche strutturali, continuative e capaci di accompagnare le famiglie nel tempo.
E allora cosa fare? Non possiamo parlare di contrasto allo spopolamento se una giovane coppia deve scegliere tra costruire qui il proprio futuro oppure partire. Non possiamo chiedere ai giovani di restare se mancano lavoro stabile, abitazioni accessibili, servizi per l’infanzia, trasporti e strumenti efficaci di conciliazione tra famiglia e lavoro. Ma il Forum insiste anche su una Legge Regionale sulla famiglia e Natalità che presenterà a breve e ancora il funzionamento dei “Centri per la Famiglia” che in Calabria salvo rare eccezioni non decollano. Basti pensare che ce ne sono 19 su un potenziale di 32 ma anche più. Ad esempio – riferisce Claudio Venditti Presidente del Forum Famiglie Calabria – città capofila degli abiti territoriali come Catanzaro, Cosenza, Lamezia, Crotone, Corigliano-Rossano non hanno istituito il Centro per la Famiglia fortemente sostenuti anche a livello di finanziamento dal Ministero della Famiglia.
Per questo il Forum delle Associazioni Familiari della Calabria chiede che la famiglia e la natalità diventino una priorità trasversale delle politiche regionali, guardare le politiche regionali e locali con gli occhiali della famiglia. La famiglia non deve essere “spacchettata” e le politiche familiari non devono essere “fatte con i resti di magazzino”. Occorre poi, ribadisce, agire contemporaneamente su alcuni fronti decisivi: servizi per la prima infanzia e asili nido; sostegno alla casa per le giovani coppie; occupazione stabile, soprattutto giovanile; conciliazione vita-lavoro; servizi sanitari, sociali e scolastici accessibili anche nei piccoli comuni; misure specifiche per le famiglie che scelgono di vivere nelle aree interne.«Non chiediamo politiche che convincano le persone ad avere figli. Chiediamo politiche che permettano alle persone che desiderano averne di non dover rinunciare per ragioni economiche, lavorative o territoriali. È una differenza fondamentale».
Se un territorio perde i giovani, perde le nascite. Se perde le nascite, perde servizi. Se perde servizi, altre famiglie se ne vanno. È un circolo vizioso che la Calabria deve spezzare adesso. La sfida demografica, dunque, non può essere confinata alle sole politiche sociali. Riguarda lo sviluppo economico, il lavoro, la casa, i trasporti, la sanità, la scuola e la sopravvivenza stessa di molte comunità. La Calabria non può permettersi di diventare una regione dove crescono soltanto l’età media e la distanza dei figli dalla propria terra. Perché la natalità non si sostiene con un provvedimento una tantum. Si sostiene costruendo una Calabria nella quale mettere al mondo un figlio e scegliere di restare non siano atti di coraggio, ma possibilità normali di vita.
