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Don Antonio Mazzi, una vita dedicata agli ultimi: il lungo cammino del fondatore di Exodus

Sacerdote, educatore e fondatore di Exodus, don Antonio Mazzi ha dedicato l’intera esistenza al recupero delle persone più fragili, promuovendo modelli innovativi di inclusione sociale e percorsi di reinserimento per giovani, tossicodipendenti e persone con disabilità.

Nato a Verona il 30 novembre 1929, completò la formazione classica nel Seminario vescovile della sua città prima di conseguire gli studi filosofici e teologici a Ferrara, dove il 26 marzo 1955 fu ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, fondata da San Giovanni Calabria.

Fin dagli inizi del suo ministero rivolse particolare attenzione al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. Tra il 1962 e il 1965 approfondì gli studi in psicologia, psicopedagogia e psicoanalisi delle istituzioni attraverso percorsi di specializzazione svolti tra Roma, Milano e Bologna. Negli anni successivi ampliò ulteriormente la propria formazione con esperienze internazionali dedicate alla disabilità e alla riabilitazione, visitando centri specializzati negli Stati Uniti, in Germania, Olanda, Francia, Svizzera e Israele.

L’impegno nel campo educativo gli valse tre lauree honoris causa in Pedagogia, conferite dalle Università di Palermo, Lecce e Macerata.

Dopo le prime esperienze alla Città dei Ragazzi di Ferrara e nella casa di formazione di Roncà, tra il 1962 e il 1969 guidò il Centro giovanile della parrocchia San Filippo Neri, nel quartiere romano di Primavalle. In quel periodo collaborò anche con il Centro Sportivo Italiano e con l’Agesci.

Rientrato a Verona, assunse la direzione del Centro professionale Don Calabria, dove promosse le prime case famiglia dedicate ai giovani con disabilità e sviluppò nuove attività riabilitative attraverso il centro “Claudio Santi”. Negli anni Settanta sostenne inoltre il riconoscimento dell’obiezione di coscienza e promosse iniziative per favorire l’inserimento delle persone con disabilità nei percorsi ordinari di formazione professionale.

La svolta arrivò nel 1979 con il trasferimento a Milano, alla guida dell’Opera Don Calabria di via Pusiano, nei pressi del Parco Lambro, allora uno dei principali luoghi dello spaccio di droga in Europa. Da quell’esperienza nacque l’idea del Progetto Exodus, destinato a rivoluzionare i percorsi di recupero dalle dipendenze attraverso un approccio educativo fondato sulla responsabilizzazione, sulla condivisione e sull’esperienza comunitaria.

Nel 1984 ottenne la Cascina Molino Torrette, che sarebbe diventata la sede principale di Exodus, mentre l’anno successivo diede vita, insieme agli operai della Rizzoli e a un gruppo di famiglie, alla prima Unità Mobile, anticipando di diversi anni il modello delle future attività di educativa di strada.

Nel 1989 aprì un punto di ascolto alla Stazione Centrale di Milano, esperienza poi estesa anche a Napoli e Roma, con l’obiettivo di offrire sostegno alle persone in grave difficoltà che vivevano nelle aree ferroviarie.

Parallelamente all’attività sul campo, don Mazzi svolse anche incarichi accademici e istituzionali. Tra il 1994 e il 1996 insegnò all’Università di Cassino, fu direttore del Centro Studi dell’Opera Don Calabria, presidente dell’Elfap e componente del Reseau Ccee per le tematiche legate alla disabilità, contribuendo alla diffusione di modelli educativi innovativi in Italia e in Europa.

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