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Falsetta (Bene Comune) sul suicidio del giovane tunisino a Cosenza: “L’azione delle forze dell’ordine non può mai essere di accanimento o tormento, ma rientra nel mandato istituzionale di prevenzione e di tutela del territorio”

La tragica scomparsa del giovane cittadino tunisino, avvenuta nei giorni scorsi a Cosenza chiama tutti noi a una riflessione profonda che consideri il dibattito pubblico come un bene comune, preservandolo da logiche di contrapposizione o di facile polarizzazione.
Così in una nota l’Avv. Filomena Falsetta, Presidente dell’Associazione Bene Comune Calabria.
Ci troviamo dinanzi a un dramma che da un lato accende i riflettori su come intercettare la sofferenza psicologica e di quanto sia urgente e vitale, pertanto, rafforzare i presidi di tutela sanitaria e le reti di accoglienza e supporto per i soggetti più fragili.
Dall’altro lato, ritengo fermamente che questa dolorosa vicenda non possa e non debba diventare motivo di speculazione ideologica e di strumentalizzazioni contro le Forze dell’Ordine, in quanto ciò non soltanto non rende giustizia alla verità dei fatti, ma rischia di incrinare quel rapporto di fiducia tra cittadini e Istituzioni che è alla base della nostra convivenza civile e dello stesso Stato di Diritto.
L’intervento dei militari non poteva mai essere un’azione di accanimento o di ingiustificato tormento nei confronti del giovane, ma di una legittima e necessaria attività di vigilanza e controllo del territorio, scaturita proprio dai precedenti del ragazzo in materia di stupefacenti.
Pertanto, è un’azione che rientra esclusivamente nel mandato istituzionale di prevenzione e tutela della sicurezza pubblica.
Distorcere in questo modo un dramma umano non fa altro che alimentare tensioni sociali, ferendo ancor più profondamente la nostra comunità.
Mi auguro, pertanto, che Cosenza sappia dimostrarsi una comunità matura, capace di unire il valore sacro della vita umana alla difesa del valore insostituibile e dell’onorabilità delle nostre Forze dell’Ordine – conclude.

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