Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il dibattito sulle retribuzioni del personale scolastico debba compiere un deciso salto di qualità. Oggi il problema non è rappresentato esclusivamente dall’entità nominale degli stipendi, bensì dalla loro effettiva capacità di garantire un’esistenza libera e dignitosa. Il parametro sul quale misurare l’efficacia delle politiche retributive non può essere soltanto il salario nominale, ma soprattutto il salario reale, ossia il potere d’acquisto effettivo della retribuzione in rapporto all’inflazione, al costo dell’abitare, ai servizi essenziali e alle profonde differenze territoriali che caratterizzano il Paese.
Le recenti analisi economiche mostrano come la perdita di potere d’acquisto dei redditi da lavoro rappresenti una delle principali criticità dell’economia italiana. L’incremento delle retribuzioni nominali non sempre è stato sufficiente a compensare la crescita del costo della vita. Ne deriva una progressiva erosione del salario reale che interessa in modo particolare il lavoro dipendente e, tra questo, il pubblico impiego.
La progressiva riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni impone infatti di riportare al centro del dibattito il concetto di salario reale, ossia il valore effettivo della retribuzione in rapporto al costo della vita. È questa, più che la dinamica puramente nominale degli stipendi, la variabile che misura la capacità del reddito di garantire condizioni di vita dignitose e di sostenere i consumi delle famiglie. La letteratura economica sulle politiche dei redditi, da Jan Tinbergen a James Meade, fino ai più recenti orientamenti dell’OCSE, evidenzia come la tutela del salario reale rappresenti uno strumento essenziale per preservare la coesione sociale, sostenere la domanda interna e valorizzare il capitale umano. Analogamente, gli studi di Franco Modigliani ed Ezio Tarantelli hanno sottolineato l’importanza della stabilità del potere d’acquisto quale elemento di equilibrio del mercato del lavoro.
Nel settore dell’istruzione questa criticità assume caratteristiche peculiari. Il trattamento economico fondamentale è definito dal contratto collettivo nazionale ed è uniforme sull’intero territorio dello Stato, mentre il costo della vita è determinato dai mercati locali. È proprio questa asimmetria a costituire il principale elemento di debolezza dell’attuale sistema retributivo: a una retribuzione uguale corrispondono livelli di benessere economico profondamente differenti.
Il problema della scuola italiana, pertanto, non consiste esclusivamente nel livello delle retribuzioni, ma nel fatto che l’attuale sistema salariale non considera la geografia economica del Paese. L’onere economico della mobilità territoriale ricade quasi interamente sul lavoratore, mentre il beneficio organizzativo derivante dalla sua disponibilità è acquisito dal sistema pubblico. Tale squilibrio determina una perdita di efficienza allocativa, rende meno attrattiva la professione nelle aree ad alto costo della vita e rischia di incidere sulla capacità del sistema scolastico di attrarre e trattenere professionalità qualificate.
Questa situazione riguarda migliaia di docenti di ruolo costretti a prestare servizio lontano dalla propria provincia di residenza. Per molti di essi la mobilità non rappresenta una scelta, bensì una condizione strutturale che si protrae per oltre quindici o vent’anni. Il mantenimento di una doppia residenza, le spese per i trasferimenti periodici, i costi di locazione e quelli connessi alla vita quotidiana riducono significativamente il reddito disponibile, determinando un progressivo divario tra salario nominale e salario reale.
Dal 24 luglio al 23 agosto si svolgeranno le procedure di assegnazione provvisoria. Per migliaia di docenti tale periodo rappresenta molto più di un adempimento amministrativo: coincide con la possibilità di ricongiungersi temporaneamente alla propria famiglia e di ridurre un insieme di costi economici e sociali che gravano sul lavoratore e, indirettamente, sul sistema scolastico.
Il CNDDU riconosce pienamente il valore costituzionale delle tutele previste dalla legge n. 104 del 1992. La criticità non risiede nelle precedenze stabilite dall’ordinamento, ma nella limitata disponibilità degli organici e nell’assenza di strumenti organizzativi capaci di contemperare efficacemente il diritto all’assistenza con il diritto all’unità familiare di migliaia di altri docenti.
Il quadro costituzionale offre indicazioni chiare. L’articolo 36 riconosce il diritto a una retribuzione sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa; gli articoli 2 e 3 impongono la tutela della persona e l’uguaglianza sostanziale; gli articoli 29, 30 e 31 riconoscono la centralità della famiglia; l’articolo 97 richiama il principio del buon andamento della pubblica amministrazione. Tali principi suggeriscono che le politiche retributive debbano essere valutate anche alla luce della loro capacità di garantire un’effettiva equità sostanziale.
Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario avviare una nuova politica dei redditi per il personale della scuola, fondata non soltanto sull’adeguamento delle retribuzioni nominali, ma sulla tutela del salario reale e sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali.
In questa prospettiva il CNDDU propone che il Ministero dell’Istruzione e del Merito promuova, con il supporto di ISTAT, MEF, ARAN e delle parti sociali, la predisposizione di un Rapporto annuale sul salario reale della funzione docente, destinato al Parlamento, nel quale siano analizzati l’evoluzione del potere d’acquisto, il differenziale territoriale del costo della vita, l’incidenza dei costi della mobilità professionale e gli effetti economici della distribuzione degli organici. Il rapporto costituirebbe uno strumento conoscitivo stabile per orientare la programmazione delle politiche retributive e organizzative del comparto.
Contestualmente appare opportuno sviluppare un Indice del salario reale della funzione docente, costruito mediante l’integrazione dei dati sulle retribuzioni, sull’inflazione, sul mercato delle locazioni, sui costi della mobilità e sugli altri indicatori economici territoriali. Un simile indice consentirebbe di misurare in maniera oggettiva la distanza tra retribuzione nominale e potere d’acquisto effettivo, offrendo una base tecnica per eventuali interventi di perequazione.
Il CNDDU ritiene inoltre necessario valutare la costituzione di un Fondo nazionale per la mobilità professionale del personale docente, destinato a concorrere ai maggiori oneri sostenuti dagli insegnanti costretti alla doppia residenza per esigenze di servizio. Tale misura non dovrebbe essere interpretata come un beneficio individuale, ma come uno strumento volto a internalizzare costi che oggi gravano quasi esclusivamente sul lavoratore, pur derivando da esigenze organizzative del sistema pubblico.
Parallelamente appare indispensabile rafforzare la programmazione pluriennale degli organici attraverso modelli previsionali fondati sui pensionamenti, sui fabbisogni territoriali e sui flussi di mobilità, incrementando progressivamente le opportunità di ricongiungimento familiare e riducendo il ricorso a situazioni di lunga permanenza fuori sede. Una gestione più efficiente degli organici produce infatti benefici non soltanto sociali, ma anche economici, migliorando la continuità didattica, riducendo il turnover e valorizzando il capitale umano.
Queste proposte non devono essere considerate meri incrementi della spesa pubblica. Rappresentano, piuttosto, strumenti di politica economica finalizzati a migliorare l’efficienza del sistema scolastico, a rendere maggiormente attrattiva la professione docente e a garantire che il principio costituzionale della sufficienza della retribuzione trovi concreta attuazione anche alla luce delle profonde trasformazioni economiche e territoriali intervenute negli ultimi anni.
Per il CNDDU è giunto il momento di superare una visione esclusivamente nominalistica delle retribuzioni pubbliche. Il futuro della scuola italiana dipenderà anche dalla capacità delle istituzioni di adottare politiche dei redditi che tengano conto del reale potere d’acquisto dei docenti, della sostenibilità economica della mobilità territoriale e della necessità di preservare il capitale umano su cui si fonda il sistema nazionale di istruzione.
Scuola, CNDDU: “Proposta una nuova politica dei redditi per il personale docente. Il vero nodo è il salario reale, non il salario nominale”
Articoli Correlati
