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Revolut: inchiesta della Procura di Reggio Calabria per intrusione in sistema informatico

La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha avviato accertamenti sulla violazione informatica che ha coinvolto Revolut, la società britannica attiva nei servizi finanziari digitali. Al centro dell’inchiesta c’è l’utilizzo fraudolento di un indirizzo di posta elettronica istituzionale riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria, attraverso il quale sarebbero state avanzate richieste di informazioni relative ad alcuni clienti della fintech.

Gli investigatori stanno cercando innanzitutto di ricostruire le modalità con cui gli autori dell’operazione sono riusciti a utilizzare l’account istituzionale. Tra le ipotesi prese in considerazione ci sono sia l’effettiva compromissione della casella di posta certificata della Prefettura sia la sua possibile clonazione. Al momento, tuttavia, non sarebbe stato ancora accertato che un computer della Prefettura o del ministero dell’Interno sia stato direttamente violato.

L’inchiesta è stata avviata ipotizzando il reato previsto dall’articolo 615 ter, comma 3, del codice penale, relativo all’accesso abusivo a un sistema informatico o telematico di interesse pubblico.

Sul caso si è attivata anche la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. L’intervento della Dna è legato alla natura dell’ente pubblico il cui account sarebbe stato utilizzato nell’operazione. Gli elementi raccolti finora dalla Polizia postale descriverebbero uno scenario caratterizzato da modalità tecniche particolarmente sofisticate.

Un ulteriore fronte investigativo riguarda la presunta rivendicazione comparsa online a nome del gruppo denominato “iamnotavillain”. Gli specialisti stanno verificando l’attendibilità di quanto diffuso e, parallelamente, stanno effettuando attività di monitoraggio negli ambienti del dark web.

L’obiettivo è anche quello di individuare eventuali tracce della messa in vendita di informazioni sottratte ai clienti di Revolut. Gli accertamenti dovranno quindi stabilire non soltanto come sia stato possibile utilizzare l’identità digitale della Prefettura, ma anche se dalle banche dati della società siano effettivamente fuoriuscite informazioni riservate e, in caso affermativo, quale sia stata la loro destinazione.

L’inchiesta resta dunque aperta su più livelli: dalla ricostruzione dell’attacco informatico all’identificazione degli autori, fino alla verifica dell’eventuale sottrazione e diffusione di dati appartenenti ai correntisti della piattaforma finanziaria.

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