Duro affondo di Sinistra Italiana-Avs Calabria nei confronti del progetto del Ponte sullo Stretto. A intervenire è Rossella Bulsei, componente della segreteria regionale del partito, che punta il dito contro la gestione dell’opera dopo la notizia della restituzione di fondi all’Unione europea legata ai ritardi nelle attività progettuali.
Secondo Bulsei, quanto accaduto rappresenterebbe la conferma delle criticità che da tempo vengono denunciate sul piano amministrativo e gestionale. “Il Ponte sullo Stretto non è un’opera epocale, ancora una volta sono i fatti a dirlo non le opinioni: un fallimento amministrativo, un inganno politico e un insulto ai cittadini calabresi e siciliani. La restituzione di 12 milioni all’Unione europea per i ritardi sulla progettazione non è un dettaglio tecnico, ma la prova che questo progetto è gestito con superficialità, improvvisazione e disprezzo delle regole. Bruxelles certifica che il carrozzone del ponte non ha credibilità”.
L’esponente di Sinistra Italiana sostiene che, nonostante le continue dichiarazioni sull’imminente via libera da parte del Cipess, il progetto continui a procedere senza risposte definitive su aspetti considerati centrali. “Sebbene si sia tornati a proclamare un’imminente approvazione da parte del Cipess, il ponte oggi si trascina nella propaganda, nei rendering, nelle dichiarazioni più o meno estemporanee di questo e quello, all’occorrenza. Invece di investire su infrastrutture reali, si bruciano risorse pubbliche in un’opera che ha rivelato tutte le sue mancanze e che sembra non volerle o poterle colmare”.
Nel mirino finiscono anche le questioni tecniche ed economiche che, secondo Bulsei, restano prive di adeguati chiarimenti. “Ad esempio, non è dato conoscere i risultati delle prove di tenuta dei cavi portanti dell’opera, oggetto di acceso dibattito, non un piano finanziario sostenibile, non un cronoprogramma credibile: è un gigantesco, costosissimo diversivo politico”.
Le critiche vengono estese alla gestione della società Stretto di Messina e alle stime sui futuri pedaggi. “La Stretto di Messina Spa continua a divorare denaro pubblico come se fosse un diritto acquisito. Come se non bastasse la bocciatura europea, arriva anche il parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti a demolire l’ennesima favola: a fronte dei 4-7 euro della narrazione di Sdm e Mit, l’Art certifica un dato che dovrebbe fare arrossire chiunque si sia stracciato le vesti in difesa di questa fantasiosa cifra: 27,43 euro. Il modello finanziario del ponte, anche lui, non regge. Per far quadrare i conti (sempre che i volumi di traffico reali coincidano con quelli previsti), il prezzo del pedaggio sarà ben più elevato e lo Stato si impegna a garantire 80 milioni l’anno per la manutenzione a discapito dei servizi essenziali”.
Nella parte finale della nota, Bulsei ribadisce la richiesta di interrompere il percorso dell’opera, sostenendo che il progetto non presenti condizioni di sostenibilità sotto diversi profili. “Il quadro è desolante: il ponte non sta in piedi né sul piano tecnico, né su quello economico, né su quello amministrativo e persevera nell’incamerare fiumi di soldi pubblici. Dirigenti, tecnici, professionisti, continuano a ricevere laute retribuzioni per produrre inesattezze e ritardi. Ci domandiamo: quale altra società al mondo, finanziata dallo Stato, in queste condizioni, sarebbe ancora attiva?”.
Da qui l’appello conclusivo rivolto alle istituzioni nazionali: “La Sdm va liquidata prima che divori l’erario, prima che diventi l’ennesimo buco nero sulle spalle degli italiani. Il Sud non ha bisogno di illusioni costose, non tollera più che gli si dica che sarà il ponte ad essere l’attrattore della realizzazione delle infrastrutture che fino ad ora gli sono negate, come se fosse una sorta di ricatto, il ponte è un’opera falsa, ladra e bugiarda. La Calabria e la Sicilia pretendono infrastrutture vere, rispetto, serietà”.
