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Traffico e spaccio di droga nel Crotonese: 13 arresti [I NOMI]

Tredici persone sono state arrestate – 10 in carcere e tre ai domiciliari – in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro dai carabinieri a Cirò Marina (Crotone). L’operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Cirò Marina, supportati da quelli dei reparti, dipendenti dal Comando provinciale di Crotone, nonché del Nucleo cinofili, dell’8° Elinucleo e dello Squadrone eliportato “Cacciatori” Calabria di Vibo Valentia.

I 13 sono indagati a vario titolo per traffico, detenzione, ai fini dello spaccio, e smercio delle sostanze stupefacenti aggravati dal metodo o dalle finalità mafiose.

Un complesso intreccio criminale riconducibile alla storica cosca di ‘ndrangheta Farao-Marincola ed una struttura gerarchica dedicata allo spaccio di cocaina, eroina e marijuana e alla detenzione di armi clandestine: è quanto emerso dall’inchiesta “Desert storm”.

Sono 230 i capi di imputazione, dal narcotraffico alle armi, contestati nell’ordinanza di misura cautelare.

Il provvedimento ha condotto in carcere dieci soggetti ritenuti centrali nelle dinamiche del gruppo: Basilio Paletta (di 50 anni), considerato una figura di vertice, affiancato da Luca Frustillo (40), Cataldo Cozza (46), Antonio Aloisio (41), Salvatore Arabia (33), Alessandro Giglio (37), Carmine Graziano (26), Mario Morrone (49), Antonio Murano (50) e Gaetano Potenza (33). Per altri tre indagati, Domenico Pio Aloisio (23), Antony Dell’Aquila (23) e Sante Morrone (43), il giudice per le indagini preliminari ha invece disposto la misura degli arresti domiciliari.

L’indagine si è avvalsa in modo determinante delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Gaetano Aloe.

Le rivelazioni hanno permesso di documentare il controllo capillare esercitato sul territorio, che arrivava a imporre ai pusher locali il divieto assoluto di rifornirsi in piazze esterne come quella di Crotone. Chi trasgrediva a questa regola veniva punito con violenti pestaggi, necessari per garantire che i proventi dello spaccio confluissero esclusivamente nella “bacinella” comune della consorteria, assicurando così la stabilità economica e il potere del clan nonostante i precedenti interventi delle forze dell’ordine.

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