Sono state due giornate intense e interessanti, ricche di contenuti, all’insegna della socialità e della voglia di scoprire nuovi luoghi e linguaggi.
La prima tappa di “Fuori Campo 6”, il progetto itinerante di promozione cinematografica a cura di Rete Cinema Calabria che mette in relazione il cinema d’autore indipendente con il patrimonio artistico del territorio, ha ricevuto un coro unanime di consensi.
Suddiviso in due tappe di due giorni ciascuna, il progetto ha preso il via lo scorso fine settimana nel territorio di Altomonte (Cs). Complice la splendida dimora del Castello di Serragiumenta e il fiabesco paesaggio circostante, sabato 17 e domenica 18 ottobre, autori, professionisti, studiosi e amanti della settima arte si sono alternati in una serie di incontri e seminari arricchiti da proiezioni e presentazioni di libri specialistici.
Fil rouge di tutte le attività è il tema di questa sesta edizione di Fuori Campo, ovvero “Il Cinema e il Tempo Ritrovato”, analisi di una recente filmografia improntata ad un nuovo linguaggio, più intimista, meno stereotipato, desideroso di un ritorno alle origini in un “tempo ritrovato”, appunto, lento e vissuto con intensità.
La prima tappa – Giorno 1
Sabato 17 ottobre
Una breve introduzione a cura di Ernesto Orrico ha preceduto il saluto di benvenuto da parte di Rita Bilotti, proprietaria della tenuta, e la visita guidata al Castello di Serragiumenta, dimora storica situata in un’azienda agricola di vaste proporzioni che ha ospitato gli eventi della prima tappa del progetto.
Ai saluti di apertura è seguito l’intervento di Pierfranco Costa, direttore del GAL Valle del Crati, per la presentazione del video racconto “Due valli, una costa. Tradizioni e futuro” diretto da Luigi Simone Veneziano e frutto della collaborazione fra la società consortile e Rete Cinema Calabria. L’idea dell’iniziativa è valorizzare, attraverso il cinema, il patrimonio paesaggistico e le filiere identitarie locali. «Il nostro è un territorio che abbraccia 26 comuni – ha detto Costa – con un bioclima variegato e unico. Abbiamo bisogno di preservare e valorizzare le nostre unicità, diverse da zona a zona».
Di tutt’altro genere è il video di Fabrizio Nucci “Still in Love”, realizzato appositamente per Serragiumenta tra live action e sperimentazione, con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale. «Fin dalla prima edizione – ha spiegato Nucci, componente del collettivo di professionisti di Rete Cinema Calabria – ci siamo presi il compito di raccontare i luoghi che ci ospitano con dei piccoli video. Questa volta ho cercato farlo attraverso uno sguardo inedito, ipotizzando una romantica storia d’amore fra due esemplari dei cavalli ospitati nel maneggio, nella quiete di Serragiumenta scandita dai ritmi della natura». Nucci, fondatore della casa di produzione Open Field Production, si può definire uno dei pionieri dell’industria cinematografica calabrese.
Di cinema e dei suoi maestri si è poi parlato durante l’incontro fra Eugenio Attanasio, presidente della Cineteca della Calabria, e Loredana Ciliberto, operatrice culturale e presidente dell’associazione culturale Fata Morgana, argomento legato alla presentazione del libro “Vittorio De Seta, lettere dal Sud”, compendio sull’opera del regista e sceneggiatore italiano considerato il padre del documentario italiano. Una figura di riferimento per Attanasio, sia come studioso di cinema che a livello personale, che lo conobbe negli anni del suo ritiro a Sellia Marina. «Fu un incontro importante per me che in un certo senso ha condizionato la mia vita successiva, insegnandomi a guardare le cose da un altro punto di vista». L’opera di De Seta – conservata nella Cineteca della Calabria – fu oggetto di una riscoperta tardiva, che mise in luce il valore antropologico dei suoi film girati fra Calabria, Sicilia e Sardegna, ma nel volume curato da Attanasio, come ha fatto notare Loredana Ciliberto, si racconta anche del suo privato e del rapporto con l’amata moglie.
Al dibattito ha fatto seguito la proiezione di due delle opere di De Seta fra le più rappresentative, “Lu tempu di li pisci spata” (1954) e “Surfarara” (1955). Rivedere oggi le sue opere significa riconoscere quanto il suo cinema sia stato capace di andare oltre il proprio tempo.
In chiusura della prima giornata di “Fuori Campo 6” la proiezione del film “Le città di pianura”(2025) diretto da Francesco Sossai, vincitore di otto David di Donatello. Un road movie alcolico, malinconico e sgangherato tra i paesaggi periferici della pianura veneta, tra bar, non luoghi e incontri, in una Italia della crisi del post-boom economico, che pare dimenticata o poco raccontata, perfettamente in linea con il tema di questa edizione.
«C’è in corso una riflessione fra i giovani autori italiani e quindi sul cinema contemporaneo – ha spiegato la presidente di Rete Cinema Calabria Ivana Russo – che guarda alle periferie e le racconta con un linguaggio più libero e più autentico e vero. Questo è quello su cui vogliamo soffermarci in questa edizione di Fuori Campo: su quelle produzioni indipendenti che non hanno investito necessariamente grandi budget per la realizzazione, ma hanno saputo raccontare storie minime profondamente radicate nei territori e nelle comunità di appartenenza, ma capaci di assumere un respiro universale. Opere la cui forza non risiede nella spettacolarità o nella complessità dell’impianto produttivo, bensì nella capacità di trasformare il particolare in una riflessione condivisa sull’esistenza. Un cinema che trova nella rappresentazione di un tempo lento, nell’attesa, nei silenzi e nei ritmi quotidiani una forma di resistenza alla velocità e alla frammentazione della modernità».
La prima tappa – Giorno 2
Domenica 18 ottobre
Non poteva esserci miglior inizio di giornata di una colazione nella quiete di Serragiumenta seguita dal tour dell’azienda a bordo di un trattore. Un’esperienza immersiva ed entusiasmante.
Nel pomeriggio della seconda giornata di “Fuori Campo 6”, si è ripreso il discorso su cinema e territorio con la testimonianza di Francesco Aiello, attore, regista, drammaturgo e docente presso la Scuola Cinematografica della Calabria, che ha conversato con Ernesto Orrico sullo sviluppo del soggetto che gli è valso il premio Sonego 2026, dal titolo “Forse sono solo felice”, e sugli aspetti del settore cinematografico calabrese che, anche in virtù dell’operato della Film Commission, si sta avvalendo sempre di più di maestranze locali.
Quella di Francesco Aiello è un’esperienza esemplare che rimanda anche ad altri giovani autori calabresi che, pur mantenendo un legame con il territorio d’origine, operano in contesti nazionali e internazionali.
Autori, sceneggiatori, registi e direttori della fotografia che stanno contribuendo a rinnovare il panorama cinematografico contemporaneo, affermandosi attraverso nuovi approcci alla produzione e nuovi linguaggi espressivi.
E maestro di nuovi linguaggi era sicuramente Marcello Walter Bruno, docente di cinema e fotografia, saggista prolifico, cui è dedicata la presentazione del libro “La realtà è quadrata”, raccolta dei suoi scritti pubblicati sulle riviste Fata Morgana e Fata Morgana Web. La curatrice, Caterina Martino, ne ha raccontato genesi e aneddoti dialogando con Loredana Ciliberto, che dell’associazione culturale Fata Morgana è presidente. Martino e Ciliberto hanno tratteggiato la figura umana e professionale di Marcello Walter Bruno, la cui profondità di pensiero è stata da stimolo per molti studiosi di cinema e fotografia.
Un altro momento di grande interesse è stato quello che ha visto protagonista Valentina Valentini, docente di Alta Qualifica di Arti Elettroniche e Digitali all’università La Sapienza di Roma, studiosa di arti performative e videoarte e autrice di numerosi saggi sul teatro del Novecento. La sua è stata quasi una lectio magistralis sul tema “I conflittuali rapporti tra cinema e video”, partendo dalle origini, quando la ripresa video era un’alternativa a cinema e televisione, foriera di realtà alternative e di controinformazione, senza attori protagonisti e quindi senza personaggi. «Il video – ha spiegato Valentini – è stato il luogo in cui depositare la soggettività del pensiero solitario. Si è fatto carico di risensibilizzare la facoltà percettiva dello spettatore, di problematizzare lo sgardo». «Il cinema – ha aggiunto – rimprovera al video di essere povero, a bassa risoluzione e, come la televisione, non ne ha mai favorito la distribuzione».
Nell’intenso pomeriggio di domenica è stata poi la volta di FOCUS CALABRIA, una sezione speciale dedicata a giovani registi calabresi che con le opere più recenti si sono fatti conoscere ai festival nazionali e internazionali a testimonianza della crescita e delle possibilità del settore cinematografico della regione.
“ASPIS”, di Antonio Romagnoli, “PRIMO SANGUE”, di Antonio La Camera, “PUCA”, di Sara Scalera, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 e sostenuti dalla Calabria Film Commission, sono stati accolti con curiosità dal pubblico. Per “VITO”, di Samuele Leogrande, lavoro autoprodotto, era presente il giovanissimo protagonista, Vittorio Catapano, alla sua prima esperienza sul grande schermo, mentre di “AMIGDALA”, di Nicole Cuda e Amata Gatto, prodotto da Indaco Film e sostenuto da Confartigianato Imprese Calabria, ha parlato Mauro Nigro, che proprio con questo lavoro ha vinto il premio alla fotografia nel Movie& Short Festival a Locarno.
In un crescendo di emotività e attenzione è stata poi la volta dell’incontro con Gianluca Gargano, regista del docufilm “In viaggio con lei”, che insieme a Mauro Nigro e all’attrice Francesca Pecora, sollecitato da Ernesto Orrico, ha raccontato la sua volontà di realizzare un film incentrato sui diversi modi di essere donna, narrando storie di vita vissuta senza costrizioni o vincoli che non fossero di tempistica.
Ne è uscito un ritratto delicato ma coinvolgente di nove vicende molto diverse fra loro, descritte senza giudizio e veicolate attraverso il viaggio nei territori della Calabria compiuto da Elisa Casaleggio, Francesca Pecora e Francesca Marchese, cui il film è dedicato.
«Le vicende riunite in questo lavoro – ha detto Gargano – hanno avuto sviluppi inaspettati, non sempre positivi. Però il film esiste, e documenta un momento di vita vera. È memoria, e io sono felice di rivedere Francesca nelle immagini girate insieme».
La visione del docufilm “In viaggio con lei” ha confermato il clima di composta commozione generata dal racconto della genesi del film e dal “mettersi a nudo” coraggiosamente attuato dalle protagoniste. Vincitore di numerosi premi, continua ad essere selezionato in diverse competizioni internazionali per l’autenticità e la forze delle storie raccontate.
La seconda giornata di “Fuori Campo 6” si è così conclusa, in un clima amichevole di condivisione per un’esperienza che va al di là della progettualità, nell’ottica di una riscoperta di relazioni che comunicano attraverso un linguaggio universale e autentico.
Fuori Campo 6 – il Cinema e il Tempo Ritrovato è realizzato con il sostegno della Calabria Film Commission nell’ambito del progetto “Bella come il cinema 2026”, da GAL Valle del Crati, CNA Calabria Cinema e Audiovisivo e da BCC Mediocrati.
Partner del progetto sono: FAI- Delegazione di Cosenza, Confartigianato Imprese Calabria Cinema e Audiovisivo, Cineteca della Calabria, Castello di Serragiumenta, comune di Cleto.
