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Piano regionale degli interventi micro-infrastrutturali, Bruno e Tridico: “I Comuni devono anticipare i soldi per i lavori, così la Regione penalizza i più piccoli”

«La frammentazione delle risorse, che abbiamo denunciato poche settimane fa all’indomani del Comitato di Sorveglianza sui fondi europei, trova oggi una conferma clamorosa nel Piano PRIMI. Allora avevamo detto che la Regione disperde i finanziamenti in mille rivoli e non riesce a spenderli; oggi ne arriva la prova: trenta milioni spezzettati in mancette fino a 150 mila euro per 212 Comuni, e per di più con una pretesa assurda: che siano gli enti ad anticipare integralmente, con risorse proprie, l’intero costo delle opere, con rimborso rinviato al 2027».
Lo dichiarano in una nota congiunta il consigliere regionale di opposizione Enzo Bruno e l’europarlamentare Pasquale Tridico.
«La Regione — spiegano Bruno e Tridico — ha scritto ai sindaci che non ci saranno anticipazioni né pagamenti per stati di avanzamento, fissando al 29 luglio un termine ormai scaduto: chi non ha potuto confermare l’adesione è già stato escluso, con le risorse pronte a essere dirottate altrove. In pratica si tagliano fuori proprio i Comuni che hanno più bisogno: i piccoli centri, le aree interne, gli enti privi di liquidità o in predissesto, che non possono anticipare centinaia di migliaia di euro sui propri bilanci».
«Facciamo nostra la richiesta avanzata da ANCI Calabria — l’introduzione di almeno anticipazioni parziali o pagamenti per stati di avanzamento lavori — respinta dalla Regione con la scusa di premiare gli enti “virtuosi”: Quella formula nasconde una discriminazione tra territori e scarica sui Comuni le colpe di una Regione che non riesce a spendere. Per questa ragione, nei prossimi giorni, il consigliere regionale Bruno presenterà un’interrogazione urgente per chiedere alla Giunta di riaprire i termini ormai scaduti, rivedere subito il metodo e introdurre anticipazioni e stati di avanzamento», affermano ancora.
«Il vero obiettivo — concludono — è mettere a terra la spesa entro il 31 dicembre 2026 per non perdere i fondi, esattamente come accade sui fondi europei fermi all’11 per cento. Ma non si può fare cassa sulla pelle dei Comuni. Chi non è capace di programmare e spendere non può pretendere che siano i sindaci a tappare i buchi».

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